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La linea e il cerchio: un pensiero sostenibile per le politiche in Sardegna

31 July 2015

di Roberto Spano
Responsabile Cultura e Identità di ProgReS Progetu Repùblica

«L’alternativa è tra una crescita lineare infinita, e un percorso dinamico circolare» questa in estrema sintesi il messaggio più profondo lanciato lo scorso 28 luglio da Vandana Shiva al Workshop sulla Salute Globale nella torrida cornice del centro congressi del Nuraghe Losa, invaso pacificamente da più di mille persone (oltre alle migliaia collegate via web).

Crescita lineare e percorso circolare. Linea e cerchio. Non era un convegno di geometria euclidea, ma l’accorato appello di donne e uomini, pensatori e attivisti ambientali, per disegnare un futuro possibile. Forse l’unico futuro possibile per la concretezza della nostra vita reale in un pianeta limitato pur nella sua apparente immensità.

Vincenzo Migaleddu, medico presidente di ISDE Sardegna, tra le associazioni organizzatrici dell’incontro, apre le danze con un appassionato e documentato intervento dove spiega come le politiche industriali in Sardegna, a fronte di enormi investimenti pubblici, hanno prodotto inquinamento, degrado ambientale, innalzamento delle malattie tumorali e respiratorie, a fronte di irrisorie ricadute economiche ed occupazionali. Anzi di un impoverimento generale e aumento della disoccupazione.

E ha sfidato a riconoscere quali politiche fossero state fatte dalla destra e quali dalla sinistra: impossibile distinguerle! Perché destra e sinistra italiana trapiantate in Sardegna sono come la monocoltura di quel cotone OGM che la Monsanto ha imposto in India: un corpo estraneo alla cultura e alla natura dei luoghi, che per sopravvivere come un parassita deve uccidere l’organismo che lo ha (suo malgrado) ospitato.

In natura esiste una sola forma di crescita infinita: quella tumorale. Che infatti a un certo punto, passato un certo limite, degenera e uccide. La biosfera dove viviamo è un organismo vivente. E come tutti gli organismi viventi può esistere solo all’interno del rispetto di determinati limiti, climatici, energetici, demografici, economici. Ignorare e sorpassare questi limiti è uguale che guidare ubriachi a folle velocità, contromano in una autostrada intasata.

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Al servizio dei cittadini e delle imprese – Nasce il primo CAF indipendentista

22 May 2013

Partiamo da una semplice constatazione: Il sistema fiscale e burocratico italiano è uno dei peggiori a livello internazionale. Per giunta un sistema che è stato pensato, si fa per dire, per il sistema economico e sociale italiano completamente diverso da quello sardo. Per esempio, chi nella propria vita non si è mai imbattuto in tasse che cambiavano “in corso d’opera”, come per esempio di recente l’IMU, oppure in procedure che necessitavano di decine di documenti il più delle volte ridondanti.

Senza parlare poi di chi, spesso non per colpa sua, si ritrova dentro contestazioni o contenziosi con l’agenzia delle entrate italiana, che ha l’unico interesse a incassare delle cifre senza valutare se queste siano effettivamente dovute e soprattutto quale impatto avrà quella richiesta sul nostro sistema socio-economico. Non è un caso che il numero di imprese fallite o di famiglie in difficoltà a causa di problemi fiscali sia in continuo aumento.

Per tutto ciò ProgReS Progetu Repùblica ha deciso di fornire ai suoi attivisti, sostenitori e simpatizzanti, e per estensione a tutti gli indipendentisti e ai sardi il servizio di CAF (Centro di Assistenza Fiscale) che si occuperà di fornire tutte le informazioni utili e di sbrigare le varie pratiche fiscali, in un’ottica, nel prossimo futuro, di poter dare anche consulenze specialistiche su vari aspetti fiscali e contabili sia ai cittadini che alle imprese. In particolare è già possibile usufruire dell’assistenza per la compilazione dei modelli 730 e UNICO a cui presto si aggiungeranno altri servizi dedicati alle imprese.

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Professor Pigliaru, indipendenza non vuol dire isolamento

28 June 2012

di Daniele Addis
ProgReS Disterru

Francesco Pigliaru ha ragione. Lo dico senza mezzi termini e spiego anche cosa mi convince della sua analisi. Quando paragona gli USA e l’Europa, è ovvio che la struttura dei primi permetta di reagire alle situazioni di crisi molto meglio rispetto alla seconda. La loro struttura federale lo permette, mentre in Europa ci sono Stati come Italia, Spagna e Grecia ai quali è stato permesso di intraprendere politiche economiche fallimentari senza pensare alle conseguenze devastanti sul mercato unico. La cessione di sovranità è nata zoppa e molte costituzioni del dopo guerra mal si sposano con la situazione moderna. È stata fatta una cosa a metà che ha lasciato molta (forse troppa) discrezionalità agli Stati membri: alcuni sono stati più coscienziosi ed hanno mantenuto i conti a posto facendo le riforme necessarie, mentre altri hanno pensato che la loro struttura corrotta e inefficiente (vedi l’Italia) sarebbe migliorata per semplice contatto con le altre. Così non è stato e ora ci si affanna a cercare le ragioni del fallimento in fattori esogeni.

Le riforme strutturali non sono state fatte e nemmeno i tecnici sembrano in grado di sbrogliare la matassa (non è colpa loro se nel Parlamento italiano continuano a sedere gli stessi di prima). Proprio in questi giorni in Germania (paese che invece le riforme le ha fatte per tempo) il ministro delle finanze, Wolfgang Schäuble, ha aperto all’ipotesi di modifica della costituzione tedesca per cedere maggiore sovranità agli organi europei. Nessuno si è scandalizzato di fronte a questa ipotesi, ma il presupposto per fare una cosa del genere è che la facciano anche tutti gli altri Stati membri. In Italia, sia in area PD che PDL, si fanno discorsi esattamente opposti e qualsiasi ipotesi di modifica della costituzione (considerata un po’ alla stregua della sacra Bibbia, se non per cambiamenti insignificanti) viene accolta con una levata di scudi.

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Sulla questione dell’indipendenza sarda: una risposta a Francesco Pigliaru

28 June 2012

di Omar Onnis
Presidente di ProgReS Progetu Repùblica

Pochi giorni fa le pagine della Nuova hanno ospitato un pezzo dell’economista Francesco Pigliaru a proposito di indipendenza della Sardegna. Una novità rilevante che si può apprezzare come segnale di disponibilità al confronto, confronto cui naturalmente non ci sottraiamo. Il tema è affrontato in un’ottica europea e internazionale, inquadrandolo dentro il problema della crisi finanziaria ed economica attuale. Il che è sacrosanto. Non si può discutere di indipendenza della Sardegna senza inserire questa prospettiva in un contesto globale, partendo dall’Europa e dal Mediterraneo. In questo senso, bisogna puntualizzare, oltre alle questioni economico-finanziarie, andrebbero prese in considerazione anche altre variabili, dato che il Medio Oriente è percorso sempre più intensamente da venti di guerra. Ma lasciamo stare in questa circostanza tale problema.

Il prof. Pigliaru parte da una distinzione, a suo modo di vedere fondamentale, quella tra l’indipendentismo duro e puro, che perseguirebbe l’indipendenza a qualsiasi costo, per ragioni ideali o ideologiche, e un indipendenismo meno emotivo, finalizzato a ottenere condizioni di vita migliori per i sardi. Questa prima distinzione è già di suo alquanto problematica. Si basa su assunti dati per scontati, ma che scontati non sono. E in questo caso non sono nemmeno enunciati. Uno è per esempio la distinzione tra un livello del discorso fondato su indicatori economici quantitativi (da cui poi trarre conclusioni circa il benessere della popolazione) e un livello del discorso meramente sentimentale e ideologico. Tale separazione è artificiosa. Può essere comoda per svolgere degli studi specifici in campi di ricerca settoriali, ma in un discorso politico e storico separare il PIL dai processi di identificazione (per esempio) è altamente sconsigliabile, pena la perdita della complessità che si pretende di analizzare e dunque la rinuncia alla sua comprensibilità. Senza dire che un discorso economico scientificamente valido non può limitarsi ormai ai precetti monetaristi e nemmeno a quelli neo- o post-keynesiani, come del resto dimostrano gli studi di Elinor Ostrom, di Manfred Max-Neef e anche di Esther Duflo.

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ProgReS punta i riflettori sull’economia etica

6 June 2012

da La Nuova Sardegna del 06/06/2012

NUORO Nuovo incontro di formazione politica, questa sera alle 18,30. L’iniziativa è di ProgReS che stavolta punta i riflettori sull’attuale crisi finanziaria ed economica, una situazione che pone la Sardegna davanti a scelte importanti che vanno dalla immediata realizzazione di un sistema di entrate fiscali proprio e indipendente da quello dello stato italiano, a un sistema del credito a misura delle imprese sarde. Dunque fare impresa e metterla a sistema e conquistare il mercato interno dei prodotti agroalimentari, oggi occupato per oltre il 70% da prodotti di importazione, devono essere le priorità politiche di chi governa e governerà la Sardegna.

In quest’ottica, ProgReS Progetu Repùblica, organizza per stasera nella sede di via Chironi 36, un incontro di formazione politica aperto ad attivisti e ai cittadini che intendono approfondire i temi della finanza etica, dei sistemi di compensazione multilaterale, delle prospettive di creazione di nuove imprese. Relatori d’eccezione saranno Giovanni Acquati presidente dell’Associazione Soliles che si occupa di finanza etica, esperto di sviluppo locale, già tra i fondatori di Banca Etica, che parlerà di banche e crisi finanziaria e idee per la creazione di un sistema bancario sardo etico, innovativo, umano, e Roberto Spano, consulente della società Tecnai di Cagliari e attivista del Comitato Fiocco Verde che invece parlerà di circuiti di imprese e sistemi di compensazione multilaterale. Interverrà anche il consigliere provinciale di ProgReS nonchè imprenditore agricolo, Bobore Bussa, che parlerà di nuove idee per nuove opportunità di impresa in Sardegna.

Apriranno e coordineranno il dibattito, Federica Serra, coordinatore politico regionale di ProgReS Nùgoro e Francesco Tuffu, responsabile regionale comunicazione.

Creatività, impresa e innovazione: garantire il diritto di fare

15 May 2012

di Frantziscu Sanna, ProgReS Progetu Repùblica – Aristanis

In una recente relazione, la Commissione Europea ha analizzato il ruolo dell’educazione all’imprenditorialità in 31 stati europei e in 5 nazioni senza stato.

“Entrepreneurship Education at School in Europe” (“Educazione all’imprenditorialità nelle scuole in Europa”), questo è il nome della ricerca che ci fornisce alcuni elementi di riflessione sul sistema educativo che siamo costretti, in qualche modo, a subire.

Da quanto si evince dalla ricerca la promozione dell’educazione all’imprenditorialità risulta essere in aumento nella maggior parte dei paesi europei. Sempre di più viene considerata strategica la creatività, il saper fare e il mettere al servizio della collettività queste capacità, trasformando le idee in servizi, prodotti e in scambio sociale. Soprattutto i piccoli paesi, le piccole repubbliche dinamiche, si muovono in questa direzione consapevoli come sono che le idee dei propri cittadini sono il patrimonio principale su cui investire risorse e su cui sviluppare la formazione.

Così, “otto paesi (tra le quali figurano l’Estonia, il Galles e la parte fiamminga del Belgio) hanno messo in atto strategie specifiche per promuovere l’educazione all’imprenditorialità, mentre altri tredici l’hanno inserita nelle loro strategie nazionali per la formazione continua, la gioventù o la crescita. L’Italia ovviamente non è tra questi. Ed, anzi a guardare con attenzione il sistema formativo italiano, verrebbe facile intuire alcune delle ragioni di fondo dell’attuale tracollo economico finanziario.

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Sanità sarda: situazione attuale, politiche farmaceutiche, prospettive di sviluppo industriale

17 April 2012

di Michele Atzori – Tzentru Istùdios Sanidade e Polìticas Sotziales

Nonostante l’esigua disponibilità di risorse economiche presenti nella ultima finanziaria regionale, lo stanziamento finanziario per garantire la salute dei cittadini sardi è stabile. Aumenta però la percentuale di risorse che assorbe la sanità, quest’anno è intorno al 60% del totale, pari a 3,5 miliardi di euro. La corte dei conti ogni anno analizza la spesa sanitaria certificando i costi del servizio. Prendendo in considerazione il quinquennio 2006-2010, si nota un disavanzo di 80 milioni nel 2006, di 22 mln nel 2007, di 37 mln nel 2008, di 250 mln nel 2009,di 295 mln nel 2010. Si capisce facilmente che negli ultimi due anni la spesa sanitaria ha ripreso a salire, senza che ci sia stato un sostanziale miglioramento dei livelli di assistenza sanitaria che un simile aumento avrebbe giustificato.

L’esplosione dei costi è dovuta anche ad alcune decisioni che la giunta regionale ha voluto intraprendere, per esempio la delibera dell’ottobre del 2009 con la quale si aumentano i tetti di spesa a favore delle case di cura private o il disegno di legge, in attesa di un nuovo piano sanitario, che crea 4 nuove aziende ospedaliere o infine il commissariamento delle ASL, senza un disegno complessivo di collegamento e di controllo tra assessorato (centro) e ASL (periferia). Il risultato è stato che la spesa sanitaria sarda pro-capite è passata dai 1747 euro del 2009 (contro una media Italiana di 1791) ai 1850 euro del 2010 (contro la media italiana di 1849).

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