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Poligoni: Non bastano gli indennizzi, sì a dismissioni e bonifiche

9 October 2015

Ci siamo, è iniziata in Sardegna la più imponente esercitazione Nato dopo la guerra fredda.

La “Trident Juncture”, questo il suo nome, bombarderà la nostra isola con una intensità di fuoco vivo (con vero munizionamento di guerra) mai visto prima. Le responsabilità dirette del presidente Pigliaru e dell’attuale esecutivo di governo su questa sciagura le abbiamo più volte espresse, denunciando le menzogne e gli accordi sottobanco di Pigliaru col Ministero della difesa italiana.

Le istituzioni locali, i cittadini dei territori sotto occupazione militare e i sardi tutti come intendono reagire a questo disastro annunciato?

“Questa volta vogliamo risposte concrete, altrimenti occuperemo Capo Frasca”

Al primo colpo questa recente affermazione dei pescatori oristanesi potrebbe sembrare una decisa presa di posizione contro le servitù militari. Si potrebbe pensare che finalmente gli operatori del settore e la politica hanno preso piena coscienza del problema legato al poligono di Capo Frasca. Purtroppo, invece, si tratta dell’ennesima richiesta di indennizzi per il comparto della pesca, questa volta oristanese.

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Francesco Pigliaru odia la Sardegna ed i sardi

10 January 2015

Il presidente Pigliaru, così come tutti i suoi predecessori unionisti, odia i sardi e la Sardegna mentre ama le forze armate dello stato italiano e tutte le lobby finanziarie-industriali-belliche collegate. Non c’è altra spiegazione possibile allo “storico” accordo firmato dal presidente Pigliaru con l’ex comandante del poligono di Teulada ed ex generale dell’esercito italiano, ora sottosegretario del governo italiano Domenico Rossi.

Pigliaru, dopo la mossa teatral-mediatica di non firmare l’intesa con lo stato italiano sulle servitù militari a Giugno, dopo gli spot e le boutade in Consiglio regionale e sui media, dopo gli incontri segreti estivi con i vertici del Ministero della Difesa e le relative bugie per nasconderli, sottoscrive l’ennesima presa in giro dello stato italiano nei confronti della Sardegna, impegnandosi a “valutare la percorribilità dell’avvio del processo di graduale dismissione di parte dei Poligoni”.

Il documento firmato dal Presidente unionista/dipendentista, ovvero collaborazionista, prevede però “tempi certi”, ossia “entro la legislatura” (non viene specificata quale) per gli interventi “più complessi”, come per esempio rinunciare a qualche odioso privilegio come lo stabilimento balneare militare di Portu Tramatzu a Teulada o qualche ettaro o vecchia caserma in disuso qua e là, mentre già da subito si potrà parlare di “indennizzi e compensazioni”, cioè di come aumentare le dosi di assistenzialismo e di servitù economica utilizzate per ridurre definitivamente al silenzio le popolazioni locali, in attesa che l’inquinamento, le malattie e l’emigrazione continuino tranquillamente a fare il loro corso.

A quel punto, quando finalmente l’economia e le popolazioni civili saranno state fatte fuori, a Capo Frasca, Teulada, Quirra e magari anche in altre aree finalmente spopolate, i signori di Finmeccanica e delle altre industrie belliche potranno fare i loro business testando e vendendo i loro strumenti di morte, mentre il professor Pigliaru all’interno dell’Università italiana di Sardegna con il suo stipendio potrà scrivere qualche interessante saggio sul “riequilibrio” delle servitù o sulle “compensazioni” e gli altri mirabili vantaggi dell’occupazione militare della Sardegna, mentre qualche ex militare particolarmente fedele potrà continuare la propria carriera come dirigente in qualche industria bellica italiana.

Ma Francesco Pigliaru odia la nazione sarda ed il suo popolo, ci disprezza a tal punto che l’accordo firmato con l’Italia condannerà senza appello interi territori della Sardegna alla miseria e all’agonia sociale ed economica. Senza il minimo scrupolo compromette il futuro e la salute di intere generazioni. Pigliaru e i progressisti italiani del PD amano le forze armate dello stato e le lobby finanziarie-industriali-belliche tanto da rispondere “Obbedisco” ai loro desideri messi nero su bianco nella paginetta sottoscritta dal presidente.

Un presidente che ci ha chiarito una volta per tutte quali interessi è pronto a difendere. Un presidente indegno che, per il bene della Nazione Sarda, è il caso si dimetta il prima possibile.

Lago Omodeo : ProgReS vigilerà affinché ai buoni propositi seguano i fatti.

19 September 2014

Di Progres-Progetu Repùblica Aristanis

A seguito della disponibilità dimostrata dalla Regione Autonoma della Sardegna, nella riunione tenutasi qualche giorno fa a Cagliari tra i rappresentanti dell’Unione dei Comuni del Guilcer-Barigadu e l’ufficio della sua presidenza, per la dismissione del poligono di tiro del CAIP, attualmente situato a ridosso del Lago Omodeo nelle vicinanze del centro di Soddì, per dislocarlo in un’altra area, ProgReS Progetu Repùblica giudica positivamente questa significativa apertura.

Una decisione che avevamo proposto tenendo conto delle istanze ed esigenze dei cittadini che vivono in prossimità del Lago, a cui a oggi non è consentita la programmazione di alcun investimento turistico e lo sfruttamento a pieno ritmo delle attività esistenti. La scelta è obbligata dal fatto che per numerosi mesi dell’anno una vasta area di questo specchio d’acqua e delle sue rive – che tra l’altro rappresentano una zona SIC di alto valore paesaggistico – è interdetta alla popolazione e ai natanti.

La presenza dei poligoni, militari o no che siano, subiti dalla Sardegna da decreti e leggi arbitrarie è ormai di dominio pubblico, a dimostrazione di quanto la società sarda abbia sviluppato una certa sensibilità al problema, acquisendo coscienza degli scompensi che questo genere di servitù – pari a più del 65% del totale dell’intero territorio italiano, facendo della nostra nazione la regione più militarizzata d’Europa – arrecano sotto il profilo sociale, economico e ambientale.

Solo qualche giorno fa oltre diecimila cittadini sardi hanno manifestato spontaneamente davanti al poligono di Capo Frasca per dare un messaggio chiaro e deciso al Consiglio regionale e al presidente Francesco Pigliaru, affinché si avvii immediatamente la dismissione totale dei poligoni e le relative bonifiche terra-mare dei territori gravati da sessant’anni di costante bombardamento.

ProgReS-Progetu Repùblica seguirà con massima attenzione la questione relativa al poligono del lago Omodeo. Per esperienza sappiamo bene che le classi dirigenti unioniste-dipendentiste che si sono susseguite alla guida della RAS, spesso è volentieri si sono avventurate in facili proclami e finte promesse. Per questo aspettiamo quanto prima la stesura di un piano di dismissione del poligono che indichi tempi e modi per il dislocamento e la bonifica di questi territori demaniali, attualmente occupati grazie a una semplice ordinanza prefettizia.

ProgReS-Progetu Repùblica vigilerà affinché ai buoni propositi seguano i fatti.

Ex presidente Pigliaru, le bugie hanno le gambe corte

18 September 2014

Sono passate circa 2 settimane da quanto ProgReS Progetu Repùblica, il 2 Settembre, denunciava e chiedeva conto al presidente Pigliaru dello svolgimento di presunti incontri segreti con il ministero della difesa italiano sul tema delle servitù militari.

Il presidente della Regione Autonoma, che, giova ricordarlo, dovrebbe fare gli interessi della Sardegna e non gli interessi dell’Italia in Sardegna, in un primo momento aveva replicato definendo “incontri informali” quelle riunioni, peraltro non rispondendo a nessuna delle domande che gli si ponevano, poi nella riunione del Consiglio regionale del 9 Settembre il presidente aveva addirittura rivendicato come “modalità normale” quella degli incontri clandestini con i suoi interlocutori italiani, dichiarando pubblicamente che la posizione della Sardegna era quella espressa nell’ordine del giorno consigliare del 17 Giugno, ovvero la richiesta da parte della Sardegna della dismissione dei poligoni di Capo Frasca e Capo Teulada.

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Onorevole Pes una volta nel gregge è inutile abbaiare

12 September 2014

Di ProgReS Aristanis

 

A seguito della manifestazione annunciata a Capo Frasca per porre termine alle esercitazioni militari, con la richiesta di dismissione immediata dei poligoni e delle basi militari, con successiva bonifica dei siti interessati, che vede in prima linea da tempi non sospetti il nostro partito ProgReS Progetu Repùblica, non possiamo non rimanere interdetti a fronte delle dichiarazioni dei professionisti della politica cooptati dalle segreterie romane, che in queste ultime settimane si sfidano a colpi di annunci roboanti sullo smantellamento dei poligoni militari, salvo nei fatti essersi comportati diversamente fino a qualche giorno fa.

Uno di questi è sicuramente quello recentissimo dell’on. Caterina Pes in quota PD, che dagli scranni di Montecitorio vota a favore del mantenimento delle basi e dei poligoni militari, e una volta rientrata in Sardegna rinnega le proprie azioni. Dice infatti: «l’obiettivo deve essere quello di una chiusura totale. I sardi in questi anni hanno pagato un prezzo troppo alto. Credo sia arrivato il momento di avviare quantomeno le procedure per una chiusura totale dei poligoni di Capo Frasca e Teulada e per una riconversione di Quirra».

Ragionamento certamente lodevole e apprezzabile, se non fosse che quelle stesse parole siano state smentite dagli atti parlamentari di appena un mese fa, quando non paga delle passate interrogazioni (in una di queste, precisamente nel 2008, aveva chiesto espressamente a gran voce insieme ad Amalia Schirru, Giulio Calvisi, Paolo Fadda, Siro Marroccu, Guido Melis, Andrea Lulli, l’ampliamento della base di Quirra e la congiunta ripresa delle esercitazioni e sperimentazioni militari, giustificandole come necessità assoluta del riscatto economico dell’area) ha votato – con alcuni suoi sodali di partito, quali Emanuele Cani, Giovanna Sanna, Romina Mura, Giampiero Scanu, Siro Marroccu e Francesco Sanna a favore di una legge che prevede l’equiparazione dei poligoni militari ai siti industriali, con soglie di inquinamento superiori fino a 100 volte rispetto ai limiti attualmente in vigore.

Se la politica non fosse una cosa seria, crederemmo che si stia divertendo al gioco del rimpiattino, passatempo che come al solito prevede un solo sconfitto: il popolo sardo.

Per un partito che ha abituato l’opinione pubblica all’incoerenza e all’ipocrisia, non c’è ovviamente nulla da eccepire nella sua strategia politica, responsabile del continuo affossamento della Sardegna e dei sardi mediante leggi capestro che soddisfano solamente gli input della sua nomenclatura romana.

Chiediamo all’on. Caterina Pes di fare – in piena autonomia di pensiero – una volta per tutte chiarezza, spiegandoci a quale accezione della coerenza fa riferimento quando va ad annunciare alla stampa che si sta impegnando fattivamente per la dismissione delle servitù militari e dei suoi poligoni.

Al di là delle differenti posizioni sulle strategie da mettere in atto per un’eventuale politica militare, ci sembra perlomeno inopportuno e poco intelligente continuare a permettere di bombardare siti naturali ed archeologici (visto anche quanto documentato recentemente a Teulada) della nostra Nazione. Tali luoghi, tra i più belli del mondo, potrebbero certamente avere uno sviluppo economico diverso e più lungimirante, evitando conseguentemente la proliferazione di malattie gravi ed invalidanti.

L’essere contro i poligoni e le servitù militari per la Nazione Sarda è diventato un obbligo e non più una scelta.

«Una volta nel gregge è inutile che abbai: scodinzola!» A. Cechov

La schizofrenia politica del presidente Pigliaru

11 September 2014

Oggi, all’indomani della visita a Capo Frasca e del successivo dibattito in Consiglio sulle servitù militari, il comportamento politico del presidente Pigliaru non può che essere definirlo schizofrenico. In questi ultimi giorni e mesi i cittadini sardi assistono attoniti al teatrino in cui si susseguono da parte del presidente continui proclami, passi indietro e passetti avanti. L’esempio più eclatante viene appunto dalla giornata del 9 Settembre dove a conclusione del sopralluogo compiuto all’interno del poligono di Frasca, Pigliaru dichiarava alla stampa l’edificante proposta – suggerita dal difesa italiana – di una riduzione delle aree occupate proporzionale agli addetti, quindi su 30 mila ettari utilizzati attualmente andrebbero restituiti alla Sardegna il 21%, ossia circa settemila ettari. La sua idea però era di iniziare proprio dai 1.400 ettari di Capo Frasca, salvo specificare subito dopo che se i vertici militari gli proponevano una riduzione a Teulada o altro poligono a lui andava bene lo stesso.

Sorvolando sulla validità e sull’improvvisazione della proposta che sembra più una sparata estiva ormai fuori stagione, in serata registriamo in consiglio regionale un Pigliaru diverso, probabilmente istruito dai suoi consiglieri a conoscenza delle reazioni dei sardi indignati alle dichiarazioni fatte in mattinata, che cambia radicalmente atteggiamento e adeguantisi al “sentire comune”, si mette l’elmetto e annuncia la chiusura (graduale e concordata con il ministero della difesa) di due poligoni su tre. Non è dato sapere, invece, quali richieste e quali annunci abbia fatto il presidente Pigliaru nei suoi “incontri informali” (rivendicati addirittura come modalità “normale” per i rapporti istituzionali) per esempio con il sottosegretario Rossi, che prima di diventare onorevole è stato generale ed anche comandante del Poligono di Teulada, anche se il fondato sospetto è che in quegli incontri si sia parlato di minime concessioni e “dismissioni parziali” in cambio della mano libera da parte della difesa di sviluppare i suoi progetti bellici sull’isola.

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A fianco ai Comuni del Lago Omodeo per dire No al Poligono di tiro

5 September 2014

ProgReS Progetu Repùblica sarà presente alla manifestazione organizzata dalle comunità che vivono a ridosso del Lago Omodeo, per ribadire l’assoluta incompatibilità del poligono di tiro con le esigenze del territorio. Un’area che dovrebbe essere valorizzata con progetti che richiamano visitatori, e non con attività mortificanti come quelle del C.A.I.P. di Abbasanta che li allontanano. Un centro di addestramento che non soddisfatto del tempo e degli spazi già sfruttati fino al mese di agosto, ha chiesto una proroga per il loro utilizzo per tutto il mese di settembre.

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