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Andiamo avanti nel percorso di apertura e collaborazione

10 March 2015

ProgReS Progetu Repùblica, nell’ottica della costruzione dello spazio politico aperto ed inclusivo di Sardegna Possibile, valuta positivamente gli annunci di richiesta di adesione che stanno pervenendo in questi giorni.

Sardegna Possibile è per sua stessa definizione una organizzazione di organizzazioni: proprio in questa prospettiva le richieste di adesione di formazioni indipendentiste, di comitati e di associazioni civiche, pur con delle differenze, le riteniamo politicamente affini alla nostra per prassi e obiettivi contingenti, è una conferma della credibilità del nostro operato che sta portando alla costruzione di una vera e propria comunità, di un blocco sociale e politico nazionale alternativo al duopolio unionista e dipendentista italiano.

A questo proposito riteniamo politicamente importante la richiesta di adesione di un movimento che da anni porta avanti la lotta per l’autodeterminazione del popolo sardo, ovvero Sardigna Natzione Indipendèntzia. Siamo soddisfatti del desiderio di SNI di sposare il progetto comune e di percorrere la strada che ci porterà a collaborare fattivamente non solo sulle singole battaglie che riguardano la Sardegna e i cittadini sardi ma anche in un progetto organico e a più ampio respiro, come Sardegna Possibile, che ambisce a governare la nostra Nazione.

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Sardegna Possibile: una comunità politica aperta e inclusiva

24 February 2015

di Gianluca Collu Cecchini
Segretario Nazionale di ProgReS Progetu Repùblica

Quando il 2 Agosto 2013 alle Dies de Festa di ProgReS a Nuoro, assieme alla nostra candidata Presidente Michela Murgia, lanciammo a tutti i sardi la sfida di una Sardegna Possibile, in molti etichettarono la proposta come velleitaria. Quando, nei lunghi mesi di campagna elettorale, costruivamo con i processi partecipativi e con la partecipazione di migliaia di sardi un programma di governo di reale trasformazione della nostra terra, diversi – alcuni poi finiti a fare da stampella al PD e dunque complici dei disastri del governo Pigliaru – ci accusarono di settarismo. Quando, all’indomani delle elezioni e del fatto che una legge indegna quanto antidemocratica ci lasciò senza rappresentanza nelle istituzioni regionali, in tanti consideravano chiuso l’esperimento politico. Eppure, il progetto di Sardegna Possibile, seppure in sordina e sottotraccia, è andato avanti.

Dopo il clamore mediatico della campagna elettorale forse qualcuno è rimasto deluso o amareggiato dall’apparente silenzio della nostra comunità politica. Ma il lavoro di questi mesi, certamente meno visibile rispetto al passato, è stato forse più importante e decisivo rispetto all’enorme sforzo della campagna elettorale.

Sardegna Possibile, è bene ricordarlo, non è nata per affrontare una competizione elettorale o per eleggere qualche consigliere regionale. Sardegna Possibile è nata per garantire un’alternativa di governo coerente e credibile allo sfascio generato negli ultimi 60 anni di governo unionista-autonomista in Sardegna. Sardegna Possibile è nata per mettere insieme e far collaborare i soggetti politici indipendentisti con le parti sane, più avanzate, della società sarda e con le forze civiche che vogliono uscire dal sistema della dipendenza in un percorso di autodeterminazione nazionale.

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Sardegna Possibile e le sfide per il futuro della nostra comunità nazionale

20 January 2015

di Frantziscu Sanna Carta
Responsabile Nazionale Formazione e delegato per ProgReS in Sa Mesa di Sardegna Possibile

Dopo aver letto e apprezzato i contributi forniti da diverse persone appartenenti alle organizzazioni che costituiscono Sardegna Possibile, tra cui il segretario nazionale del mio partito Gianluca Collu, ci tengo ad esprimere il mio parere e a contribuire ad un dibattito pubblico di grande interesse per quel che concerne il futuro della comunità politica che stiamo costruendo.

La sfida del mettere assieme soggetti civici e forze indipendentiste è la vera sfida che ci sta davanti. Una sfida che non si è conclusa con il risultato delle scorse elezioni (76.000 voti e il 10%), il progetto deve andare avanti per garantire alla Sardegna una reale alternativa con un programma di governo chiaro e capace di raccogliere le istanze di autodeterminazione del nostro popolo e delle nostre comunità.

Sardegna Possibile è una “comunità politica nazionale”, uno spazio costruito dai sardi per i sardi. Uno spazio aperto ad associazioni, organizzazioni, movimenti, comitati e partiti che si vogliano riconoscere in un progetto sostanziale di trasformazione sociale, di cambiamento di passo per modificare istituzioni, prassi e obiettivi della politica. Un progetto ambizioso che intende dar forma ad una rete di soggetti innovativa e dinamica. Capace di garantire la libertà necessaria a tutti i soggetti aderenti ma allo stesso tempo di sviluppare sinergie sulle strategie comuni. Un modo tutto nuovo per mettere assieme l’indipendentismo e le forze civiche, i comitati di azione locale e tutta un’area di società che guarda con forza al cambiamento, al contrasto delle dinamiche della dipendenza che affliggono la Sardegna.

In giro per l’Europa e per il mondo sono tanti i modelli di organizzazione-rete e di reti di organizzazioni da cui abbiamo preso ispirazione e da cui continueremo, anche in questi mesi, a trarre spunti ma sicuramente per riuscire nell’ambizioso progetto di adattarsi al contesto socio-politico della nostra terra vi è un bisogno incredibile di innovazione organizzativa e di intelligenza politica.

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In cammino verso la costruzione di un’alternativa nazionale.

30 December 2014

Di Gialuca Collu segretario nazionale 

Sarà l’atmosfera natalizia che ci rende “tutti più buoni” ma in questi giorni ritorna in pista, così come avviene ciclicamente da qualche anno, la proposta di un partito nazionale sardo, un grande partito che raccolga le anime più disparate del confuso universo neo-autonomista o se preferite sovranista isolano, con l’intento di creare un’alternativa ai grandi partiti italiani.

La proposta in se non è peregrina, tutt’altro, possiamo anche riconoscere che si tratta di una proposta politicamente legittima, gli esempi positivi in Europa non mancano -lo Scottish National Party è uno di questi- il punto in questione è un altro. Ciò che rende questo strano invito alla fusione poco credibile, opportunista, italianamente furbo e quindi per questo irricevibile è chi se ne fa portavoce, ovvero quei soggetti che oggi sono alleati coi partiti italiani e ne sostengono in consiglio regionale l’inconsistente azione di governo.

È doveroso a questo punto chiarire due o tre cose sull’attuale giunta Pigliaru. Un’esecutivo di governo che si è reso protagonista di un impresa ai limiti dell’impossibile: è stato capace di fare peggio della giunta Cappellacci. Dalle vertenze nel comparto industriale a quella sui poligoni militari, alla vergognosa gestione delle mancate entrate fiscali, non solo si avverte l’impalpabilità delle decisioni prese ma addirittura manca quel carattere di prospettiva che dovrebbe guidare un’azione efficace e strutturale sui comparti fondamentali della politica nazionale sarda. Ciò è ancor più grave per il fatto che ci sono forze che sbandierano in lungo ed in largo un’appartenenza all’area indipendentista.

L’Indipendentismo per sua stessa natura non può che essere una forza riformista e innovatrice, capace di innescare quei processi virtuosi tesi a migliorare le condizioni di vita dei cittadini sardi, in grado di affrancarsi dagli schemi parassitari della politica clientelare unionista-autonomista.

L’Indipendentismo non può permettersi di non essere all’altezza di quanto sostiene, oggi più che mai.
Tuttavia esiste nel panorama politico sardo un progetto in grado rompere il duopolio di potere del centrosinistra e centrodestra. Questa forza esiste, ha preso decine di migliaia di voti alle ultime elezioni ma non è rappresentata in consiglio regionale. Siamo fuori perché non abbiamo accettato un ruolo da “stampella” ai partiti italiani, perché rifiutiamo il ruolo complice e subalterno a un sistema di potere corrotto che ha messo in ginocchio la nazione sarda. Siamo fuori perché una legge ignobile, iniqua e truffaldina, scientemente scritta da coloro che oggi siedono nei banchi del consiglio regionale, ha fatto in modo che andasse così: tenere lontano il cambiamento e perpetuare lo stato di dipendenza della nostra terra.

Non ci sarà alcun dialogo da parte nostra con chi sostiene un sistema di questo tipo, non ci sarà alcuna unione con chi predica bene e razzola male.
È tempo di scavare un solco netto tra chi vuole difendere gli interessi del popolo sardo e chi gli interessi dello stato italiano. Noi i partiti italiani li vogliamo fuori dalla Sardegna, per queste ragioni chiunque faccia alleanze o governi coi suddetti partiti non sarà mai un interlocutore credibile.

Come ProgReS Progetu Repùblica siamo pronti a lavorare, come stiamo già facendo nello spazio politico di Sardegna Possibile, a un blocco nazionale sardo che unisca movimenti e partiti politici, associazioni, comitati, liberi cittadini, ognuno con le proprie sensibilità e competenze ma uniti da un obiettivo comune: liberare la Sardegna dall’opprimente fardello italiano.

Dies de Festa: ProgReS è pronta a rilanciare un’alternativa al governo Pigliaru

15 October 2014

birraSi è conclusa domenica a Cagliari, nella suggestiva location del Ghetto degli Ebrei, la terza edizione di Dies de Festa.

pubblicoDue giornate ricche di appuntamenti politici, culturali e musicali. Due giornate di confronto tra gli attivisti di ProgReS e gli ospiti che hanno voluto discutere dei temi più disparati all’insegna della concretezza e della volontà di costruire una reale alternativa di governo per la nazione sarda. Dalle filiere produttive all’innovazione, dall’importanza della storia e della lingua nazionale al ruolo delle mobilitazioni contro le speculazioni e le servitù, dall’opposizione alle scelte del governo Pigliaru al futuro di Sardegna Possibile, tanti sono stati i temi e tanti i contributi scientifici, tecnici e politici che hanno visto la partecipazione di centinaia di persone nel corso dei due giorni della manifestazione.

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Dies de Festa 2014 · Contos de indipendèntzias

6 October 2014

Sabato 11 e Domenica 12 Ottobre tornano per la terza edizione le Dies de Festa di ProgReS Progetu Repùblica, che quest’anno si svolgeranno al Ghetto (via Santa Croce 18) a Cagliari. Il titolo dell’edizione 2014 “Contos de indipendèntzias” raccoglie il senso della manifestazione, che a fianco ai dibattiti culturali, politici e storici sul percorso indipendentista in Sardegna avrà uno sguardo attento alle altre nazioni europee, come Catalogna e Scozia, e al loro percorso di autodeterminazione.

I temi trattati quest’anno spaziano dai nuovi modelli economici per le comunità della Sardegna all’analisi dei referendum indipendentisti in Scozia ed in Catalogna, dall’introduzione della storia e lingua nazionale nelle scuole e nella pubblica amministrazione alle battaglie in difesa dei nostri territori dalle speculazioni energetiche, militari ed ambientali.

I momenti politici clou saranno certamente Sabato 11 alle ore 18:30 con un incontro dedicato alle strategie ed agli scenari per la costruzione di un’alternativa all’attuale governo di dipendenza, con ospiti i rappresentanti di vari partiti e movimenti sardi, e l’incontro finale di Domenica 12 alle 19:00 per fare il punto del lavoro politico di Sardegna Possibile con ospiti Michela Murgia e i rappresentanti delle forze che compongono la nostra comunità politica.

Come sempre, oltre ai dibattiti ed alle conferenze, ci saranno momenti artistici con concerti in acustico e rappresentazioni teatrali, momenti conviviali e di relax accompagnati da cibo e bevande a Km 0.

Gli eventi più significativi verranno trasmessi in diretta streaming su progresTV.

Di seguito il programma completo:
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Nulla di tutto ciò andrà perso

3 April 2014

Sono passati quasi due mesi dalle scorse elezioni sarde. Ieri il presidente Pigliaru ha presentato di fronte al consiglio regionale il suo programma di governo, purtroppo in totale continuità con la linea di dipendenza di tutti quelli che l’hanno preceduto. Scampato il pericolo del cambiamento rappresentato da Sardegna Possibile, insomma, non si inizia affatto il domani ma caso mai si torna decisamente al passato.

E quindi l’Agenzia Sarda delle Entrate da primo provvedimento da adottare diventa una “prospettiva”, la fine della speculazione energetica ora invece sembra cedere alla “necessità” del metano, la lingua sarda e il suo insegnamento curricolare in tutte le scuole scompare per lasciare posto alla ristrutturazione dei muri delle aule, e così via.

Nel mentre gli indagati per reati contro la pubblica amministrazione vengono promossi a presidenti e questori della massima istituzione sarda, gli assessori vengono nominati sulla base del vecchia cara logica spartitoria dei partiti italiani, e ci si appresta a piazzare in qualche ente, società o magari all’università gli ulteriori amici degli amici e portatori d’acqua e di clientele che per il momento sono rimasti fuori dai giochi.

Insomma, i sessanti consiglieri, sempre meno rappresentativi e sempre più autoreferenziali e delegittimati dall’astensione della metà dei sardi e da una legge elettorale truffa, incuranti di quello che succede fuori dalle mura di via Roma, continuano come se niente fosse a fare i loro interessi a discapito degli interessi dei sardi. Come se nulla fosse successo.

Eppure non è vero che non è successo nulla.

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