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Poligoni: Non bastano gli indennizzi, sì a dismissioni e bonifiche

9 October 2015

Ci siamo, è iniziata in Sardegna la più imponente esercitazione Nato dopo la guerra fredda.

La “Trident Juncture”, questo il suo nome, bombarderà la nostra isola con una intensità di fuoco vivo (con vero munizionamento di guerra) mai visto prima. Le responsabilità dirette del presidente Pigliaru e dell’attuale esecutivo di governo su questa sciagura le abbiamo più volte espresse, denunciando le menzogne e gli accordi sottobanco di Pigliaru col Ministero della difesa italiana.

Le istituzioni locali, i cittadini dei territori sotto occupazione militare e i sardi tutti come intendono reagire a questo disastro annunciato?

“Questa volta vogliamo risposte concrete, altrimenti occuperemo Capo Frasca”

Al primo colpo questa recente affermazione dei pescatori oristanesi potrebbe sembrare una decisa presa di posizione contro le servitù militari. Si potrebbe pensare che finalmente gli operatori del settore e la politica hanno preso piena coscienza del problema legato al poligono di Capo Frasca. Purtroppo, invece, si tratta dell’ennesima richiesta di indennizzi per il comparto della pesca, questa volta oristanese.

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La proposta di ProgReS per il San Raffaele di Olbia

2 September 2013 San Raffaele di Olbia

ProgReS Progetu Repùblica esprime viva preoccupazione per il destino dell’ospedale San Raffaele di Olbia. Dopo il fallimento del gruppo di Don Verzè abbiamo assistito a un continuo avvicendarsi di cordate imprenditoriali pronte a rilevare la struttura, senza però una reale volontà di accollarsi la situazione debitoria in cui versa il San Raffaele.

L’ultimo annuncio riguarda la possibile acquisizione del San Raffaele da parte dell’emiro del Qatar, all’interno dell’ipotesi del famoso miliardo di investimenti, un’ipotesi a nostro avviso assai discutibile.

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I cittadini sardi meritano una classe politica più degna, più preparata e più onesta

18 June 2012

Di Salvatore Acampora,
Segretario di ProgReS – Progetu Repùblica

ProgReS – Progetu Repùblica aveva segnalato per tempo la natura propagandistica e politicamente truffaldina dei referendum del 6 maggio scorso. Non fa purtroppo piacere oggi constatare quanto avessimo avuto ragione. Passate poche settimane, gran parte dei responsi referendari sono stati o ignorati, o aggirati o annullati da nuove decisioni. Ultima in ordine di tempo – e forse quella che ha fatto gridare di più allo scandalo – il ripristino degli emolumenti dei consiglieri regionali.

Su quest’ultimo caso si è sollavata una polemica feroce, specie da parte dell’opinione pubblica più ostile alla cosiddetta casta, più prevenuta verso i partiti in generale. Gli stessi mass media hanno presentato la cosa in termini allarmistici e decisamente semplificatori, contribuendo così all’ondata di sdegno. Anche qui purtroppo dobbiamo constatare come due errori non facciano una cosa giusta. Se erano sbagliati e per molti versi offensivi i referendum demagogici contro la casta promossi dalla stessa casta, altrettanto demagogiche e sconclusionate ci sembrano molte delle reazioni di questi giorni.

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Posizione sui referendum

4 May 2012

Esecutivo Nazionale
ProgReS – Progetu Repùblica

ProgReS Progetu republica, nel merito della consultazione referendaria che avrà luogo domenica prossima, intende esprimere le seguenti posizioni. L’operazione referendaria ha sostanzialmente una finalità mediatica atta a riabilitare le sorti degli schieramenti italiani di centro-destra e di centro-sinistra.

Si tratta dell’ennesimo specchietto per le allodole della classe politica unionista sarda che ha come finalità quella di pagare un obolo mediatico che coglie al balzo l’ondata anti-partitica che sta travolgendo l’attuale classe dirigente. Ad esempio riteniamo che la spesa reale degli enti provinciali messi alla “gogna” sia talmente bassa che il suo effettivo peso all’interno dei costi complessivi della politica è quasi irrilevante.

Abolire le province attuali senza effettuare una reale riorganizzazione degli assetti territoriali degli enti intermedi, risulta inutile se non addirittura dannoso. Occorre rilanciare al contrario l’istituzione dell’Unione dei Comuni come enti sottoposti a controllo democratico e non come associazioni così come sono configurati attualmente. È inoltre incomprensibile come cittadini appartenenti ad una determinata provincia possano pronunciarsi sulla soppressione di un’altra provincia alla quale essi non appartengono.

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Posizione di ProgReS sull’ordine del giorno autonomista

23 March 2012

L’ordine del giorno votato in consiglio regionale a proposito dei rapporti tra stato italiano e Sardegna ha suscitato diverse reazioni e alcuni equivoci semantici e politici. Secondo il testo presentato dal PSdAz, il consiglio regionale dovrebbe riunirsi in una sessione straordinaria per verificare la lealtà dello stato nei confronti della regione sarda ed eventualmente trarne le conseguenze del caso. Quali, non è dato sapere.

ProgReS – Progetu Repùblica apprezza questo segno di risveglio delle coscienze dei nostri consiglieri regionali, che finalmente si accorgono che c’è qualcosa che non quadra. Nondimeno, non possiamo condividere né il metodo né i contenuti di questa soluzione politica, che riteniamo mal impostata, diretta a un obiettivo sbagliato e del tutto inutile in termini politici.

Intanto riteniamo più corretto verificare quali siano le nostre responsabilità nella situazione in cui versa attualmente la Sardegna, piuttosto che cercare responsabilità altrui. Le mancanze, l’inerzia e la debolezza delle forze politiche oggi schierate in consiglio regionale sono una delle cause principali della nostra crisi o comunque sono una causa della sua mancata risoluzione, denotando la scarsa volontà di affrontarla compiutamente con gli strumenti istituzionali e legali di cui già disponiamo.

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Oggi la speranza è una parolaccia, parliamo di pianificazione

21 January 2012

a cura della Macroarea Economia e Programmazione

ProgReS – Progetu Repùblica esprime la massima solidarietà e umana partecipazione alla disperazione che stanno vivendo le famiglie del Sulcis a seguito dell’ennesima chiusura dell’Alcoa. Ciò non toglie che ci riempia di dolore anche il fatto che gli stessi lavoratori e le loro famiglie, e tutti i cittadini di quell’area, non possano più godere del bene fondamentale rappresentato dall’equilibrio tra esigenze umane e gli elementi della terra, del mare, dell’aria. Soprattutto ci riempie di preoccupazione che i loro figli, i nostri figli, debbano nascere e crescere avvelenando i propri polmoni respirando la stessa aria delle ciminiere dell’Alcoa.

Per questo ribadiamo per l’ennesima volta che l’azione da intraprendere non è quella di chiedere ancora a Roma che tenga aperta quella fabbrica di morte ma che si cominci la bonifica e la successiva riconversione.

La notizia dell’addio definitivo della multinazionale Alcoa è solo l’atto finale di quella politica di industrializzazione forzata iniziata oltre cinquant’anni fa col primo Piano di Rinascita (1962), politica che, a Portovesme come a Porto Torres e Ottana, era figlia di un’impostazione paternalistica e para-coloniale, calata dall’alto, senza alcun legame col territorio, con le risorse locali, col tessuto sociale e culturale della nostra terra, con le sue reali esigenze. Una politica dipendente dall’investimento di enormi capitali pubblici, finalizzata alla disarticolazione e alla trasformazione della società sarda.

I risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Non è più tempo di illusioni e di tatticismi miopi. Prima di tutto per il rispetto che si deve a chi sta perdendo il lavoro e la speranza. Chiediamo dunque che la Regione Sardegna dimostri di esistere e intraprenda immediatamente verso l’Alcoa e gli altri soggetti coinvolti le procedure per il sequestro delle somme necessarie alla bonifica, in base alla norma europea “chi inquina paga”, norma che in altre parti d’Europa ha già consentito di condannare i responsabili di analoghi disastri verso l’ambiente e la popolazione residente al pagamento di ingenti somme di denaro.

Auspichiamo un chiaro confronto tra tutte le parti sociali e i cittadini per spingere la classe politica ad assumersi finalmente le proprie responsabilità verso la nostra terra e la nostra gente. Saranno necessarie la maturità, la coscienza e la determinazione di tutti i sardi, per questa che non è una battaglia di un gruppo di persone, o di una parte del nostro territorio, ma di tutto il popolo sardo.

Master & Back: alta formazione e bassa politica

20 January 2012

Sotto Natale il presidente Cappellacci ha promesso il raddoppio del generoso finanziamento delle borse di studio del “Master and Back”. Un capitale di ben 18 milioni di Euro, per finanziare 300 richieste contro le 150 delle prime ondate. È stato annunciato anche un progetto complementare al M&B, il “Master in Sardegna”, un programma di “percorsi virtuosi” (cosi definiti dall’assessore Liori) studiati tra la Regione e le Università sarde. Stanno per partire 5 Master, suddivisi in nove corsi con sede a Cagliari, Sassari e Nuoro.

La giunta regionale si impegna dunque in finanziamenti per l’”Alta Formazione”, togliendo senza pietà le risorse a chi sta iniziando a formarsi. Tagliare i fondi alle biblioteche significa non offrire opportunità culturali essenziali proprio ai meno privilegiati, coloro che comunque hanno una lunga strada davanti prima di laurearsi e permettersi di aspirare ad un Master. Per questo motivo ProgReS denuncia l’aumento del finanziamento per la delibera 47/24 come un semi-scandalo sconcertante.

Finirà nell’ennesimo sperpero di denaro pubblico (la Regione contribuisce quasi totalmente alle borse, con una parte dal Fondo Sociale Europeo). E nella dispersione delle professionalità cosi acquisite, dato che i neoformati preferiscono impiegarsi altrove, piuttosto che tornare e sottomettersi all’immobile sistema del mercato del lavoro “casalingo”.
L’operazione M&B, al di là delle intenzioni con cui fu pensata e promossa, è stata un parziale fallimento nella sua applicazione. In troppi casi il finanziamento ha garantito al professionista un anno di studio/lavoro all’estero da cui non è rientrato. Il grande scandalo che ProgReS denuncia è che fino ad ora non è stato studiato un progetto serio che faccia fronte al fallimento del secondo punto della legge: il rientro delle persone formate in Sardegna. A quanto parte non per mancanza di soldi, ma per la miope incapacità di impiegarli in funzione di entrambi i punti dell’operazione, oltre al “master” anche il “back”.
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