Articoli correlati ‘Quirra’

Quirra riguarda tutti i bambini del mondo. Basta col silenzio complice.

5 June 2014

di Gianluca Collu, segretariu natzionale

Riguardo le notizie inerenti l’inchiesta sul Poligono di Quirra vorremmo chiarire, prima di entrare nel merito dei fatti di cronaca giudiziaria, la scelta dell’immagine comparsa su uno spazio internet ufficiale del Partito che introduceva un articolo de L’Unione Sarda sull’inchiesta stessa: l’immagine ritrae due bambini nati con delle deformazioni dovute all’utilizzo bellico di sostanze chimiche. É stata una scelta difficile e sofferta, ma riteniamo che quella sia un’immagine esplicativa degli effetti che sostanze ed armamenti sperimentati anche in Sardegna potrebbero avere sulle popolazioni civili in caso di guerra.

E’ noto infatti dagli atti del processo in corso che a Quirra, per fare due esempi, sostanze come il Napalm ed il Fosforo Bianco sono state utilizzate in diverse occasioni: tutti sappiamo che effetti hanno avuto in guerra, ma non sappiamo che effetti le stesse sostanze hanno avuto sui Sardi residenti in prossimità dei poligoni durante i famigerati “giochi di guerra”; per ovvi motivi di segretezza militare non conosciamo quali e quante altre sostanze ed armamenti siano stati sperimentati in oltre 50 anni di attività del poligono, ma purtroppo pur non conoscendone le cause conosciamo le anomalie statistiche riguardanti l’elevata incidenza di alcune patologie nei territori che subiscono questo tipo di occupazione militare.

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La supercazzola del Ministro Mauro

22 May 2013

’Attualizzare nella continuità’: ecco la frase che sintetizza bene l’audizione del neo ministro della Difesa, Mario Mauro, presso le relative commissioni di Camera e Senato. Che tradotto significa: il governo italiano intende proseguire sul solco di chi l’ha preceduto, con annessi ‘effetti collaterali’ quali: inquinamento, impoverimento, mari e territori sotto sequestro, mancato rispetto degli accordi presi, morti e malattie. Questo è il costo della libertà – come usa dire l’esponente montiano -, che pesa sulla vita della nazione sarda. Una terra ricca, impoverita da decennali politiche miopi, dissennate ed autolesionistiche, perché rispondenti ad interessi estranei a quelli di noi sardi.

E’ in questo stato di cose che appare forte l’esigenza di elaborare ed attuare politiche sarde, centrate sui nostri bisogni, sui nostri talenti, su progetti di sviluppo sostenibili e lungimiranti; archiviando definitivamente la stagione delle politiche italiane in Sardegna, perseguite da una classe autonomista responsabile dell’odierno disfacimento sociale, economico e culturale.

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Un bollo nero sulla politica italiana a Quirra

5 February 2013

Analisi, dibattiti, conclusioni di complicati studi chimici e infinite discussioni. Tutto questo per sollevare un polverone che, di fatto, non affronta il problema: quale è il motivo per il quale nel territorio del Salto di Quirra ci si ammala di tumore più facilmente che in altre località? Questo fatto sembra non aver mai costituito la principale delle preoccupazioni dello stato Italiano, che ha invece sempre lottato affannosamente per spiegare che non vi fosse alcuna relazione tra lo sviluppo di tumori e la presenza della base militare a Foghesu. Naturalmente non è questa la sede per poter verificare questo nesso, in primo luogo perché non è di nostra competenza e in secondo luogo perchè proprio in questi mesi si sta svolgendo un processo al tribunale di Lanusei. Nonostante tutto resta da interrogarsi sul perché lo stato italiano non si sia mai interessato alle statistiche anomale sulle cause di morte degli abitanti nell’area di Quirra.

Dieci anni fa furono resi noti alcuni studi effettuati dall’ASL 8 di Cagliari. Questi dati rassicuravano sulla presenza innocua della base. Per la ASL Cagliaritana il problema era probabilmente causato dall’arsenico presente nella vecchia miniera di Baccu Locci. Il torio e altre particelle potenzialmente dannose non furono identificate. Il non aver scoperto questi agenti tossici rileva la superficialità con cui furono condotte le indagini, che col senno di poi sembra mirassero a scagionare la base da ogni responsabilità piuttosto che comprendere la causa dei tumori di Quirra. Su questi “studi”, la politica italiana in Sardegna si è subito allineata, fornendo rassicurazioni e cercando di soffocare le domande che arrivavano sempre più insistenti da chi vedeva ammalarsi se stesso, i propri cari e i propri concittadini. Salvatore Cicu (PDL), Emidio Casula (PD), Giuseppe Cossiga (ancora PDL) solo per fare qualche nome, sostennero le istanze del ministero della difesa e misero in secondo piano la salute della popolazione. Senza parlare di quei “parlamentari sardi” che chiesero al ministero della difesa di ampliare ulteriormente il poligono anziché iniziare le bonifiche.

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Quirra: era tutto uno scherzo, ma non c’è niente da ridere

10 July 2012

di ProgReS Ogiastra

Avevamo salutato con fiducia l’avvio delle indagini sulle vicende del Poligono di Quirra, sulle ipotesi concrete di un pesante inquinamento e le gravi conseguenze che ne deriverebbero. Ad oggi le indagini stanno dando i loro primi importanti esiti e il lavoro della Procura di Lanusei non si arresta. E’ infatti di pochi giorni fa la notizia dell’apertura di una nuova inchiesta da parte dei magistrati e dell’aggiunta di altri quattro nomi al registro degli indagati. Questa volta l’ipotesi di reato è di “turbativa d’asta mediante collusione allo scopo di favorire un contraente”. In altri termini, l’accusa è di aver pilotato un appalto a favore di specifici partecipanti; un’ipotesi molto grave dal momento che i vincitori di quelle gare sarebbero dovuti essere fornitori di dati sensibili per la comprensione del grande polverone di illazioni e barricate che ora avvolge l’intera base militare del Salto di Quirra. Aldilà dell’illecito, ancora tutto da verificare, sarebbe quantomeno sinistro registrare la volontà da parte di qualcuno di decidere arbitrariamente chi debba esaminare le condizioni di Quirra e darne conto e aprirebbe il campo a scenari ancora più tragici di quelli solo immaginati finora.

 

Se le accuse dovessero trovare riscontro, quello appena citato non sarebbe l’unico ostacolo posto davanti alla salvaguardia della salute e al perseguimento del benessere del territorio.

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In Sardegna si dice che si debba temere chi arriva dal mare. Non sempre è vero.

10 May 2012

Di Omar Onnis,
Presidente di ProgReS – Progetu Repùblica

Un magistrato italiano, il procuratore Domenico Fiordalisi, ha scoperchiato il pentolone ribollente delle servitù militari in Sardegna, in particolare della più grande di tutte (e non solo sull’Isola): il Poligono Interforze del Salto di Quirra (PISQ). Lo ha fatto in una audizione presso una commissione del senato italiano, presentando le risultanze delle sue indagini, da cui sono scaturiti nei giorni scorsi venti (20) rinvii a giudizio per vertici militari e amministratori locali.

Improvvisamente, i mass media e la politca – che pure dovrebbero essere piuttsto informati su questa come su tutte le altre questioni che riguardano la collettività – scoprono la terribile verità e mostrano stupore. Be’, benvenuti nel mondo reale, ci sarebbe da dire.
Nessuno stupore può avere luogo per chi segua la questione da tempo. Non si tratta di rivelazioni sconvolgenti, ma della conferma istituzionale dei nostri peggiori sospetti. Dal che non deriva sconcerto, ma pura rabbia civile.

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Senza miti e menzogne

10 March 2012

Di Nadir Congiu,
Responsabile Politico Ogliastra

Distinguere i miti dalla realtà non è sempre facile. Così come talvolta le bugie o le mezze verità spesso non vengono riconosciute come tali. Ed è così che scaturiscono polemiche costruite sull’odio e la menzogna, polemiche che non fanno bene a nessuno e che anziché costruire e coinvolgere positivamente, suonano più come una presa in giro, come un’offesa.

Abbiamo tutti letto della proposta del senatore Scanu del Partito Democratico. Parla apertamente di chiusura dei poligoni militari in Sardegna, della loro eccessiva presenza sul suolo isolano. Mi sorge spontanea una domanda: dove era il senatore Scanu quando alcuni deputati del PD proponevano l’ampliamento del PISQ? E’ doveroso chiederci queste cose, per non cascare nel limbo di chi predica bene e razzola male o magari non sa distinguere tra le due cose.

Mi viene in mente l’esempio dei cosiddetti “culti del cargo”, diffusi maggiormente durante la Seconda guerra mondiale, quando piccole tribù delle isole del Pacifico veneravano gli aerei cargo americani che portavano provviste per diversi mesi, dato che utilizzavano quelle isole come basi strategiche per le operazioni belliche. Finita la guerra, finite le merci, concluso il sogno di queste tribù, prese in giro – indirettamente e non – dal mondo moderno. Ecco, non vorrei che ciò accadesse anche noi. Non vorrei che arrivasse una divinità provvisoria, un avvento messianico a metà. Non abbiamo bisogno di questo, ma necessitiamo di guardare in faccia la realtà. Richiediamo un nuovo inizio, dove i vecchi poligoni, simboli delle più disparate emozioni, diventino luoghi di pace, dove tanti sardi possano operare per una bonifica del territorio da anni utilizzato per uno scopo non nostro, non sardo e non dignitoso, fondamentalmente disumano.

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Cadono i primi miti: i prodotti sardi sono sani

27 January 2012

Di Bobore Bussa
Responsabile Macroarea Territorio e Ambiente

La ASL di Carbonia, in una nota dei giorni scorsi, consiglia alle famiglie di Portoscuso di non somministrare frutta e ortaggi provenienti dal territorio del paese stesso. Volessimo essere garantisti – cosa non prevista dalla scienza in caso di pericoli per la salute – potremmo attendere la lettura dei risultati delle analisi effettuate dall’Istituto Superiore di Sanità. Eppure, sulla scorta di quanto rivelato da La Nuova, i dati sarebbero ancora “top secret”. Dunque appare lecito chiedersi: verranno resi pubblici? E quando?

Gli amministratori del territorio dovranno dare tante spiegazioni. Soprattutto dovranno spiegare come si farà ad accettare il seguente verdetto: l’industria pesante inquinante del Sulcis, che nessuno vuole in Europa, è incompatibile con un territorio che si vorrebbe vocato al turismo e all’agricoltura di qualità.

Questo è il momento delle scelte, perché altrimenti si rischia di essere ridicoli continuando a far credere che si può fare industria pesante e, nello stesso momento, anche agricoltura di qualità. Eppure lo si crede per via di una eccessiva fiducia acritica nella medicina e nella scienza e soprattutto perché, disperati, si pensa che un posto fisso in mezzo ai fumi di acciaieria sia sempre meglio di uno precario in agricoltura. Meglio ”pochi soldi sporchi, maledetti e subito” si diceva una volta.
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