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La necessità di agire

8 March 2013

Il rinvio della nuova legge elettorale regionale attesta ancora una volta la profonda inadeguatezza della classe politica sarda di fronte alle esigenze strategiche della nostra terra. Un passaggio di natura tecnica, sostanzialmente obbligato (il parlamento italiano ha ridotto il numero dei consiglieri regionali e sono già in vigore norme stringenti su diverse questioni fondamentali, come la parità di genere), viene piegato ai giochi di parte, alle necessità di sopravvivenza di quei comitati elettorali che ormai sono diventate le formazioni politiche principali.

Così, anziché dedicarsi a risolvere i numerosi problemi pratici della Sardegna, i partiti presenti in Consiglio Regionale preferiscono perdere tempo su questioni capziose, in base a interessi opachi e sostanzialmente faziosi, per di più senza nemmeno arrivare a un risultato concreto. La vergognosa manfrina sulla questione della parità di genere – temuta e osteggiata da molti, per il timore che una maggiore concorrenza di parte femminile precluda la carriera ai tanti uomini che occupano i seggi del Palazzo – aggiunge al tutto una patina di squallore, di cui non si sentiva davvero il bisogno.

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La vostra politica è morta

24 January 2013

ProgReS – Progetu Repùblica, in concomitanza con le elezioni politiche italiane del 24 e 25 febbraio, lancia l’iniziativa “Bollo nero sui partiti italiani”.

Invitiamo i cittadini, i comitati, le associazioni e i partiti che vorranno sostenere questa iniziativa ad unirsi in questa campagna per l’annullamento consapevole della scheda elettorale per esprimere con un atto chiaro e deciso tutta la loro lontananza dalle pratiche politiche e partitiche di cui fino ad oggi la Sardegna è stata succube.

Un’iniziativa che vuole mandare un messaggio univoco ai partiti italiani e alle loro succursali sarde: la vostra politica è morta.

Distribuiremo, insieme alla cartolina di presentazione, un bollo nero adesivo da applicare sulla scheda elettorale.

Un bollo grande quanto le dimensioni dei simboli presenti sulla scheda perché siano immediatamente riconoscibili i destinatari del nostro messaggio: i partiti italiani che si candidano in Sardegna. A partire dai prossimi giorni troverete i banchetti per la distribuzione del materiale in tutte le piazze delle nostre comunità.

Questo è un atto che chiama tutti i sardi ad impegnarsi in prima persona per costruire insieme il futuro della nostra terra: un futuro che si chiama Repùblica di Sardegna. È giunto il momento di abbandonare quel meccanismo dannoso della delega in bianco: spetta a noi metterci in gioco per cambiare realmente la politica e il modo di fare politica in Sardegna, e questo cambiamento potrà partire soltanto dall’interno delle nostre comunità, non in un parlamento di nominati dalle segreterie di partito romane.

Scarica la cartolina “Bollo nero”.

Nota sulle dimissioni di Massimo Dadea

4 February 2012

Apprendiamo dai media la notizia delle dimissioni del cardiologo nuorese Massimo Dadea dalla carica di presidente dell’associazione Sardegna Democratica. Pur senza entrare nel merito delle ragioni che hanno condotto a questa scelta, esprimiamo rammarico per il venir meno di una delle più evidenti sensibilità indipendentiste all’interno di un’associazione che negli ultimi anni si è distinta per il contributo polifonico offerto al dibattito politico e culturale sardo.

C’è poco da ridere

1 February 2012

Ci sono momenti in cui le barzellette non fanno più ridere. Noi ci troviamo in uno di quei momenti. Le dichiarazioni del presidente Cappellacci su una reiterata richiesta di incontro inviata al presidente del consiglio Mario Monti non suscita più l’ilarità amara che tale messinscena avrebbe suscitato sino a qualche tempo fa. Ormai suona come il tentativo patetico di distrarre i sardi con mezzucci da cabaret.

La politica sarda ha un preciso dovere: dare risposte alla Sardegna in nome e per conto dei nostri interessi collettivi, delle nostre necessità, delle nostre legittime aspirazioni. Rivedicare aiuto dall’Italia non corrisponde a questo dovere. Le richieste di aiuto alla stato centrale, impegnato a garantirsi una difficoltosa sopravvivenza, sono evidentemente del tutto inutili, oltre che poco dignitose.

ProgReS non condivide affatto la farsesca unità d’intenti delle forze politiche presenti in consiglio regionale propagandata oggi come ricetta definitiva per i nostri mali. Ci sembra un insulto alla nostra intelligenza e a quella dei sardi.

ProgReS pretende un impegno serio, da quelle stesse forze politiche. Intanto sulla questione delle entrate, lasciata in disparte mentre sarebbe il momento di farla valere con tutte le nostre forze e tutto il nostro buon diritto. Ci chiediamo che senso abbia chiedere sostegno economico a quello stesso stato italiano che non ci restituisce intanto i tributi che ci spettano, soldi nostri, dei nostri lavoratori. Ci chiediamo che senso abbia mendicare un aiuto che noi stessi non vogliamo darci da soli.

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Status: Indipendente

26 January 2012

Martedi 24 gennaio Alex Salmond, Primo Ministro scozzese e segretario dello Scottish National Party, ha parlato di fronte ai più importanti giornalisti politici del Regno Unito. Con gentile fermezza, nell’ottava delle “Hugo Young Lecture” (per capire l’importanza dell’evento bisognerebbe immaginare un simposio annuale di giornalisti politici in onore di una grande firma del passato, dove viene invitato un politico emergente per una conferenza), Alex Salmond è andato dritto al nocciolo della questione, definendo la Scozia “un punto di riferimento per politiche avanzate” e proponendo di “costruire nuove relazioni di mutuo rispetto con l’Inghilterra”. Sapeva che le sue parole sarebbero riverberate a lungo.

Salmond sta spiegando all’Inghilterra ed al mondo intero come il suo partito ormai “raccolga il voto di elettori fiduciosi, che vorrebbero che il loro Parlamento avesse un’importanza maggiore di quella attuale”. Supportato da studi politici, ricerche ed esperienza, dimostra con fermezza che “la situazione attuale non è giusta per la Scozia e non è giusta per l’Inghilterra: un referendum è l’unica possibilità di aggiustare le cose ed il Parlamento scozzese ha diritto a richiederlo”.

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La politica sarda non esiste

13 January 2012

di Omar Onnis – Presidente di Progetu Repùblica

I politici sardi non esistono. Ormai è evidente. La loro consistenza materiale è inversamente proporzionale all’importanza del ruolo occupato. Così per esempio un sindaco può esistere a intermittenza: scompare quando la multinazionale o il comitato d’affari o chissà quale altro centro di potere di turno vuole combinare qualche porcheria sul suo territorio; ma ricompare improvvisamente non appena la popolazione si sveglia e scopre la magagna e magari decide che non le sta bene. Un presidente di provincia ha già un’esistenza più precaria: di solito non c’è, ma si materializza in prossimità delle elezioni per prendere qualche decisione che gli torni vantaggiosa, tipo assumere all’ultimo momento una carrettata di persone a caso che gli fruttino i voti sufficienti alla rielezione. Il presidente di quell’ente già di suo evanescente come la Regione Sarda invece è praticamente un fantasma, una parola priva di referente concreto. Accoglie persone che protestano per qualche ragione (le ragioni per protestare sono una risorsa pressoché infinita, dalle nostre parti) e con voce flebile e lontana annuncia la propria inesistenza: non posso farci niente. Non può fare niente, non ha mezzi, non ha alcun reale motivo di esistere, in fondo. E infatti non esiste.

La conferma di ciò è che su una questioncella da niente come la famigerata vertenze entrate nessun presidente di regione ha mai fatto alcunché. Il famoso accordo Soru-Prodi, per dire, pure quello era un mero flatus voci, un pour parler, una finta. Tanto che così è stato interpretato dal governo italiano. Scemi noi che abbiamo preso tutto sul serio: a fronte di 0,00 euri restituiti del maltolto dovuto dallo stato italiano alla Sardegna (che pure il fantasma di Soru aveva accettato di dimezzare), a fronte di nessuna nuova entrata prevista e tanto meno realizzata a vantaggio dell’ente Regione Sardegna, ci siamo accollati intere fette del bilancio un tempo compartecipate o totalmente finanziate dallo stato centrale. Che dire poi di Ugo Cappellacci? Già in partenza era lecito dubitare della sua esistenza, dato che non fece nemmeno la campagna elettorale (a meno che non fosse lui il pupazzo che il ventriloquo Berlusconi di tanto in tanto faceva saltar fuori sul palco, per movimentare un po’ la sequenza di gag umoristiche e barzellette). Una volta eletto, poi, non se n’è vista traccia. Così, proprio sulle entrate tributarie, non ha fatto nemmeno finta di fare qualcosa.
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Indipendenza e Sovranità

14 July 2011

di Francesco Deledda

Negli ultimi giorni dalla lettura dei giornali sardi (vecchi e nuovi) sembra ci si trovi in una nazione prossima a diventare stato, con esponenti del PD e del PDL che si riempiono la bocca di sovranità e indipendenza, come se negli ultimi 50 anni ci fossero stati gli indipendentisti al governo.
Poi si gira pagina e si legge che i radar militari è giusto metterli perché servono a controllare le ondate migratorie verso l’Italia, nella pagina successiva troviamo l’altro che si rende disponibile a far diventare la Sardegna una pattumiera e in quella precedente leggiamo di aumenti volumetrici e impianti eolici per gli amici “continentali”.
A parole si fa in fretta a parlare di sovranità e indipendenza, ma nei fatti si continua con la solita tiritera.
La situazione economico sociale della Sardegna mostra evidenti segni di cedimento, la politica autonomistica con il piano di rinascita ha fallito, ben sapendo di farlo sin dai suoi albori.
C’è bisogno di forti riforme strutturali economiche, sociali e istituzionali.

  • C’è bisogno di un serio taglio della spesa pubblica attraverso la riduzione delle spese della pubblica amministrazione (circa 300 € per cittadino), magari tagliando qualche ente intermedio come le province e le spese della politica in senso lato.
  • C’è bisogno di una riforma che riduca enormemente la burocrazia ed aumenti il tasso di fiducia nei confronti dei cittadini
  • C’è bisogno di un piano energetico per la Sardegna che permetta di tagliare i costi di produzione, investire in ricerca, tutelare l’ambiente e abbassare il prezzo finale dell’energia.
  • C’è bisogno di una Piano Sanitario Nazionale che individui pregi e difetti di quello attuale, investa in innovazione (anche quest’anno si sono spesi oltre 40 milioni per curare Sardi all’estero)e tagli le spese superflue (ridurre gli acquisti clientelari e i ricoveri, aumentando le possibilità di cura a casa).

C’è bisogno di mettere mano a tutte le nostre infrastrutture, siano esse economiche o sociali.
Soprattutto c’è bisogno di una riforma sulle entrate fiscali, dalle imposte alle accise, di cui da troppo tempo si parla.
Per fare tutto ciò c’è bisogno di un governo serio e indipendente, un governo in cui si devono mettere da parte le ambizioni e gli ordini da Roma e capire che l’unico interesse da perseguire è l’interesse della Sardegna senza se e senza ma.