Articoli correlati ‘indipendenza’

Catalunya 2015. Uniti si vince.

27 November 2015

Reportage sulle recenti elezioni plebiscitarie di Luca Carta Escana – attivista di ProgReS Progetu Repùblica

Uniti si vince, divisi si perde. È sorprendente con quale facilità si possa sintetizzare un grande rito di popolo qual è un’elezione; eppure è necessario calarsi in profondità, analizzare mappe e dati, prestare ascolto ai sommovimenti in atto, interrogarsi sul presente e sulle prospettive per il Paese in questione.

La campagna messa in piedi dagli antindipendentisti in Catalogna – partiti politici, associazione spagnola delle banche e confederazione delle casse di risparmio, il Banco de España (la banca centrale spagnola), il potere mediatico da un lato e quello economico parastatale dall’altro – questo intero blocco si è contraddistinto per la volontà di spaventare chi intendesse esercitare il proprio diritto di decidere. Vediamo se vi è riuscito.

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Catalunya 2015. Custa est s’ora.

13 November 2015

Reportage sulle recenti elezioni plebiscitarie di Luca Carta Escana – attivista di ProgReS Progetu Repùblica

Aquí és nostre capitá,
aquí és nostra bandera.

Venerdì 25 settembre 2015. Eccoci alla chiusura della campagna elettorale; in gioco un voto che può cambiare la Storia (El vot de la teva vida, si dirà). Facciamo ordine: da una parte ci sono la coalizione indipendentista e civica di Junts pel Sí [Insieme per il Sì] ed il partito della CUP (Candidatura d’Unitat Popular); dall’altra abbiamo gli antindipendentisti del PPC (Partito Popolare spagnolo in Catalogna), quelli del PSC (Partito dei Socialisti spagnoli in Catalogna), di C’s (Ciudadanos, ovvero Cittadini), oltre che dell’UDC (Unió Democràtica de Catalunya) e di Catalunya Sí que es Pot (ICV, EUiA, Equo + Podemos), favorevoli ad un referendum per l’autodeterminazione del popolo catalano, eppure pronti a schierarsi per il No. Ci risiamo: il solito vizietto unionista…

Se si vuol conoscere in profondità questo Paese è necessario visitare il Museu Nacional d’Art de Catalunya. Situato all’interno del sontuoso Palau Nacional in cima a Montjuíc (Barcelona), il MNAC è lo scrigno di ciò che la Catalogna ha saputo donare al mondo. La collezione permanente svaria dall’arte medievale – romanica e gotica – a quella rinascimentale e barocca, con ulteriori spazi dedicati all’arte moderna, al disegno, alla fotografia, alla numismatica. Solo nelle sale consacrate al Romanico tanti i gioielli da segnalare; tra di essi possiamo ammirare la Majestat Batlló, scultura risalente alla metà del XII secolo che ritrae Cristo trionfante vestito con una raffinata tunica orientaleggiante.

Il Museu Nacional d’Art de Catalunya racconta un’altra vicenda tanto interessante quanto attuale. Parliamo degli affreschi della Sala Capitular del monastero di Santa María de Sixena (in catalano), che il MNAC espone oggi con orgoglio. Villanueva de Sigena è un comune di nemmeno 500 abitanti situato nella confinante comunidad autónoma dell’Aragón [Aragona]; nell’agosto del 1936 un incendio ne devastò il monastero, molte opere andarono perdute per sempre ed umana nefandezza fu il profanare le tombe dei re aragonesi (qui ospitate da tempo). Alcuni affreschi vennero letteralmente salvati a Guerra Civil in corso, per essere dunque portati a Barcelona. E sarà la titolarità della vasta opera ad accendere una disputa decennale, che recentemente ha visto il Comune di Villanueva de Sigena ed il Governo dell’Aragona fare causa alla Generalitat de Catalunya (a cui fa capo il MNAC). A breve verrà emessa una sentenza, e non è detto che sarà quella definitiva.

Nuovamente sui simboli nazionali. Come già accennato, a distanza di circa quattro secoli la Guerra dels Segadors scalda ancora gli animi, fa riflettere, alimenta il dibattito storico e politico. Ma da dove deriva questo desiderio di non dimenticare, di dare dignità al proprio passato? Molto fece la Renaixença, il movimento culturale che nel corso dell’Ottocento intese fare rinascere la lingua e la letteratura catalana, riscattandole dalla decadenza in cui erano precipitate a partire dal Cinquecento. Ora, se il Paese ha il suo inno ufficiale lo deve ad uno dei maggiori esponenti del Rinascimento catalano, Manuel Milà i Fontanals. Fu infatti lo scrittore e filologo a pubblicare nel 1882 la raccolta Romancerillo Catalán, nella quale incluse i versi de La guerra de los segadores. Il brano, appartenente alla tradizione orale e risalente al XVII secolo, narra le vicende del Corpus de Sang: è il 7 giugno 1640, giorno del Corpus Domini, e centinaia di mietitori armati di falce e di un Cristo velato di nero si ribellano ai crimini commessi dagli sgherri del conte duca d’Olivares. Quest’ultimo, valido del re Filippo IV, era stato per anni l’esecutore di una politica centralista e vessatoria nei confronti del popolo, che esasperato finì col reagire.

L’autore della parte musicale di Els Segadors è il compositore e pianista Francesc Alió i Brea, che rielaborò il testo riscoperto da Milà i Fontanals. Dapprima introdusse il ritornello “Bon cop de falç, defensors de la terra”, mentre per la melodia pare s’ispirò ad un’altra canzone catalana che descriveva un altro genere di imprese: la falce la metteva l’uomo; il campo d’avena la donna… si seus cumprèndius. Nel 1899 fu infine organizzato un concorso per dare all’inno una nuova veste lirica (in seguito ufficialmente adottata); ad imporsi fu il poeta e traduttore Emili Guanyavents i Jané, grazie ad una versione senza elementi religiosi ma non per questo meno peccaminosa.

La sera restiamo nella capitale e ci rechiamo in piazza Puig i Cadafalch, dove si svolgerà il comizio finale della coalizione Junts pel Sí. Immersi in un clima di festa, le attiviste e gli attivisti accolgono i nuovi arrivati; sono presenti decine di migliaia di persone e fatichiamo a farci spazio tra la folla. Questi uomini e queste donne semineranno consenso fino a quando potranno (a mezzanotte cala il silenzio elettorale). Il palco che dà il fianco al Palau Nacional tutto illuminato; i megaschermi, potenti altoparlanti e birrà a volontà; gli stand per sostenere la Causa, il servizio di sicurezza. Il volto professionale, contemporaneo e perché no spettacolare dell’indipendentismo europeo.

Prendono la parola i capitani della squadra di JxSí, che queste elezioni le vuole vincere per davvero; mica fare testimonianza. A questo si riferisce Oriol Junqueras, presidente di Esquerra Repúblicana de Catalunya, quando al microfono ricorda la promessa fatta ai propri nonni per la conquista della libertà: “I aquest dia ha arribat” [E custa dì est arribàda]. Qualcuno intona Els Segadors, e lo si canta in coro. È poi la volta di Artur Mas, di fatto ancora alla guida del Govern: “Una nació que no tè ànima és una nació sense futur”, e dichiara solennemente che il popolo catalano ha dimostrato di averne una. Alcune ragazze in t-shirt gradiscono assai e gridano: “President! President!” [su questo ritorneremo]. Ultimo a prendere la parola è Raül Romeva, indipendente, già europarlamentare e membro dell’intergruppo LGBT a Strasburgo. Si esprime in lingua catalana con naturalezza, proprio come tutti gli altri: “Volíem ser 100.000 candidats i ho hem superat. Som la llista més multitudinària d’Europa!”. Oltre centomila candidature per fare il nuovo Stato: “Ho farem i ho farem bé”. Conclude: “Diumenge serem el vent i guanyarem!” [Domìnigu eus a essi su bentu e eus a binci!]. Essere il vento… Tripudio finale, parte il DJ set: Coldplay, The Black Eyed Peas, Bruno Mars. È il momento di raccogliere, è ora di vincere.

Ascolta “Els Segadors” (live)

Immagine: El Corpus de Sang (1907) di Antoni Estruch i Bros – Museu d’Art de Sabadell, Catalogna

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Catalunya 2015. Prove tecniche di vittoria

6 November 2015

Reportage sulle recenti elezioni plebiscitarie di Luca Carta Escana – attivista di ProgReS Progetu Repùblica

Vivere quanto accade in Catalogna è credere in un avvenire possibile, accanto ad un popolo protagonista di una storia originale, titolare di un forziere traboccante di lingue, simboli e culture; è rigettare l’idea che la lotta di liberazione sia irrimediabilmente affetta da capopopulismo, morbo che spinge tanti a mettersi al riparo di pochi; è preferire il gioco di squadra ad iniziative solitarie ed estemporanee, rimarcandone il valore strategico, promuovendo il dialogo con tenacia. Partecipare è cogliere l’impegno delle donne in politica, riconoscendolo per quel che è: un fatto normale, giusto, vitale; consente di apprendere nuovi strumenti di contrasto verso uno Stato accentratore e giustizialista; è ascoltare la chiamata del nostro presente, ribellione nonviolenta per cambiare volto a questa Europa.

Domenica 27 settembre 2015. E’ la mattina del 27-S; il popolo catalano va alle urne per esercitare il dret a decidir, il diritto di decidere del proprio futuro. Nella più intensa campagna elettorale dalla caduta della dittatura franchista, catalane e catalani scelgono quale forma di governo dare al Paese. Certo i sondaggi han fatto la loro parte, eppure si avverte una certa polarizzazione. Per rendersi conto di questa divisione di sentimenti è sufficiente passeggiare per le strade della capitale, Barcelona: osservando i balconi delle abitazioni tante sono le bandiere appese; stupisce l’assenza di manifesti e di slogan scritti. Sembra che le parti contendenti – favorevoli all’indipendenza vs contrari – utilizzino lo stesso linguaggio; ma, ad uno sguardo più attento, spiccano il rosso, il giallo… ed il blu.

In giro l’atmosfera è serena. Passeggiamo per Port Vell, mescolandoci a ciclisti, corridori e giostrai; qualcuno, che non conosciamo, condivide il suo entusiasmo per il Sì. Perché queste elezioni – non a caso definite “plebiscitarie” – assomigliano ad un referendum, il cui quesito sarebbe stato: Vol que Catalunya esdevingui un Estat independent?

Fedeli al principio di non separare politica e cultura, visitiamo il vicino Museu d’Història de Catalunya. Aperto nel 1996, MHC nasce dal recupero di un edificio commerciale di fine Ottocento. Prezzo onesto, staff giovane, optiamo per l’esposizione permanente. Si parte con un’introduzione ai principali siti archeologici catalani. Buono l’apparato fotografico, l’intento è quello di far conoscere i paesaggi vicini. Vicini? Prima questione: il sito di Talteull (Rossellò) vanta “i più antichi resti di Homo erectus” finora rinvenuti; sebbene si tratti di un ritrovamento importante – datato a circa 450mila anni fa – sarà utile ricordare come ve ne siano stati di precedenti. Però cosa dire quando realizziamo che “Talteull” è Tautavel, in Languedoc-Roussillon, odierna regione amministrativa in territorio francese? Il punto è questo: il museo rivendica la “catalanità” della comarca del Rossellò, e la esibisce. Meglio approfondire. Le comarques de Catalunya furono suddivisioni territoriali istituite dalla Generalitat – il governo catalano – nel 1936; la Guerra civile spagnola le spazzerà via. Tornato il regime democratico, rinasceranno nel 1987. Fu invece il Trattato dei Pirenei, siglato nel 1659 da Spagna e Francia, a sancire il passaggio del Rossellò a quest’ultima. Esito della Guerra dels Segadors [dei Mietitori], che vide schierarsi la monarchia spagnola da una parte, le truppe catalane e francesi dall’altra. Vedremo in seguito come il ricordo del conflitto sia entrato a far parte dell’immaginario collettivo. Ricapitolando: in merito alla linea seguita dal Museu, ci troviamo di fronte ad una sorta di irredentismo, o piuttosto ad una struttura pubblica che infrange confortevoli confini, fotografando un processo in atto nella società?

Lasciate le sale introduttive, l’esposizione si concentra sull’incontro dei Paesi Catalani con le civiltà greca e punica, nonché sullo scontro con il potere imperiale romano (del quale non viene taciuta l’opera di colonizzazione perseguita nei secoli). È poi la volta del cristianesimo con le sue comunità, per lasciare dunque la scena alla calata dei Visigoti ed alla creazione del regno di Toledo. Ogni pannello descrittivo è trilingue – in catalano, castigliano ed inglese -, conciso e perfettamente leggibile. Alcuni reperti parlano il latino, il greco, l’arabo: è un piacere immergersi in una così ricca varietà. Tra sante e cavalieri saliamo al piano superiore ed eccoci in uno spazio intitolato “Naixement d’una Naciò” [Nàscida de una Natziòni]. Si fa riferimento alla conquista araba della penisola iberica, alla fondazione della al-Andalus. Così, dall’invenzione della noria (che rivoluzionerà i metodi di irrigazione), avanti fino al XII secolo, quando “sa cunchista de sa Catalugna Noa, s’acàpiu chi s’ammàniat cun s’Occitània e s’unioni dinàstiga impàri cun s’Aragòna afòrtiant s’istadu nou”.

Facciamo ora un passo indietro. Siamo ad un incrocio, in cui realtà e finzione si (con)fondono. Vediamo un manichino, raffigurante re Carlo il Calvo, al fianco di un altro: è Goffredo il Villoso, disteso in fin di vita. Il sovrano lo assiste e, quale estremo tributo, segna lo scudo dorato bagnandosi le dita nel sangue del morente. L’installazione vorrebbe essere drammatica e, dove la leggenda cede il passo alla verità storica (Carlo il Calvo morirà vent’anni prima di Goffredo), abbiamo comunque modo di interrogarci sull’origine della senyera, il vessillo nazionale. Simboli sui quali conviene riflettere, curando – se non quando riposizionando – le tessere della propria identità, della nostra appartenenza. Dobbiamo andare, ma prima un’ultima sorpresa. Usciti dall’ultima sala, ecco una teca che recita “El Museu presenta…“: come fosse una reliquia, ecco una estelada – bandiera dell’indipendentismo catalano – in un esemplare risalente al 1915. Sapientemente restaurata, rappresenta il gioiello dell’intera collezione, e l’istituto ne fa motivo di vanto. Tessuto che ha osato sfidare il tempo / Stella che pulsi, mentre il Paese decide di sé.

Nuovamente in strada. Si diffondono appelli ad andare a votare, nella convinzione che agire la democrazia aiuterà gli antindipendentisti. Stranezze note a tutte le latitudini. Et voilà la basilica di Santa Maria del Mar! Imponente espressione del gotico catalano, fu eretta nel Trecento grazie alle donazioni ed al lavoro degli abitanti del quartiere La Ribera. Tra di essi si distinsero i bastaixos [is bastàxus; gli scaricatori di porto] i quali, una volta svuotati i lontani vascelli, trasportarono le pietre nella Plaça del Born. Questo splendore è pure Vostro. La chiesa venne seriamente danneggiata durante l’assedio di Barcelona nel 1713 e 1714, e la disfatta viene commemorata l’11 settembre di ogni anno, in occasione della Diada Nacional de Catalunya. Sempre a questo doloroso evento è dedicato il vicino Fossar de les Moreres, stravagante monumento ai Martiri. Una signora sistema dei fiori con delicatezza, mentre la fiaccola arde in Vostra memoria; ma quando faremo autocritica su come onoriamo i nostri caduti?

Si è fatta sera, la nit electoral incombe.

Le lezioni della Scozia

2 February 2015

di ProgReS Progetu Repùblica Disterru

È significativa per un contesto come la Sardegna contemporanea, l’attenzione che gli attori della politica sarda hanno riservato all’esperienza del referendum di autodeterminazione scozzese svoltosi lo scorso settembre. È ancor più rilevante nel desolante panorama della politica italiana, che pesa come un macigno sulla Sardegna, nel quale i temi dell’autodeterminazione sono bollati frettolosamente come anacronistici e antieuropei.

Un evento storico come questo non poteva non ricevere tutte le attenzioni del caso da parte di un partito a respiro europeo e globale come ProgReS, presente nel Regno Unito con un nutrito numero di attivisti. Il referendum scozzese e la campagna che l’ha preceduto sono stati un esercizio di democrazia diretta e partecipata più unico che raro nel panorama europeo.

Un’esperienza dalla quale ProgReS e la politica sarda tutta può imparare una serie di lezioni che sono state illustrate magistralmente dai tre relatori, l’esperta di marketing politico Paola Bonesu, e i docenti dell’università di Edimburgo Dr. Michael Rosie e Dr. Eve Hepburn, ospiti di “The Day After” l’evento organizzato dagli attivisti del Disterru, la sezione internazionale di ProgReS.

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‘The day after: Europe’s stateless nations at a crossroad. The case of Sardinia’

18 September 2014

ProgReS – Progetu Repùblica Disterru, sezione internazionale di ProgReS Progetu Repùblica, ha organizzato per il 20 settembre ad Edimburgo la conferenza dal titolo:

 

‘The day after: Europe’s stateless nations at a crossroad. The case of Sardinia’

 

a pochi giorni di distanza dalla storica data del 18 Settembre 2014 in cui i cittadini scozzesi saranno chiamati a votare il referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Gli scozzesi saranno dunque chiamati a decidere il proprio futuro e lo faranno nel modo più democratico e rappresentativo: con un semplice segno sulla scheda referendaria.

L’obiettivo principale della conferenza sarà quello di discutere le differenze e i punti in comune nei percorsi che Sardegna, Scozia, Galles e le altre nazioni senza Stato in Europa hanno intrapreso per affrontare le sfide politiche nella via per l’indipendenza. In questo senso il referendum promosso dal governo scozzese è innovativo anche nei temi e nella visione che ha imposto nel dibattito politico scozzese: non un’indipendenza basata sulle rivendicazioni del proprio passato ma basata sulla visione della società scozzese del futuro.

Quella del 20 settembre si presenta come l’unico evento ufficiale organizzato da un partito sardo in Scozia, a conferma del lavoro svolto nella tessitura dei rapporti internazionali da ProgReS Progetu Repùblica in questi anni.

Si pensi alla partecipazione di una nostra delegazione in veste di osservatori internazionali al referendum consultivo organizzato in Catalunya nel 2011; ai recenti incontri tenutisi a Londra e Barcellona tra Michela Murgia, nostra candidata alla presidenza della regione con Sardegna Possibile, rispettivamente con Joan Campbell dello Scottish National Party e con la Presidente dell’Assemblea Nacional Catalana, Carme Forcadell; all’evento dello scorso luglio, sempre a Barcellona, organizzato dall’associazione Procès Costituent a cui ha preso parte il Segretario Nazionale di ProgReS Gianluca Collu ed, infine, alla partecipazione di una delegazione del partito alle ghjurnate internazionali di Corti in Corsica con la presenza di rappresentanti di organizzazioni indipendentiste europee e non (ERC, SORTU, Corsica Libera, SI, OLP).

La conferenza di Edimburgo rappresenta un passo ulteriore di questo cammino volto al consolidamento delle relazioni ed allo scambio di esperienze e strategie.  All’incontro saranno presenti i rappresentanti dei maggiori partiti indipendentisti d’Europa, a partire proprio dallo Scottish National Party e dai gallesi di Playd Cymru.

Interverranno:

Eve Hepburn, School of Social and Political Science, Università di Edimburgo

Michael Rosie, Docente di Sociologia, Università di Edimburgo

Paola Bonesu, Giornalista freelance e consulente di marketing politico

Modera: Alessandro Columbu, Ricercatore presso l’Università di Edimburgo – ProgReS Progetu Repùblica

L’evento inizierà alle 5.30 PM presso Abden House, 1 Marchhall Crescent, EH16 5HP, Edimburgo

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Scopriamo i nuovi possibili scenari all’indomani del referendum scozzese

16 September 2014

di ProgReS Disterru

Il referendum sull’indipendenza scozzese si concluderà tra pochi giorni. È una data storica, qualunque sarà l’esito, ed è un’occasione a cui gli attivisti di ProgReS Disterru non potevano mancare.

Per capire quanto questo evento coinvolgerà anche la Sardegna, è importante raccontare prima di tutto che cosa succede in Scozia, che cosa è il referendum, e quali implicazioni potrebbe avere per le nazioni senza stato in Europa. Di questi temi parleremo nella nostra conferenza il 20 Settembre qui faremo una sintesi del nostro approccio alla questione.

Cosa succede in Scozia?

La visione del referendum scozzese in Italia e in Sardegna è sicuramente distorta. Da diverse parti si sono citati i cosiddetti “temi identitari”: la lunga storia di guerre tra Scozia e Inghilterra, il controverso Atto d’Unione tra le due corone, le differenze “etniche” tra gli abitanti delle Highlands e il resto dei cittadini britannici, e così via, spaziando da “temi identitari” al folklore puro.

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Continuiamo a percorrere la strada verso l’indipendenza

7 May 2014

Il percorso democratico intrapreso da ProgReS poco più di tre anni fa, con la Costituente Republicana, prosegue.

La sfida impegnativa che ci siamo posti, per il bene della nostra terra, è stata e rimane quella di poter rafforzare l’idea di un indipendentismo moderno e organizzato, plurale e condiviso, propositivo e determinato. Capace di ascoltare e dialogare con tutti i cittadini sardi, anche con quelli che non condividono pienamente la nostra prospettiva politica di piena emancipazione dallo stato italiano.

Un indipendentismo di governo, insomma, al servizio dei sardi e del nostro interesse nazionale. Cogliamo l’occasione, dopo la celebrazione del terzo congresso nazionale, per ringraziare tutti gli attivisti e i sostenitori del partito che domenica hanno contribuito attivamente a scrivere un’altra pagina importante della storia della nostra organizzazione.

Grazie a tutti quelli che hanno votato a favore della nostra proposta ma grazie anche a coloro che, in quella stessa sede, hanno espresso perplessità e contrarietà alla nostra tesi e alle nostre strategie. Riteniamo tutto ciò utile nel nostro processo di radicamento e di crescita collettiva. La dialettica interna rappresenta l’unica possibilità per creare innovazione e per definire strategie sempre più capaci di affrontare i problemi della nostra terra. Per questo durante il nostro mandato cercheremo di favorirla e di rafforzarla sempre nel rispetto reciproco e nella comunanza degli obiettivi finali.

Così come esplicitato nel documento congressuale saranno tre i punti cardine su cui verterà l’azione del Partito: strategie politiche, organizzazione e formazione. Il compito di questa segreteria sarà rafforzare il partito con un capillare lavoro di radicamento territoriale in tutte le 377 comunità che compongono la nazione sarda. La nostra ambizione è quella di portare ProgReS al centro del dibattito politico sardo; coi nostri progetti, con le nostre proposte ed elaborazioni, saremo capaci di riempire di contenuti quello spazio politico lasciato colpevolmente vuoto dall’attuale classe dirigente unionista-dipendentista.

Affronteremo tutto ciò con lo spirito che da sempre ci contraddistingue. Perché il nostro non è un partito normale, ciò che ci unisce e ci permette di lavorare assieme non è certo il denaro, l’indennità di una poltrona da consigliere o una qualche rendita di posizione. Il collante che ci tiene uniti si basa su tre aspetti fondamentali e imprescindibili: la passione, l’entusiasmo e la fiducia. Ecco perché come segreteria garantiremo non solo che queste prerogative permangano ancora a lungo, ma sarà nostro preciso dovere alimentarle costantemente.

Un ringraziamento speciale va alla segreteria uscente per l’egregio lavoro svolto in questo difficile mandato, a Daniela Salaris Desogus che continuerà a occuparsi della tesoreria anche durante questa annualità e sarà parte integrante della segreteria.

Un grazie a tutti coloro che sono intervenuti al nostro congresso nazionale, in particolare il nostro grazie va a Michela Murgia per quanto ha fatto e per quanto farà ancora per l’indipendenza della nostra terra e per la crescita del nostro partito.

A innantis, fìntzas sa Repùblica!

Gianluca Collu Cecchini Simone Lisci Sanna Gianluca Argiolas Frantziscu Sanna Carta