Articoli correlati ‘indipendentismo’

Il nostro futuro inizia oggi

7 June 2016

di Gianluca Collu
Segretario Nazionale di ProgReS Progetu Repùblica

Diciamolo subito e leviamoci il dente: Cagliari conferma il sindaco uscente Massimo Zedda, il centrosinistra italiano governerà Cagliari altri cinque anni e noi abbiamo perso.

Nonostante l’impegno e la generosità del nostro candidato sindaco Enrico Lobina e di tutti i candidati, Cagliari Città Capitale, il progetto civico-indipendentista con cui abbiamo immaginato una Cagliari diversa, una capitale sarda al centro del mediterraneo, libera dall’egemonia dei partiti unionisti, non ha raccolto quanto ci auguravamo. Evidentemente i tempi non sono ancora maturi per fare di Cagliari ciò che secondo noi merita di essere; se guardiamo la realtà sarda comprendiamo anche il desiderio dei cagliaritani normali di avere il minimo indispensabile: strade in buono stato, rotonde funzionali e piste ciclabili solcate da biciclette.

Tuttavia abbiamo lavorato duramente per creare un alternativa di governo seria, coerente e credibile per la città di Cagliari, ci siamo confrontati con tutti, ben consci che sarebbe stato difficilissimo avere un fronte ampio contro il duopolio unionista. Sapevamo che le clientele, gli interessi personali, la fame di poltrone, sono cose a cui non si rinuncia facilmente; con una classe politica dipendentista abituata a vendersi per un osso secco sotto il tavolo pensare che avrebbero rinunciato a un osso con della carne, quale è Cagliari, era assai improbabile.

Quindi perché abbiamo comunque voluto proporre ai cagliaritani un progetto alternativo come CCC? Perché siamo indipendentisti, perché facciamo politica per il benessere di tutti i sardi e non per un rendiconto personale, perché riteniamo inconcepibile anche solo pensare di poter governare con i responsabili della nostra situazione attuale, i partiti italiani, perché riteniamo che sia sempre meglio una scelta giusta rispetto ad una scelta semplicemente “conveniente”.

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Rendiamo forte l’indipendentismo a Cagliari

3 June 2016

Mancano ormai poche ore al voto e nel desolante scenario politico delle amministrative di Cagliari, Progetu Repùblica de Sardigna è l’unico partito che non ha stretto alcuna alleanza con i partiti italiani. Nessun patto con i blocchi di potere del centrodestra e del centrosinistra. Una linea chiara e coerente dettata dal realismo politico piuttosto che da un sentimento romantico e antagonista.

Basterebbe guardare gli ultimi disastrosi due anni e mezzo di giunta Pigliaru – quella delle competenze e dei professori – per rendersi conto della assoluta inconsistenza e inefficacia della loro azione di governo. Una giunta impalpabile, con evidenti limiti di impostazione politica, distintasi solo per un aspetto: fare peggio della giunta Cappellacci. Una vera impresa!

Una Giunta che governa, grazie a una legge elettorale scandalosamente antidemocratica, con il voto di due sardi su dieci, che propina delle bufale per traguardi epocali: la tragicomica vicenda del treno veloce, costato ai sardi settantacinque milioni di euro e un aumento del biglietti del 18%, ma che viaggia all’indietro o non parte proprio, è nota a tutti.

Un giunta che ha fallito su tutti fronti nelle vertenze aperte con lo stato italiano a cominciare dalla cosiddetta “madre di tutte le battaglie”: la vertenza entrate. Si tratta di una questione molto cara a noi di Progetu Repùblica, non solo per il fatto che abbiamo dato vita e gambe all’iniziativa del fiocco verde, capace di mobilitare centinaia di sardi e raccogliere circa trentamila firme, ma perché sapevamo e sappiamo che una piena sovranità fiscale in Sardegna sarebbe una leva formidabile per la nostra emancipazione economica e sociale. Invece il suo triste epilogo, anch’esso spacciato come una “vittoria storica”, è poco più della promessa di un inutile carrozzone dispensa poltrone, ben lontani dagli obiettivi che si poneva il nostro disegno di legge.

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Con ProgReS tutte le forze indipendentiste per Cagliari e la Sardegna

19 May 2016

di Fabio Usala
Coordinatore Politico di ProgReS Progetu Repùblica Casteddu
e candidato Consigliere a Cagliari nella lista ProgReS per la coalizione Cagliari Città Capitale

Se ProgReS potrà partecipare alla prossima tornata elettorale per le elezioni comunali di Cagliari un sincero ringraziamento va alle tante persone che hanno lavorato e si sono sacrificate in un percorso politico che è iniziato ad aprile del 2015 quando, per la prima volta, ProgReS e Sardegna Sostenibile e Sovrana si sono incontrate in un faccia a faccia all’Ex-Art del quartiere Marina.

Un percorso lungo finalizzato a costruire un’alternativa politica per tutta la Sardegna al duopolio dei blocchi italiani di centro destra e centro sinistra, che noi chiamiamo “Agenda 2019”, che guarda all’orizzonte delle prossime elezioni per la Regione Autonoma: è un progetto che abbiamo deciso di far poggiare sul concetto dell’autodeterminazione del Popolo sardo e della sostenibilità ambientale.

Un percorso comune che dovrà vederci tutti uniti e in campo a partire dal 6 giugno. Le elezioni cagliaritane sono una tappa di questo cammino, che già ci ha visto all’opera nella campagna di propaganda, nella divulgazione e nell’informazione per il referendum “anti-trivelle” dello scorso Aprile.

Su questo punto vorremmo porre un primo interrogativo a tutti i sardi: Cosa significa oggi fare politica?

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Perché è necessario agire da indipendentisti

28 October 2015

di Gianluca Collu Cecchini
Segretario Nazionale di ProgReS Progetu Repùblica

Si è appena conclusa la 4a edizione delle Dies de Festa di ProgReS, la due giorni che festeggia e fa il punto sulle attività della nostra organizzazione in una cornice conviviale. Quest’anno i punti cardine su cui abbiamo strutturato la nostra festa sono stati: ISCO (la nostra scuola di indipendentismo volta a formare una nuova classe dirigente) e il confronto politico su un tema strategico come la costruzione di una alternativa nazionale di governo per Sardegna, che di fatto determinerà il futuro dell’indipendentismo organizzato nei prossimi anni.

Mi soffermerò sulla parte politica caratterizzata da un dibattito tra tutti i principali partiti e movimenti nazionali sardi che si poneva l’obiettivo di far conoscere le rispettive strategie e l’eventuale disponibilità alla costruzione di uno spazio politico capace di contrapporsi ai blocchi di potere dei partiti italiani.

Ciò che è emerso lo ritengo sicuramente positivo e incoraggiante: ad esclusione del Partito dei Sardi e di iRS che pur sostenendo che sarà soltando una fase di transizione, rimangono fermi sulla volontà di continuare a sostenere la coalizione del centrosinistra italiano, attualmente al governo della RAS, le altre componenti, ospiti del dibattito, hanno manifestato una chiara volontà di lavorare concretamente a questa prospettiva storica.

In merito a ciò ritengo particolarmente importante sottolineare la disponibilità del neo eletto presidente del PSd’Az, Giovanni Columbu, nel percorre una strada diversa da quella che i sardisti hanno solitamente battuto negli ultimi anni. Allo stesso modo ritengo importanti, anche se per motivi diversi, le parole di Antonio Muscas di Comunidades -il gruppo con cui lavoriamo dalle ultime elezioni sarde – che pur dichiarando di non essere indipendentista ma favorevole al diritto di decidere e all’autodeterminazione dei sardi si è detto pronto a lavorare alla costruzione di una rete di organizzazioni civiche e indipendentiste.

Il momento storico è propizio. Per combattere il destino di dipendenza, spopolamento e povertà materiale, sociale e culturale a cui le consorterie di potere politico/clientelare di centro-destra e centro-sinistra ci stanno condannando, è necessario agire da indipendentisti.

Fare gli indipendentisti significa vedere più avanti e con più profondità i temi nodali della società sarda, basti pensare a come l’indipendentismo abbia per molti versi anticipato e portato al centro del dibattito pubblico la lotta contro le servitù economiche, industriali, militari e culturali. Attualizzando temi quali la fiscalità, la speculazione energetica, l’occupazione militare, l’enorme ricchezza linguistica e culturale, solo per citarne alcuni. Significa fare le scelte più appropriate per la nostra nazione, significa difendere i nostri interessi materiali e immateriali.

Per questo dobbiamo aprire con generosità e lungimiranza un percorso più ampio e più inclusivo anche verso quelle parti che fuori dai partiti italiani e con forme originali rappresentano la società sarda che vuole finalmente uscire dalla dipendenza. Dobbiamo contribuire in maniera decisiva a creare e consolidare uno spazio politico, che abbia come unico orizzonte ideale la piena emancipazione del popolo sardo. La realizzazione delle condizioni sociali, economiche e politiche per cui la nostra nazione possa vivere da pari con tutte le altre nazioni del Mediterraneo, dell’Europa e del Mondo.

E con la stessa generosità ed inclusività, lungimiranza e apertura che dobbiamo accogliere gli indipendentisti che come noi vogliono abbracciare questo percorso di condivisione e di confronto con tutta quella parte di società sarda che vuole uscire dal tunnel della dipendenza e della sottomissione.

Oggi abbiamo di fronte a noi forse la sfida più ardua che il nostro popolo abbia mai dovuto affrontare nel corso della sua storia millenaria. Di fronte alla distruzione demografica, ambientale, economica e culturale a cui questa classe politica unionista-dipendentista ci sta definitivamente condannando, abbiamo la responsabilità storica verso noi stessi e verso il nostro popolo di agire da indipendentisti, e cioè di creare un progetto di governo serio e credibile per la Sardegna e per le 377 comunità che la compongono che metta insieme, che unisca, che faccia sintesi di tutte le parti sane della società sarda, pur rispettando le rispettive diversità ed identità particolari.

Solo così, solo facendo gli indipendentisti fino in fondo, solo con la generosità che è data dall’amore incondizionato che proviamo per la nostra Sardegna, solo andando a ricucire pezzo per pezzo le relazioni e la fiducia reciproca che ci possa permettere di collaborare all’obbiettivo comune senza inutili e “virtuali” snobismi, solo così potremmo finalmente unire il nostro popolo e tutte le anime sane che lo compongono in un progetto di cambiamento e di trasformazione reale della nostra terra.

Non si tratta di fare il cosiddetto “passo indietro”, si tratta di fare tutti insieme un salto in avanti.

In questo percorso ProgReS, il mio partito, c’è e ci sarà sempre portando avanti un indipendentismo serio e coerente, di governo e progettuale.

Fintzas a sa Repùblica!

(foto di Patrizia Zuncheddu)

Andiamo avanti nel percorso di apertura e collaborazione

10 March 2015

ProgReS Progetu Repùblica, nell’ottica della costruzione dello spazio politico aperto ed inclusivo di Sardegna Possibile, valuta positivamente gli annunci di richiesta di adesione che stanno pervenendo in questi giorni.

Sardegna Possibile è per sua stessa definizione una organizzazione di organizzazioni: proprio in questa prospettiva le richieste di adesione di formazioni indipendentiste, di comitati e di associazioni civiche, pur con delle differenze, le riteniamo politicamente affini alla nostra per prassi e obiettivi contingenti, è una conferma della credibilità del nostro operato che sta portando alla costruzione di una vera e propria comunità, di un blocco sociale e politico nazionale alternativo al duopolio unionista e dipendentista italiano.

A questo proposito riteniamo politicamente importante la richiesta di adesione di un movimento che da anni porta avanti la lotta per l’autodeterminazione del popolo sardo, ovvero Sardigna Natzione Indipendèntzia. Siamo soddisfatti del desiderio di SNI di sposare il progetto comune e di percorrere la strada che ci porterà a collaborare fattivamente non solo sulle singole battaglie che riguardano la Sardegna e i cittadini sardi ma anche in un progetto organico e a più ampio respiro, come Sardegna Possibile, che ambisce a governare la nostra Nazione.

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ProgReS ricorda i fatti della “Bloody Sunday”

28 January 2015

Di Coordinamento ProgReS Aristanis

Il 30 gennaio 1972 nella cittadina nordirlandese di Derry una manifestazione pacifica per i diritti civili si trasformò in un vero e proprio eccidio. I paracadutisti dell’esercito britannico aprirono il fuoco su una folla inerme di persone, uccidendo 14 cittadini irlandesi.

 ProgReS Progetu Repùblica ha deciso di inserire questa data nel calendario di eventi promossi sulla storia del ‘900 europeo e sulla lotta per l’indipendenza dei popoli senza stato. A tal fine, il prossimo 30 gennaio, presso la sede di Aristanis in via del Porto (sede Start Up) alle ore 19, verranno ricordati i fatti della “Bloody Sunday” (la Domenica di Sangue) con una introduzione sulla situazione politica nell’Irlanda del Nord e la proiezione del film omonimo del 2002 di Paul Greengrass, a cui seguirà un dibattito conclusivo.

 

Attivisti, sostenitori, simpatizzanti e amici, sono invitati a partecipare.

In cammino verso la costruzione di un’alternativa nazionale.

30 December 2014

Di Gialuca Collu segretario nazionale 

Sarà l’atmosfera natalizia che ci rende “tutti più buoni” ma in questi giorni ritorna in pista, così come avviene ciclicamente da qualche anno, la proposta di un partito nazionale sardo, un grande partito che raccolga le anime più disparate del confuso universo neo-autonomista o se preferite sovranista isolano, con l’intento di creare un’alternativa ai grandi partiti italiani.

La proposta in se non è peregrina, tutt’altro, possiamo anche riconoscere che si tratta di una proposta politicamente legittima, gli esempi positivi in Europa non mancano -lo Scottish National Party è uno di questi- il punto in questione è un altro. Ciò che rende questo strano invito alla fusione poco credibile, opportunista, italianamente furbo e quindi per questo irricevibile è chi se ne fa portavoce, ovvero quei soggetti che oggi sono alleati coi partiti italiani e ne sostengono in consiglio regionale l’inconsistente azione di governo.

È doveroso a questo punto chiarire due o tre cose sull’attuale giunta Pigliaru. Un’esecutivo di governo che si è reso protagonista di un impresa ai limiti dell’impossibile: è stato capace di fare peggio della giunta Cappellacci. Dalle vertenze nel comparto industriale a quella sui poligoni militari, alla vergognosa gestione delle mancate entrate fiscali, non solo si avverte l’impalpabilità delle decisioni prese ma addirittura manca quel carattere di prospettiva che dovrebbe guidare un’azione efficace e strutturale sui comparti fondamentali della politica nazionale sarda. Ciò è ancor più grave per il fatto che ci sono forze che sbandierano in lungo ed in largo un’appartenenza all’area indipendentista.

L’Indipendentismo per sua stessa natura non può che essere una forza riformista e innovatrice, capace di innescare quei processi virtuosi tesi a migliorare le condizioni di vita dei cittadini sardi, in grado di affrancarsi dagli schemi parassitari della politica clientelare unionista-autonomista.

L’Indipendentismo non può permettersi di non essere all’altezza di quanto sostiene, oggi più che mai.
Tuttavia esiste nel panorama politico sardo un progetto in grado rompere il duopolio di potere del centrosinistra e centrodestra. Questa forza esiste, ha preso decine di migliaia di voti alle ultime elezioni ma non è rappresentata in consiglio regionale. Siamo fuori perché non abbiamo accettato un ruolo da “stampella” ai partiti italiani, perché rifiutiamo il ruolo complice e subalterno a un sistema di potere corrotto che ha messo in ginocchio la nazione sarda. Siamo fuori perché una legge ignobile, iniqua e truffaldina, scientemente scritta da coloro che oggi siedono nei banchi del consiglio regionale, ha fatto in modo che andasse così: tenere lontano il cambiamento e perpetuare lo stato di dipendenza della nostra terra.

Non ci sarà alcun dialogo da parte nostra con chi sostiene un sistema di questo tipo, non ci sarà alcuna unione con chi predica bene e razzola male.
È tempo di scavare un solco netto tra chi vuole difendere gli interessi del popolo sardo e chi gli interessi dello stato italiano. Noi i partiti italiani li vogliamo fuori dalla Sardegna, per queste ragioni chiunque faccia alleanze o governi coi suddetti partiti non sarà mai un interlocutore credibile.

Come ProgReS Progetu Repùblica siamo pronti a lavorare, come stiamo già facendo nello spazio politico di Sardegna Possibile, a un blocco nazionale sardo che unisca movimenti e partiti politici, associazioni, comitati, liberi cittadini, ognuno con le proprie sensibilità e competenze ma uniti da un obiettivo comune: liberare la Sardegna dall’opprimente fardello italiano.