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Partimus dae tue

17 February 2017

I soggetti che compongono lo spazio politico di sintesi “Pro s’Alternativa Natzionale”, dopo l’importante giornata di studio e dibattito sulla necessità di una riscrittura dello Statuto sardo tenutasi la scorsa settimana a Sassari, si ritroveranno domenica 19 febbraio a Cagliari presso la suggestiva location del Castello San Michele.

Partiamo da te “Partimus dae Tue” è il titolo che spiega il senso dell’incontro partecipativo, dove i presenti contribuiranno con le loro idee e proposte a dare corpo a una agenda politica alternativa e concreta scegliendo e votando i temi più interessanti per il presente e il futuro dei sardi e della Sardegna. Il risultato di questo incontro definirà il programma di avvio di Alternativa Natzionale e le prime conferenze aperte tematiche. L’evento sarà strutturato in due fasi: una “creativa” per raccogliere gli input dei partecipanti, e una “valutativa” per discutere e selezionare le proposte che saranno oggetto dei futuri incontri.

Un incontro orizzontale voluto per rimanere in linea con quanto annunciato lo scorso ottobre alla presentazione del progetto al T-Hotel di Cagliari, ovvero di mettere in atto una fase preliminare di ascolto della società sarda, per rimarcare il fatto che nessun cambiamento è possibile senza la partecipazione diretta e il contributo dal basso dei cittadini.

Per le info sull’evento scrivere a: mesanatzionale@gmail.com

Nulla di tutto ciò andrà perso

3 April 2014

Sono passati quasi due mesi dalle scorse elezioni sarde. Ieri il presidente Pigliaru ha presentato di fronte al consiglio regionale il suo programma di governo, purtroppo in totale continuità con la linea di dipendenza di tutti quelli che l’hanno preceduto. Scampato il pericolo del cambiamento rappresentato da Sardegna Possibile, insomma, non si inizia affatto il domani ma caso mai si torna decisamente al passato.

E quindi l’Agenzia Sarda delle Entrate da primo provvedimento da adottare diventa una “prospettiva”, la fine della speculazione energetica ora invece sembra cedere alla “necessità” del metano, la lingua sarda e il suo insegnamento curricolare in tutte le scuole scompare per lasciare posto alla ristrutturazione dei muri delle aule, e così via.

Nel mentre gli indagati per reati contro la pubblica amministrazione vengono promossi a presidenti e questori della massima istituzione sarda, gli assessori vengono nominati sulla base del vecchia cara logica spartitoria dei partiti italiani, e ci si appresta a piazzare in qualche ente, società o magari all’università gli ulteriori amici degli amici e portatori d’acqua e di clientele che per il momento sono rimasti fuori dai giochi.

Insomma, i sessanti consiglieri, sempre meno rappresentativi e sempre più autoreferenziali e delegittimati dall’astensione della metà dei sardi e da una legge elettorale truffa, incuranti di quello che succede fuori dalle mura di via Roma, continuano come se niente fosse a fare i loro interessi a discapito degli interessi dei sardi. Come se nulla fosse successo.

Eppure non è vero che non è successo nulla.

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La lunga marcia

10 February 2014

di Paolo Piras – Segretario Nazionale di ProgReS Progetu Repùblica

“Amici e amiche del centrosinistra, quante volte vi hanno imposto la logica del voto utile? Votate noi, altrimenti vince la destra. Ma il consenso agli elettori non si chiede sulla base di una paura: si chiede sulla base di una proposta. Se il centrosinistra ha da offrirvi solo la sua paura, qui non è così. Non vi chiedo di votare per sconfiggere un avversario, ma di farlo per far vincere la passione verso un’idea, una visione, una proposta di società, che è l’unica cosa che rende la politica bella e dignitosa.

Alle prossime elezioni non sarete chiamati a scegliere tra destra e sinistra, ma tra chi vi propone la paura, la confusione, la divisione dei giochi di potere, e chi invece vi offre una proposta, una passione e la prospettiva di una Sardegna Possibile” .

(Michela Murgia, dal discorso di accettazione della candidatura alla carica di Presidente della Sardegna, Nuoro, 3 Agosto 2013)

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Ciò che è successo sei mesi fa a Nuoro durante Dies de Festa è stato il coronamento di un viaggio durato dieci anni.

Dieci anni, perché tanto è durata la nostra lunga marcia, iniziata tra gli scherni, l’indifferenza e talvolta il disprezzo di chi additava come folle e visionaria la nostra proposta di cambiamento. Dieci anni fa, la parola indipendenza non si poteva pronunciare senza che qualcuno ti ridesse dietro. Dieci anni fa non si poteva parlare di Repubblica. Dieci anni fa non si poteva nemmeno pensare di affrontare con una prospettiva di governo temi quali la vertenza entrate, la sovranità fiscale, la sovranità nei trasporti, la chiusura e la bonifica delle servitù militari e industriali, il piano energetico nazionale e mille altre cose che oggi, volente o nolente, sono di fatto i temi centrali dell’agenda politica sarda.

In tutti questi anni molto spesso ci hanno rubato le idee e ce le hanno rubate anche male. Eppure la nostra idea era molto semplice: un progetto che mettesse al centro dell’orizzonte politico dei sardi la Sardegna.

In tutti questi anni, ci ha animato la passione e la voglia di costruire quel progetto di cambiamento e soprattutto la voglia di condividerlo e di costruirlo assieme al maggior numero di sardi possibile. Lo volevamo fare e lo abbiamo fatto per offrire una speranza, per dare e non per chiedere, per offrire e non per reclamare una proposta di cambiamento. Ci siamo riusciti, con grandi sacrifici e con grande coraggio.

Ecco, il coraggio. Sono passati sei mesi da quando, durante Dies de Festa, Michela Murgia pronunciò quelle parole: “Vi chiederanno di votare per paura. Io vi chiedo di votare per coraggio”. Tempi non sospetti. Sei mesi dopo, quel momento è arrivato: vi stanno chiedendo di votare per paura. Ma la paura di cui parlano non è la vostra. È la loro.

È la paura di restare fuori dal sistema di spartizioni e di clientele. È la paura di non avere più pedine da spostare. È la paura di non avere più cantieri da autorizzare nei letti dei fiumi. È la paura di non avere più nessuno da ricattare. È una paura folle, ma non è quella degli elettori o della società. È la paura dei vecchi partiti. E mentre la società va da tutt’altra parte, chiedendo un cambiamento e tutte le sue domande rimangono tristemente inevase, i partiti tradizionali (specialmente uno) rispondono con la stessa sorda, pavida filastrocca: il voto utile.

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Medas, sàbios, unidos

31 May 2013

Il 30 maggio 2013 potrebbe essere ricordato nei libri di storia sarda prossimi venturi come un momento simbolicamente decisivo. Per la prima volta una scelta strategica relativa a un territorio della nostra isola è stata discussa con la popolazione, in una assemblea ufficiale, con tanto di funzionari pubblici impegnati a verbalizzare e annotare tutto. L’interlocutore specifico in questo caso era la SARAS. Un’azienda che si spaccia per benefattrice della Sardegna, quando tutti ormai dovremmo sapere che, a fronte dei profitti tratti sull’isola, l’azienda dei Moratti ha non solo detrurpato irrimediabilmente un angolo bellissimo della Sardegna, ma ci sta lasciando in eredità inquinamento e dissesto sociale e culturale. Senza per altro che i sardi abbiano potuto nemmeno godere dei vantaggi fiscali della presenza sul loro territorio della maggiore raffineria del Mediterraneo (dato che i depositi fiscali su cui si pagano le accise non stanno in Sardegna: perdita annua stimata, grosso modo l’equivalente del costo dell’intera sanità sarda).

Arborea ha mostrato alla SARAS come i sardi sappiano essere molti, intelligenti e uniti, se solo si offre loro l’occasione. Ma ovviamente l’aspetto pratico della faccenda non si può disgiungere da quello simbolico e da quello politico.

L’aspetto simbolico consiste in un cambio di paradigma proposto come concreta possibilità storica: la rivolta dell’oggetto che si materializza nelle facce e nelle voci di centinaia di sardi che dicono la loro sul proprio destino, che snocciolano dati, cifre, contestano ricostruzioni di comodo, umiliano la prepotenza e la supponenza di chi pensava di poter vincere a mani basse, confidando forse troppo nel mito identitario che ci vuole sempre remissivi, cedevoli, ignoranti, divisi (benché speciali, orgogliosi e ospitali, beninteso). Così Arborea assurge a precedente difficile da rimuovere, quale che sia la narrazione che ne faranno i mass media, la politica istituzionale e la SARAS medesima. Un esempio difficile da ignorare per tutte le nostre comunità. Comunità che saranno chiamate a misurarsi con quanto successo ieri, sapendo ora che quella scelta è praticabile, che si può far valere l’integrità etica, prima ancora che economica e sociale, di un territorio, anche di fronte a un moloch, a un soggetto forte, fortissimo, come una grande multinazionale. Sapendo che nessun interesse privato, per quanto presentato come generoso e conciliante, può coincidere con l’interesse generale dei cittadini sui propri beni comuni e sul proprio tessuto produttivo e relazionale, e che comunque ogni tipo di intervento sul territorio va negoziato con i diretti interessati. Un po’ come accadeva in epoca spagnola con i capitoli di grazia: le comunità pattuivano con i rappresentanti del signore feudale diritti e doveri, tasse e servizi, spesso facendosi valere, specie dove la comunità era coesa ed erano coese tra loro le comunità vicine.

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Democrazia è Partecipazione

31 May 2013

ProgReS Progetu Repùblica organizza per venerdì 31 Maggio alle ore 18:30 presso lo SpazioA in via Napoli 62 – Cagliari un incontro di formazione pubblica sulla democrazia partecipativa e sugli strumenti partecipativi.

Il relatore Roberto Boi, laureato in giurisprudenza all’Università Bocconi di Milano, e oggi collaboratore presso il Centro Studi per la Democrazia Partecipativa illustrerà anche diversi esempi di attuazione di bilancio partecipativo nel mondo e le varie modalità in cui è stato applicato.

A seguire i presenti saranno incoraggiati partecipare al dibattito a cui prenderenno parte anche la consigliera regionale di Sardigna Lìbera Claudia Zuncheddu, la deputata del Movimento 5 Stelle Emanuela Corda, Nicola Pirina coordinatore di Sardegna2050, Giovanni Acquati fondatore di Banca Etica e Franco Contu segretario nazionale di ProgReS Progetu Repùblica.

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Eletti i Presidenti Nazionali

18 March 2013

Nel corso dell’assemblea nazionale tenutasi ad Arborea domenica 17 marzo gli attivisti di ProgReS Progetu Repùblica hanno eletto i nuovi presidenti.

Dando seguito alla mozione approvata durante il congresso nazionale del 29 dicembre da quest’anno ProgReS potrà contare su due presidenti: una carica femminile e una maschile per garantire la parità di genere.

L’Assemblea nazionale degli attivisti ha dunque eletto ai ruoli di presidenza Federica Serra Pala (37 anni, Art Director) di Nuoro e Sandro Ghiani Anedda (60 anni responsabile comunale dei servizi culturali) di Isili.

L’assemblea, nel ringraziare il presidente uscente Omar Onnis Deidda per il lavoro svolto, fa i migliori auguri di buon lavoro ai neo-presidenti per il nuovo incarico da parte di tutti gli attivisti e sostenitori di Progetu Repùblica.

Torniamo alla realtà

16 March 2013

Tra elezioni italiane ed elezioni vaticane (da sottolineare i tempi molto più celeri di queste ultime, nonostante l’antichità dell’istituzione), in queste settimane i sardi sono stati proiettati in una bolla spaziotemporale sospesa nel vuoto e lontana dalle proprie esistenze concrete. Tutti lì a elucubrare su quel che intende fare Grillo, a contare i peli del naso dei suoi accoliti appena eletti, ad attendere le decisioni epocali di qualcosa di così poco epocale come la segreteria del PD o a commentare i colpi di teatro di Berlusconi e dei suoi seguaci (compresi i sardi, veri difensori della nazione, quella da cui traggono lo stipendio ovviamente). Oppure tutti col naso all’insù, puntato verso il teleschermo, a scrutare ansiosi il comignolo della cappella Sistina.

Nel frattempo, chi ha in mano le sorti della Sardegna si dava da fare per garantirsi un futuro confortevole, prima che tutto crolli. Da un lato il PD nostrano, dimentico della pantomima sulle candidature (tutta la grinta “sovranista” è svanita all’apparire delle poltrone romane, si direbbe), benché spaccato e con una base in libera uscita, si dedica a nominare vertici di fondazioni bancarie, incurante di tutto. Combinare qualcosa in sede politica, magari in consiglio regionale, sembra davvero troppo, evidentemente. Dall’altra parte, la combriccola della maggioranza, perso in modo del tutto indolore il pezzetto sardista, serra i ranghi intorno alla necessità di tirare a campare fino alla fine naturale della legislatura (ed anche oltre, se solo si troverà l’escamotage). Per dare un senso a questo anno scarso che rimane, Capellacci pensa bene di ricorrere a un trucco di bassa lega per acquisire posizioni vantaggiose nella campagna elettorale prossima ventura (o già in corso): azzera formalmente la giunta regionale, per poi riconfermarla in blocco (tranne il trasfugo La Spisa, vittima di un calcolo politico sbagliato: per dire in che mani era il bilancio della RAS fino a ieri). Il motivo di questa scelta apparentemente assurda è che con una giunta nuova sarà possibile nominare da capo i dirigenti degli uffici dell’amministrazione regionale, ossia quelli attraverso i quali si controlla tutta la macchina burocratica della RAS. Un modo evidentemente efficace di mettere la Regione al proprio servizio, per Cappellacci&friends.

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