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Promesse, fallimenti e priorità

27 February 2015

“Servono soluzioni nuove e coraggiose per riformare la macchina amministrativa, adeguare il quadro normativo e sostenere gli interventi su istruzione, servizi per il lavoro, formazione, trasporti, energia, rifiuti e opere pubbliche: Bisogna avere il coraggio delle scelte difficili” promise il presidente Pigliaru durante il discorso di insediamento. Ma le promesse di Pigliaru sono rimaste solo promesse.

Sull’istruzione come si può non ricordare l’aumento della tassa sul diritto allo studio, portata a 140 euro a studente universitario, come si può non ricordare il taglio delle risorse all’università diffusa che mette in serio pericolo il corso di studi di Architettura ad Alghero (uno dei pochi attrattivi a livello europeo) senza contare il ridimensionamento scolastico fatto senza interagire con i comuni interessati.

Sul tema del lavoro niente di innovativo è stato fatto se non politiche in continuità con le proposte della giunta precedente, senza nessuna seria incentivazione per le piccole e medie imprese.

Sui trasporti l’unica cosa che possiamo menzionare è la formazione di un nuovo monopolio marittimo senza che il presidente e l’assessore Deiana siano intervenuti a bloccare questa ulteriore dipendenza.

Sul campo dell’energia l’unica proposta fatta riguarda la riproposizione del Galsi con un altro nome, senza investimenti sulle energie rinnovabili, senza prese di posizione in merito a trivellazioni, maxi impianti eolici e alle altre speculazioni energetiche.

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Sovranismo, ovvero servilismo + dipendentismo

25 February 2015

Oggi si è consumato l’ultimo tradimento a danno dei cittadini sardi, un tradimento che costerà molto caro allo sviluppo e alle speranze di ripresa della nostra isola. Incredibilmente il consiglio regionale ha bocciato l’agenzia sarda delle entrate ed ha invece autorizzato la giunta a contrarre ulteriori 700 Milioni di Euro di Debiti e lo ha fatto nella maniera più subdola: a scrutinio segreto.

Spesso ci siamo trovati a criticare aspramente gli innumerevoli schiaffi che implacabilmente subiamo dal governo italiano ma quando lo subisci dal consiglio regionale sardo, dall’organo politico che dovrebbe difendere gli interessi del proprio popolo che lo ha eletto, ecco, allora lo “schiaffo” è un tradimento che brucia molto più forte. Una scelta questa che, guardando i numeri del pavido voto segreto, è quasi plebiscitaria: 48 contrari e solo 8 favorevoli.

Nulla di nuovo, direte voi? Il solito servilismo e dipendentismo della nostra classe dominante che piuttosto che far valere i diritti, difendendo gli interessi dei sardi contro lo stato italiano, preferisce caricare sulle spalle dei sardi e delle generazioni future ulteriori debiti che loro – i consiglieri regionali e i loro clientes e portaborse – mai pagheranno.

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Pigliaru e la dipendenza efficiente

4 April 2014

Le dichiarazioni programmatiche del presidente Pigliaru richiamano tutti gli elementi di preoccupazione suscitati durante la campagna elettorale e in queste prime settimane della nuova legislatura.

Non tutto è inaccettabile, beninteso. Alcuni punti del discorso riguardano ambiti e fattori strategici, su cui i propositi dichiarati sono accoglibili e in qualche caso in linea con quanto proposto da ProgReS e dalla coalizione Sardegna Possibile. Il lato negativo, in questo caso, è che dovrebbero essere realizzati da una maggioranza eterogenea e poco coesa che, per di più, in troppi suoi elementi, a cominciare dal partito di maggior peso, il PD, è evidentemente ostile alle misure annunciate. Si vedano i propositi su trasporti interni ed esterni, o sulla questione energetica, ed altri ancora. Tutti settori dove il PD ed altre forze della coalizione nel corso degli anni hanno mostrato molta attenzione per gli interessi consolidati di gruppi privati più o meno grandi o per soluzioni che non rispondono affatto all’interesse generale del territorio e della popolazione.

Dalle dichiarazioni programmatiche emergono però chiaramente anche i limiti di impostazione politica di questa giunta. L’efficientismo e la rispondenza a meri criteri tecnici prendono quasi sempre il sopravvento su valutazioni politiche e sulla altrimenti necessaria consapevolezza storica. Enunciare una blanda critica ai precetti dell’austerità targata Unione Europea e addirittura chiamare in causa Keynes non elimina la percezione di un discorso freddamente ancorato a principi astratti e a schemi rigidi, poco in linea con le acquisizioni più avanzate in campo economico internazionale.

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Ugo Cappellacci e la valigia di cartone

28 November 2013

di Segreteria Nazionale di ProgReS Progetu Repùblica

Quanti soldi abbia speso Ugo Cappellacci per i vari viaggi della speranza a Roma in cerca di elemosinare qualche spicciolo dallo Stato Italiano non è dato saperlo. Ma la cifra non sarebbe comunque paragonabile a quella che la Giunta Regionale avrebbe potuto legittimamente trattenere in Sardegna se solo avesse applicato lo Statuto Autonomo, istituendo una Agenzia Sarda delle Entrate e applicando gli art. 7, 8 e 9 dello Statuto nei termini – legittimi – a noi più favorevoli.

E così oggi, davanti all’ennesimo e prevedibile niet da parte del Governo italiano alle richieste per ottenere la fiscalità di vantaggio, Ugo Cappellacci minaccia di prendere per l’ennesima volta la valigia di cartone e andare a Roma.

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Dalla cucina autonomista il grande classico preelettorale dell’agenzia delle entrate finta

29 May 2013

Come una peperonata digerita male, come uno spicchio d’aglio mangiato per intero, ecco che l’autonomismo ci ripropone l’ARASE, l’Agenzia “regionale” delle entrate e delle riscossioni.

L’ARASE è niente popò di meno che l’Agenzia istituita dalla giunta Soru per occuparsi delle entrate derivanti dalla cosidetta “tassa sul lusso“, tributo istituito direttamente dalla regione dunque. Si trattava di un ente dalle competenze residuali, senza alcuan legame con le imposte di natura statale come IVA, IRPEF, accise, etc. Un ente quindi sostanzialmente inutile al fine di risolvere quello che è il vero problema fiscale in Sardegna, ovvero la vertenza entrate, che a oggi vede lo stato italiano debitore nei confronti della Sardegna di diversi miliardi di euro, come riconosciuto recentemente dalla stessa corte costituzionale italiana.

Cassata dagli organi di vigilanza statali la tassa sul lusso di Soru, la giunta Capellacci aveva messo fine anche all’esistenza dell’ARASE nel 2011.

Ma ora, in piena campagna elettorale, ecco che lo stesso Capellacci ci ripropone un vecchio classico della cucina autonomista/sovranista, cioè l’agenzia della riscossioni e delle “entrate regionali”, come fosse un piatto prelibato, la portata principale di chissà quale pranzo luculliano. Con la finanziaria appena approvata, infatti, la RAS istituisce nuovamente un ente (con naturalmente tutti i dirigenti necessari) che fa tutto fuorchè quello che è necessario fare, ovvero riscuotere tutte le imposte pagate in Sardegna e trattenerne la giusta percentuale di compartecipazione, così come stabilito dallo statuto.

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Anche la Provincia di Nuoro favorevole all’Agenzia Sarda delle Entrate

20 July 2012

Per la prima volta in sessanta anni di autonomia sarda vediamo applicato lo strumento della legiferazione popolare, che propone dal basso non per interesse personale ma per dotarsi di sistemi efficaci e funzionali al miglioramento in materia di fiscalità e incidere positivamente sul potenziale di sviluppo che questa può offrire.

In seguito alla raccolta firme promossa dal comitato promotore per l’istituzione di un’Agenzia sarda delle entrate, sottoscritta da circa 25.000 sardi, anche in Provincia a Nuoro si votato l’ordine del giorno a larghissima maggioranza con 15 voti a favore e 2 astenuti.

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Ad Oristano approvata all’unanimità l’Agenzia Sarda delle Entrate

19 July 2012

Il consiglio provinciale di Oristano ha votato all’unanimità l’ordine del giorno presentato dai capigruppo su suggerimento del consigliere di Progetu Repùblica, Sebastian Madau, che chiede alla Regione la discussione e l’approvazione della legge che istituisca l’Agenzia Sarda delle Entrate.

Dopo la lunga e approfondita discussione in aula del 7 Maggio scorso, alla presenza del presidente del comitato promotore, il consiglio aveva chiesto una sospensiva sul voto per analizzare ancora meglio il documento proposto. La provincia di Oristano è stata la prima, tra le 8 province, a discutere la proposta di legge per poi sposare l’iniziativa popolare che ha visto protagonisti 30 mila sardi che, con la loro firma, hanno chiesto alla regione di fare una scelta di campo: smetterla di pensare che lo stato italiano, dopo aver trattenuto 10 miliardi dei nostri soldi, ce li possa rendere tramite le lamentele e i mugugni, per esercitare un diritto sancito dallo Statuto (art. 9) e trattenere direttamente questo flusso di risorse.

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