di Daniele Addis
ProgReS Disterru

Francesco Pigliaru ha ragione. Lo dico senza mezzi termini e spiego anche cosa mi convince della sua analisi. Quando paragona gli USA e l’Europa, è ovvio che la struttura dei primi permetta di reagire alle situazioni di crisi molto meglio rispetto alla seconda. La loro struttura federale lo permette, mentre in Europa ci sono Stati come Italia, Spagna e Grecia ai quali è stato permesso di intraprendere politiche economiche fallimentari senza pensare alle conseguenze devastanti sul mercato unico. La cessione di sovranità è nata zoppa e molte costituzioni del dopo guerra mal si sposano con la situazione moderna. È stata fatta una cosa a metà che ha lasciato molta (forse troppa) discrezionalità agli Stati membri: alcuni sono stati più coscienziosi ed hanno mantenuto i conti a posto facendo le riforme necessarie, mentre altri hanno pensato che la loro struttura corrotta e inefficiente (vedi l’Italia) sarebbe migliorata per semplice contatto con le altre. Così non è stato e ora ci si affanna a cercare le ragioni del fallimento in fattori esogeni.

Le riforme strutturali non sono state fatte e nemmeno i tecnici sembrano in grado di sbrogliare la matassa (non è colpa loro se nel Parlamento italiano continuano a sedere gli stessi di prima). Proprio in questi giorni in Germania (paese che invece le riforme le ha fatte per tempo) il ministro delle finanze, Wolfgang Schäuble, ha aperto all’ipotesi di modifica della costituzione tedesca per cedere maggiore sovranità agli organi europei. Nessuno si è scandalizzato di fronte a questa ipotesi, ma il presupposto per fare una cosa del genere è che la facciano anche tutti gli altri Stati membri. In Italia, sia in area PD che PDL, si fanno discorsi esattamente opposti e qualsiasi ipotesi di modifica della costituzione (considerata un po’ alla stregua della sacra Bibbia, se non per cambiamenti insignificanti) viene accolta con una levata di scudi.

Però Pigliaru usa questi argomenti per dire che l’indipendenza della Sardegna dall’Italia avrebbe ripercussioni economiche catastrofiche. Nel momento in cui è l’Italia ad allontanarsi giorno dopo giorno dall’Europa questo discorso mi sembra un po’ paradossale. Una Sardegna indipendente dall’Italia all’interno dell’UE è probabilmente l’unico modo per far tornare l’economia e le istituzioni della Sardegna a livelli da paese civile. Certo, nessuno ha la bacchetta magica per far si che ciò si realizzi senza il minimo sforzo, ma l’assunzione diretta delle responsabilità sui destini di un territorio fisicamente slegato da quello italiano e con conseguenti diversi interessi rappresenta una condizione fondamentale per creare i presupposti al miglioramento. Negli stessi USA esistono Stati, come Massachusetts e Connecticut, che hanno superficie e numero di abitanti comparabili a quelli della Sardegna, ma nessuno si straccia le vesti per il fatto che non facciano parte di Stati più grossi. Nella stessa Europa ci sono Stati piccoli che, da un punto di vista economico, non hanno nulla da invidiare a quelli più grossi.

Per quanto riguarda la Scozia, Pigliaru parte dal presupposto che, una volta staccatasi politicamente dalla GB, questa vivrebbe in regime di autarchia. Invece lo SNP è favorevole all’adesione all’euro (poi ovviamente dipenderà dai cittadini scozzesi), il che permetterebbe di coprire in poco tempo le perdite iniziali.

Ecco, Pigliaru dice cose sicuramente giuste, ma secondo me fa un po’ di confusione. Se ha tanta voglia d’Europa, gli consigliamo di mettere da parte l’indivisibilità istituzionale di una Repubblica italiana sempre più alla deriva e lontana dal mercato unico (accusato ingiustamente di essere il colpevole delle sue disgrazie) e di spendersi per una Sardegna protagonista alla pari di altri Stati europei. Se avessimo successo magari anche l’Italia, un giorno, potrebbe rinsavire e prendere atto dei propri errori. Una piccola e insignificante perdita territoriale potrebbe portarla a un netto guadagno dal punto di vista istituzionale.

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