Di Ivan Dessy Di Stefano Attivista ProgReS Aristanis

Lo Stato Italiano ha la capacità di fare questo, ti trasforma in preda, ti fa apparire “carogna” quando invece sei vittima del sistema. L’Italia, la sua burocrazia, il suo sistema parassitario, trasformano in “carogna” la penuria, la povertà, le disgrazie economiche e le tragedie che derivano dall’incapacità di pagare le tasse rispetto a situazioni che la sua stessa burocrazia ha creato. Grassa pietanza da servire su un piatto d’argento per essere divorata dagli avvoltoi di turno.

Ed ecco allora che lo STATO Italiano si inventa EQUITALIA, sistema di sciacallaggio regolato per legge. E tu, se non riesci a pagare quanto dovuto, anche se la colpa non è tua, anche se sei vittima della famosa delibera regionale 44/88 che i funzionari regionali si dimenticarono di spedire presso l’U.E. affinché potesse essere recepita, a te che sei vittima, il sistema ti bolla come infedele, come “carogna” da punire a qualunque costo. E si sa, le carogne attirano gli avvoltoi. Gli sciacalli ne percepiscono l’odore, anche se ormai è dato assodato che risultano essere parte lucrosa e clientelare in combutta con questa mostruosa macchina di esazione burocratico-amministrativo.

Nel contempo, lo stesso Stato ha il coraggio di mandare in prescrizione delle evasioni di centinai di milioni di euro (sentenza Berlusconi docet), di scudare delle evasioni di miliardi di euro imponendo soltanto una penale del 5% (condono tombale inventato da Tremonti), garantendo l’immunità al grosso evasore di turno, non facendogli fare neanche un giorno di galera. A te che sei debole, solo, anziano, abbandonato all’inevitabile destino, ti scatena la sua macchina repressiva, muscolare all’inverosimile, armata sino ai denti, i cui costi, è dimostrato, coprirebbero abbondantemente le “supposte” evasioni.

Stavolta il Colossal cinematografico va in onda presso l’azienda Spanu, strada 22 est, comune di Arborea. Nella riedizione del remake di “Terra Segada”, in operazioni di spoliazioni poliziesche già viste, lo stato Italiano ha mandato in onda se stesso in un film già visto. Stessi effetti speciali degni di un film di guerra. Medesimi protagonisti dell’ennesima operazione di polizia, anche se con differenti vittime sacrificali immolate sull’altare di una giustizia che dimostra la sua capacità di repressione di fronte a chi è debole. Il tutto accomunato da un denominatore comune: EQUITALIA.

Oggi come allora, lo STATO presenta se stesso per ciò che è, nella maniera peggiore. Centinaia di uomini armati, furgoni blindati, forestali schierati nelle campagne, unità cinofile, elicotteri, vigili del fuoco, ambulanze. Figuranti in divisa, in taluni casi con il volto coperto, quasi volessero coprirsi per mascherare la vergogna di quanto devono compiere, si presentano presso l’azienda Spanu la mattina presto. In assetto antisommossa ti circondano la tua casa, sfondano la porta e prendendoti a manganellate sul cranio se provi ad opporre una timida resistenza, ti cacciano da quel luogo nella quale hai speso tutto te stesso; nel quale hai cresciuto i tuoi figli; dove sono depositati i ricordi e i sacrifici di una vita; nel quale, troppo spesso, vi è anche l’unica possibilità che hai di crearti una fonte di reddito.

Solo la mediazione dei parenti più stretti ha portato alla resa dell’agricoltore di Arborea Giovanni Spanu, 76 anni, della moglie e di un figlio che si sono cosparsi di benzina, che minacciavano di darsi fuoco. Ed è sconvolgente scoprire che tutto è cominciato con una cambiale agricola da 15 milioni di lire pagata regolarmente nel 1994 di cui, però, si sono perse le tracce. Le abitazioni, quelle del Signor Spanu e dei suoi figli, che insistono sul podere agricolo e l’azienda, frutto del lavoro di una vita, i mobili, le serre, i trattori, valgono non meno di 600 mila euro, ma sono stati (s)venduti all’asta per 125 mila. Colpisce che si può perdere la casa e l’azienda per meno 8.000 euro, colpisce perché è chiaro che c’è del “marcio”. Ovvio che per il sistema non sia così, che tutto rientri nella “legalità” della procedura di sfratto e di prelazione ai danni della “carogna” di turno. Sarà pure legale la presenza di centinaia di poliziotti e di elicotteri che svolazzano nel cielo con il fine di eseguire lo sfratto, sarà pure legalizzato calpestare in quel modo la dignità delle persone, ma tutto questo è indegno di un Paese civile, di un paese che si dice Democratico.

Vergognoso è il sistema che crea dei terzi, degli sciacalli che possano trarne vantaggio.

Questa è la procedura. A guadagnarci non è il creditore, ma un terzo che “approfitta” del debito non pagato per fare un affare a prezzi immorali. In Sardegna ci sono migliaia di provvedimenti esecutivi di questo tipo. Le banche sono in cima alla classifica dei creditori. Case messe all’asta per un debito di poche lire e svendute per una manciata di euro. Per loro un debito non è famiglia che finisce sul lastrico, ma una pratica da espletare. E sappiamo bene chi è l’acquirente della casa e dell’azienda Spanu. Sappiamo che è uno di quei personaggi che frequentano il mondo nebuloso delle aste a caccia di “affari” convenienti. Gli è stato più volte offerto di desistere da questa azione indegna, di fare un passo indietro ed evitare di mettere sul marciapiede due pensionati di 76 e 63 anni, ai cinque figli e a due nipotini. E non contenti, si sono pure presentati con l’arroganza infame di chi ha la sicurezza di essere protetto.

E non serve a nulla dimostrare che con i costi sostenuti per realizzare quest’intervento di predazione statale, così ferocemente disumano, realizzato attraverso una procedura più consona a un regime poliziesco, potresti coprire per intero le spese dell’acquisto dell’intera azienda. Che si potrebbe realizzare un sistema alternativo, un sistema “virtuoso” il quale dovrebbe avere l’obbligo morale di dare la possibilità di pagare il debito che un’azienda ha maturato attraverso un prestito concesso all’azienda debitrice, affinché possa coprire il proprio debito contratto con lo Stato. Non serve a nulla dimostrare che la logica della predazione, seppur di Stato, è sempre e solo deleteria, per il semplice motivo che è sistema che cannibalizza se stesso, per il semplice motivo che è modus operandi che affonda il coltello nell’anima delle persone. Perché lo Stato non è la legge, lo Stato sono le persone, siamo noi, esseri umani che vi abitano e che siamo “costretti” ad accettarne la cittadinanza.

Noi in Sardegna questo sistema di gestione predatoria lo conosciamo bene. Lo hanno fatto con la nostra terra, quando ce l’hanno sottratta destinandola a poligoni in cui esercitarsi per la guerra, avvelenandola con i rifiuti radioattivi e con i metalli pesanti. Sappiamo bene qual è il vero volto dello Stato Italiano. Sappiamo da sempre qual è il gioco portato avanti. Fanno delle norme con il preciso intento di colpirti e ferirti, quindi insistono a battere sempre sullo stesso punto, facendo in modo che la ferita incancrenisca, così loro, gli avvoltoi, gli sciacalli, i parassiti che incarnano l’abominio che si nasconde dietro le leggi di questo sistema gestionale e con l’assenso operativo di questo, possano poi piombarti addosso e spolparti anche se sei ancora vivo.

Foto di Nicola Pinna

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