di Segreteria Nazionale di ProgReS Progetu Repùblica

Quanti soldi abbia speso Ugo Cappellacci per i vari viaggi della speranza a Roma in cerca di elemosinare qualche spicciolo dallo Stato Italiano non è dato saperlo. Ma la cifra non sarebbe comunque paragonabile a quella che la Giunta Regionale avrebbe potuto legittimamente trattenere in Sardegna se solo avesse applicato lo Statuto Autonomo, istituendo una Agenzia Sarda delle Entrate e applicando gli art. 7, 8 e 9 dello Statuto nei termini – legittimi – a noi più favorevoli.

E così oggi, davanti all’ennesimo e prevedibile niet da parte del Governo italiano alle richieste per ottenere la fiscalità di vantaggio, Ugo Cappellacci minaccia di prendere per l’ennesima volta la valigia di cartone e andare a Roma.

Una valigia ormai molto leggera, quasi vuota. Una valigia al cui interno non ci sono idee chiare su come garantire la ripresa economica dell’isola, e in cui tantomeno compare alcun provvedimento utile da attuare nell’immediato. Gli unici fogli che Cappellacci si porta appresso sono quelli dei provvedimenti giudiziari intrapresi dalla magistratura nei suoi confronti: dallo scandalo P3 al crac della municipalizzata di Carloforte.

Quella di Cappellacci è una valigia carica soltanto di demagogia e sensi di colpa, simbolo finale di una Presidenza fallimentare, senza alcuna visione e prospettiva, che utilizza la maschera della Zona Franca per nascondere la propria incompetenza e che ha toccato per l’ennesima volta il fondo con la pessima gestione dell’emergenza alluvione.

Sullo stesso livello di Cappellacci si pone anche il PD, che per bocca del segretario Silvio Lai rilancia la possibile intesa con lo Stato Italiano grazie all’intercessione del governo amico. Quello stesso governo amico con cui l’allora Presidente della Regione Renato Soru strinse un accordo per la chiusura della vertenza entrate, accollandosi i maggiori oneri di bilancio concordati ma ottenendo in cambio un pugno di mosche.

Insomma, appare ormai chiaro che a garantire una ripresa economica per la Sardegna non potrà essere l’ennesimo rappresentante dei partiti che fanno riferimento al sistema politico italiano, quali che siano gli orpelli sardi o persino paraindipendentisti che ad essi si aggregheranno. L’intero sistema politico dipendentista è la causa principale dei problemi che afferma di voler risolvere. Né il PDL né il PD sono mai stati in grado di garantire effettivamente una maggiore autonomia e sovranità fiscale per i sardi.

Non sono mai riusciti a sfruttare a pieno quella che concede attualmente lo Statuto Autonomo, figurarsi se questi personaggi sarebbero capaci di ottenere maggiori concessioni dallo Stato italiano.

Ciò che serve è un rinnovamento totale nella classe dirigente sarda. Un rinnovamento di persone ma anche un rinnovamento di visione: non è più tempo di rivendicare o di chiedere gentili concessioni al Governo centrale.

È tempo di creare una fiscalità nazionale sarda, tarata sulle esigenze e sulle necessità dei sardi, che superi la visione dipendentista e che metta al centro di tutto il progetto politico i bisogni delle nostre comunità.

Questo è il nostro progetto, questo è il progetto di ProgReS e di Sardegna Possibile.

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