del Responsabile Territorio e Ambiente di ProgReS Progetu Repùblica

Un investimento di 237 milioni di euro con un impianto di 50 pale eoliche alte fino a 175 metri può passare inosservato?

Verrebbe da dire no, ma nonostante questo progetto sia in ballo dal 2009 sono pochi i cittadini dei Comuni interessati (San Gavino Monreale, Villacidro, Sanluri) ad essere a conoscenza di questo mega impianto proposto dalla Medio Campidano S.r.l..

Se venisse approvato diventerebbe il primo parco eolico in Sardegna quanto a potenza installata, 150 MW. L’attuale primato lo detiene l’impianto eolico di Buddusò-Alà dei Sardi (Olbia-Tempio) con 138 MW.

La responsabilità di questa assenza di informazione è imputabile in gran parte alle amministrazioni interessate dal progetto. Pensiamo al Comune di San Gavino Monreale ad esempio. 38 pale saranno installate nel suo territorio con prevedibili importanti modifiche al suo paesaggio (e non solo come esposto più avanti), ma nonostante ciò l’amministrazione non si è mai preoccupata di coinvolgere i propri cittadini prima di decidere se accettare o meno le proposte che la società le ha fatto.

La Medio Campidano Eolica S.r.l., nome sardo ma sede a Bolzano, prevede “prudenzialmente” di guadagnare il 32% dall’investimento, al netto di imposte e inflazione. Numeri da capogiro se confrontiamo la cifra con le percentuali ottenibili dalle classiche rendite di tipo bancario o mediante investimenti finanziari.

A fronte di questi guadagni le amministrazioni hanno contrattato di ricevere appena il 2% (da spartire tra i 3 Comuni) del fatturato del parco in opere di compensazione. La legge italiana prevede un tetto del 3% e ci saremmo aspettati che le amministrazioni si spingessero almeno ad ottenere il massimo consentito puntando a ottenere quanti più benefici possibili a fronte di un costo per la collettività rappresentato dal consumo di territorio e da tutto quello che ne consegue: impatti su paesaggio, beni culturali, avifauna, giusto per citarne alcuni. Sia chiaro, stiamo parlando di briciole. In altri paesi Europei, Danimarca ad esempio, le società private che realizzano nuovi impianti eolici sono obbligate a proporre alla popolazione locale l’acquisto di quote dell’impianto fino al 20% del suo valore. Un piccolo esempio di cosa può significare la sovranità sulla legislazione in tema di risorse energetiche. In Italia purtroppo le cose vanno diversamente, il privato cerca di fare unicamente il proprio interesse e spetta alla politica ai vari livelli istituzionali mettere un freno alle mire speculative dell’imprenditore di turno.

La Medio Campidano Eolica S.r.l. ha le idee molto chiare su quello che vuole ottenere e negli atti depositati rimarca che “per tutti gli aerogeneratori per cui non sarà possibile stipulare il contratto, si avvierà la procedura espropriativa“.

Cosa stanno facendo i Comuni interessati per difendere i propri cittadini? Solo il Comune di Sanluri ha alzato un pochino la voce quando in una prima bozza di progetto si proponeva un elettrodotto ad alta tensione con tralicci e ha ottenuto dalla società che lo stesso elettrodotto venisse proposto interrato.

L’archeologa a cui è stato richiesto uno studio e un parere dalla società ha giudicato l’impatto delle opere previste di livello medio-alto con possibile eliminazione o danneggiamento di beni storico/monumentali, alterazione di aree di potenziale interesse archeologico e compromissione del significato territoriale di beni culturali. E la maggior parte delle aree sensibili indicate dall’archeologa sono localizzate in agro di San Gavino Monreale, che ospiterà 38 delle 50 pale in progetto.

Non ci risulta che l’amministrazione sangavinese abbia mosso un dito per tutelare questi beni collettivi. Gli incontri di presentazione al pubblico che sono stati fatti nei territori sono stati pochissimi e si è trattato delle assemblee obbligatorie previste dalla legislazione in tema di Valutazione di Impatto Ambientale. Informare i cittadini su quale sarà il futuro del proprio territorio nei prossimi 30 anni è ben altra cosa.

ProgReS Progetu Repùblica segue da anni i progetti degli imprenditori del vento nel Medio Campidano e per l’ennesima volta sentiamo chiaramente la necessità di difendere gli abitanti del territorio informandoli.

La nostra politica energetica non è contraria alle rinnovabili, a patto che ci sia un piano energetico con regole certe a tutela del territorio e a beneficio del cittadino. Prima si decide quanta energia ci serve, come la vogliamo produrre e dove la vogliamo produrre. Dopo questa fase, preliminare e obbligatoria, le società potranno proporre le loro idee che dovranno però essere in sintonia con le vocazioni peculiari dei singoli territori. Ci troviamo invece nel pieno di un far-west e le società fanno a gara per accapparrarsi gli ultimi incentivi milionari sulla produzione da energia rinnovabile. Senza pianificazione. Il primo che arriva pianta le bandierine e se nessuno protesta quelle bandierine rimarranno là forse per 30 anni o forse anche più. La dismissione degli impianti è un aspetto spesso trascurato ma Furtei e la sua miniera ci insegnano a non abbassare la guardia.

In questo quadro, i Comuni sono gli ultimi baluardi a tutela del cittadino. Purtroppo come vediamo avviene esattamente il contrario e il rischio concreto è che invece di tutelare i propri cittadini, le amministrazioni tutelino unicamente l’interesse delle società investitrici.

ProgReS Progetu Repùblica non ci sta e continuerà a mettere il fiato sul collo alle istituzioni. Più siamo e più efficace sarà la nostra azione. Contattateci: info@progres.net

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