di Daniela Concas
Attivista di ProgReS Progetu Repùblica
Candidata nella Lista ProgReS per Cagliari Città Capitale

Il 17 maggio è la giornata internazionale contro l’omofobia, promossa dall’Unione Europea e celebrata dal 2005, anno in cui l’OMS la rimosse dalla lista delle così dette “malattie mentali”.

OMOFOBIA: dal greco homios che significa “stesso, medesimo” e fobos, “paura”, designa una paura irrazionale, quella del diverso da se: in ultima analisi è un timore ossessivo di scoprirsi omosessuali. È perciò uno sbilanciamento tra “se” e “l’altro” che si esprime in una condanna e un giudizio verso il prossimo. Una comportamento che porta a considerazioni più profonde verso una società che divide creando solchi e verso coloro che portano avanti etichette sprezzanti, rigide e inflessibili verso l’omosessualità.

L’omofobia è quindi, in questi termini, un atto intrisecamente violento, tanto più nel contravvenire ai principi primi che regolano la nostra convivenza civile. Anche la costituzione dello stato italiano, pur non esplicitando orientamenti sessuali ne palesa la libertà di scelta: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.. [..] “.

Ancora più esplicito si fa il decreto legge del 19 luglio 2003 n 216, che tutelando le discriminazioni sul luogo di lavoro esplicita la questione dell’orientamento sessuale. Molti altri testi di legge o loro proposte espliciteranno tali principi di non discriminazione, che dovrebbero essere coerenti con una società autodefinitasi “democratica e civile” come la nostra.

Tutto questo fino all’importantissimo passo attuato e ottenuto con l’approvazione definitiva alla Camera l’11 maggio 2016, che riconoscendo le unioni civili riconosce anche legalmente (e finalmente) le coppie omosessuali.

L’11 Maggio di quest’anno lo stato italiano è dunque finalmente diventato ufficialmente il 27esimo stato che regolamenta e riconosce l’omosessualità come “specifica formazione sociale“, potendo così usufruire di un nuovo istituto giuridico proprio, facendo riferimento agli articoli 2 e 3 della Costituzione, che ritiene inviolabili i diritti umani, senza distinzione.

Tutto questo,pur se rappresenta un piccolo passo, determina una condizione di parificazione, un traguardo verso il riconoscimento pieno e il superamento di un tabù spesso aggravato dalla sua conseguenza: l’atto di violenza.

Perchè l’omofobia, non va dimenticato, diviene bullismo, assume i contorni del mobbing, della ghettizzazione sociale fino alla violenza efferata, per un orientamento sessuale naturale come tutti gli altri, ma non accettato da alcuni per le convenzioni del gioco dei ruoli sociali.

Tutto questo porta l’individuo additato alla non accettazione di se stesso, disintegrandone la personalità per vestire l’abito obbligato. Una “società moderna”, quale amiamo definire la nostra, dovrebbe riorganizzare le illusorie concezioni, abbattere i limiti e favorire l’inclusione, apportata da ogni singola parte, per un progresso vero.

Omosessuale e eterosessuale saranno sempre meno differenti man mano che abbatteremo tutti i pregiudizi ancora esistenti.

Perchè è ancora troppo difficile il cambiamento, nonostante i passi lentamente compiuti. E così mentre la consapevolezza lancia avanti la coscienza, la paura la ritrae indietro, mentre il cuore comprende, la mente cancella.

Questo passo andrebbe festeggiato come l’arrivo sulla luna o una rivoluzione vinta, in una giornata che ci ricordi che l’uguaglianza esiste per natura, oltre che per legge e riconoscimento umano, e che l’unica differenza la fanno ancora il cinismo e l’ignoranza. Cinismo e ignoranza che sono l’esatto contrario di democrazia e partecipazione.

Per questo, anche a partire da atti concreti nel governo di Cagliari, costruiremo una Repùblica Sarda aperta, includente, laica e libera.

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