di Francesco Deledda

Negli ultimi giorni dalla lettura dei giornali sardi (vecchi e nuovi) sembra ci si trovi in una nazione prossima a diventare stato, con esponenti del PD e del PDL che si riempiono la bocca di sovranità e indipendenza, come se negli ultimi 50 anni ci fossero stati gli indipendentisti al governo.
Poi si gira pagina e si legge che i radar militari è giusto metterli perché servono a controllare le ondate migratorie verso l’Italia, nella pagina successiva troviamo l’altro che si rende disponibile a far diventare la Sardegna una pattumiera e in quella precedente leggiamo di aumenti volumetrici e impianti eolici per gli amici “continentali”.
A parole si fa in fretta a parlare di sovranità e indipendenza, ma nei fatti si continua con la solita tiritera.
La situazione economico sociale della Sardegna mostra evidenti segni di cedimento, la politica autonomistica con il piano di rinascita ha fallito, ben sapendo di farlo sin dai suoi albori.
C’è bisogno di forti riforme strutturali economiche, sociali e istituzionali.

  • C’è bisogno di un serio taglio della spesa pubblica attraverso la riduzione delle spese della pubblica amministrazione (circa 300 € per cittadino), magari tagliando qualche ente intermedio come le province e le spese della politica in senso lato.
  • C’è bisogno di una riforma che riduca enormemente la burocrazia ed aumenti il tasso di fiducia nei confronti dei cittadini
  • C’è bisogno di un piano energetico per la Sardegna che permetta di tagliare i costi di produzione, investire in ricerca, tutelare l’ambiente e abbassare il prezzo finale dell’energia.
  • C’è bisogno di una Piano Sanitario Nazionale che individui pregi e difetti di quello attuale, investa in innovazione (anche quest’anno si sono spesi oltre 40 milioni per curare Sardi all’estero)e tagli le spese superflue (ridurre gli acquisti clientelari e i ricoveri, aumentando le possibilità di cura a casa).

C’è bisogno di mettere mano a tutte le nostre infrastrutture, siano esse economiche o sociali.
Soprattutto c’è bisogno di una riforma sulle entrate fiscali, dalle imposte alle accise, di cui da troppo tempo si parla.
Per fare tutto ciò c’è bisogno di un governo serio e indipendente, un governo in cui si devono mettere da parte le ambizioni e gli ordini da Roma e capire che l’unico interesse da perseguire è l’interesse della Sardegna senza se e senza ma.

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