Ancora una volta l’inadeguatezza dei nostri amministratori locali sembrerebbe penalizzare lo sviluppo dell’isola specie nelle aree più depresse e bisognose: il commissario europeo alle politiche regionali Johannes Hans ha sottolineato come si debba individuare un importante punto critico nella recente manovra fiscale italiana, secondo Hans infatti “I tagli al bilancio decisi dall’Italia possono compromettere la capacità delle regioni di cofinanziare i progetti europei”.

Lo stesso commissario europeo che a giugno aveva bacchettato la Sardegna per l’incapacità di spendere i fondi FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), oggi individua, oltre all’appurata incapacità strutturale di proporre da parte degli amministratori Sardi progetti validi, il problema del cofinanziamento.

Tra inefficienza e mancanza di progetti a farne le spese sono i comparti produttivi, le comunità, il mondo dell’università e della ricerca: in una sola parola l’intera “collettività”.

ProgReS – Progetu Repùblica trova paradossale che i pastori sardi si ritrovino a protestare a Bruxelles consci del fatto che sia ormai inutile ritrovarsi in via Roma sotto il consiglio regionale vista l’incapacità acclarata dell’amministrazione regionale in merito alla risoluzione di determinati problemi. Che cosa dovrebbe dire loro il commissario europeo Hans trovandoseli di fronte in corteo? Potrebbe chiedere il favore di far pervenire in via Roma l’ennesima lettera di ammonimento per l’incapacità di spendere i fondi europei? Come minimo potrebbe biasimarli per la scelta malaugurata di amministratori incapaci, biasimo che potrebbe essere esteso a tutti i sardi.

Ora abbiamo individuato tre dei problemi legati all’incapacità di spesa per i fondi europei: ignoranza ed incapacità istituzionale, diminuzione dei fondi disponibili per il cofinanziamento e la dipendenza degli amministratori sardi dalle politiche e dai giochi di partito italiani; dipendenza che genera un atteggiamento di accomodamento su situazioni conservative e conservatrici e che porta inesorabilmente all’atrofizzazione dell’agire politico.

Dove ritrovare linfa ed energia nuove che ci diano la forza di pensare non in funzione delle politiche italiane ma solo ed esclusivamente al bene dei sardi e delle comunità di Sardegna?

Proprio nei valori fondanti e nei presupposti della nascita delle politiche regionali europee: fin dall’ampliamento del 1973 si è affermata la novità della territorializzazione delle politiche europee che pongono sul piano principale le peculiarità territoriali di cui prima non si teneva conto. In questo senso l’idea di stato-nazione novecentesco è messa sotto assedio dalle politiche europee e, in teoria, dagli stimoli per la valorizzazione delle peculiarità tipiche locali, come quelle sarde.

A livello politico si dovrebbe sfruttare il legame diretto Sardegna-Europa per poter usufruire al meglio di queste opportunità finanziarie, disaffezionandosi alla politica romana che cura esclusivamente gli interessi italiani tralasciando quelli della Sardegna che continua ad essere considerata solo una regione periferica, con scarso peso elettorale e conseguentemente con poco potere politico.

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