Mancano ormai poche ore al voto e nel desolante scenario politico delle amministrative di Cagliari, Progetu Repùblica de Sardigna è l’unico partito che non ha stretto alcuna alleanza con i partiti italiani. Nessun patto con i blocchi di potere del centrodestra e del centrosinistra. Una linea chiara e coerente dettata dal realismo politico piuttosto che da un sentimento romantico e antagonista.

Basterebbe guardare gli ultimi disastrosi due anni e mezzo di giunta Pigliaru – quella delle competenze e dei professori – per rendersi conto della assoluta inconsistenza e inefficacia della loro azione di governo. Una giunta impalpabile, con evidenti limiti di impostazione politica, distintasi solo per un aspetto: fare peggio della giunta Cappellacci. Una vera impresa!

Una Giunta che governa, grazie a una legge elettorale scandalosamente antidemocratica, con il voto di due sardi su dieci, che propina delle bufale per traguardi epocali: la tragicomica vicenda del treno veloce, costato ai sardi settantacinque milioni di euro e un aumento del biglietti del 18%, ma che viaggia all’indietro o non parte proprio, è nota a tutti.

Un giunta che ha fallito su tutti fronti nelle vertenze aperte con lo stato italiano a cominciare dalla cosiddetta “madre di tutte le battaglie”: la vertenza entrate. Si tratta di una questione molto cara a noi di Progetu Repùblica, non solo per il fatto che abbiamo dato vita e gambe all’iniziativa del fiocco verde, capace di mobilitare centinaia di sardi e raccogliere circa trentamila firme, ma perché sapevamo e sappiamo che una piena sovranità fiscale in Sardegna sarebbe una leva formidabile per la nostra emancipazione economica e sociale. Invece il suo triste epilogo, anch’esso spacciato come una “vittoria storica”, è poco più della promessa di un inutile carrozzone dispensa poltrone, ben lontani dagli obiettivi che si poneva il nostro disegno di legge.

Se proprio dobbiamo trarre qualcosa di positivo da questa brutta storia è un ulteriore conferma, semmai ce ne fosse ancora bisogno, sulla bontà della nostra linea politica che non prevede alcuna alleanza con i partiti italiani, i quali non sono strutturalmente in grado di difendere gli interessi del territorio e dei cittadini sardi. In questo senso la fine ingloriosa della vertenza entrate è la dimostrazione plastica di quali interessi nazionali abbia difeso la giunta unionista-sovranista di Pigliaru: quelli italiani. Non è questo il governo di cui ha bisogno il nostro Paese, tantomeno può essere questa la patetica opposizione portata avanti in Consiglio dalla minoranza di centrodestra complice di un surreale teatrino politico.

Siamo di fronte a un consiglio regionale fortemente delegittimato da una classe politica mediocre quanto rapace, protagonista di una serie infinita di scandali e arresti. È cronaca di questi tempi, a seguito dell’inchiesta denominata Sindacopoli, l’arresto del vice presidente del consiglio e di un consigliere regionale. Una cricca formata da vari amministratori e tecnici che gestiva i finanziamenti pubblici per gli appalti sul territorio, definita dagli stessi magistrati titolari dell’inchiesta una “cupola del malaffare”. Per non parlare dell’ex sindaco di Buddusò in stato di arresto per traffico internazionale di stupefacenti, che ha chiesto e ottenuto di poter andare a giurare per ottenere la sua poltrona di consigliere regionale. Già che ci siamo mettiamoci dentro gli arresti a seguito dello scandalo dei fondi ai Gruppi Consiliari che ha investito tre quarti del Consiglio e la vergogna dei baby-vitalizi per fare un quadro più chiaro del pattume politico che governa e impoverisce la Sardegna ormai da troppi anni.

Una classe politica dotata di uno spiccato senso criminale che ormai ha investito anche le nostre comunità, grandi o piccole che siano: emblematico il caso del vice sindaco di Villagrande Strisaili (il più votato nella sua comunità) che divideva la sua vita tra la politica e le rapine ai blindati portavalori e ai caveau degli istituti di vigilanza.

Ora ciò che deve interessare a noi sardi, per capire e cercare di interrompere questa deriva, è sapere che tutti i responsabili dei peggiori fatti di cronaca “politica” afferiscono a dei partiti italiani. Erano e sono degli unionisti.

È per questo che a Cagliari abbiamo sentito la necessità di presentare una lista di ProgReS che rappresenti l’indipendentismo coerente. Per la prima volta nella nostra giovane storia abbiamo aperto la lista anche agli indipendenti non iscritti al partito, donne e uomini che condividono il nostro orizzonte e il nostro agire politico, abbiamo dato forma a una lista eterogenea, in grado di rappresentare la società cagliaritana tutta: liberi professionisti, studenti, operatori culturali, operai, impiegati, imprenditori, disoccupati, insegnanti. Tutti incensurati – e bene ricordarlo – uniti da un progetto di governo, uniti dalla passione civica e l’amore per la nostra Nazione e la sua Capitale, Cagliari.

Come partito indipendentista da sempre riteniamo deleteria e pericolosa qualsiasi alleanza con i blocchi del centrodestra e del centrosinistra unionista, non solo perché la responsabilità del loro fallimento cadrà inevitabilmente anche sulle stampelle sovraniste. Siamo fermamente convinti nel portare avanti una alternativa di governo, perché vogliamo difendere l’interesse dei cittadini sardi, perché vogliamo anteporre l’interesse nazionale sardo a quello del governo italiano.

Invitiamo i cittadini di Cagliari a sostenere un progetto credible di buon governo come quello della coalizione Cagliari Città Capitale, un progetto su cui investire con fiducia, un progetto capace di coniugare una visione generale della città con le risposte concrete sui temi più specifici, un progetto capace di portare dentro il consiglio comunale una generazione nuova di amministratori giovani e competenti, capaci di dar voce alla società, alle sue potenzialità, alle sue speranze.

Il nostro progetto per Cagliari si inserisce dunque nella prospettiva di una alternativa nazionale di governo per la Sardegna ai partiti italiani, per un popolo in cammino verso la sua piena sovranità. Per rendere Cagliari una vera Capitale, una capitale della Sardegna, bisogna rendere forte l’indipendentismo di ProgReS.

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