progresTV a partire dalle 18:00 proporrà la diretta streaming da Su bruncu de Sa batalla della rievocazione storica.

Il 30 giugno in Sardegna non si festeggia niente. E non c’è niente da festeggiare, in effetti. Non molti sardi lo sanno, ma in questa data, nel lontano 1409, presso Sanluri (Seddori), l’esercito sardo guidato dal giudice di Arborea Guglielmo di Narbona si scontrò con l’esercito catalano-aragonese-siciliano di Martino il Giovane, re di Sicilia e Infante d’Aragona. I sardi vennero sconfitti. Da qui si fa discendere la fine della storia giudicale e la riduzione della Sardegna al rango di terra sconfitta e sottomessa, rango da cui non ci saremmo più risollevati.

Questa lettura storica è alquanto parziale e piuttosto infondata. La battaglia di Sanluri (Sa Batalla) non fu un episodio decisivo, né certamente è stato il più significativo della nostra storia. La storia non si alimenta semplicemente di eventi singolari, ma procede per movimenti stratificati e complessi, un po’ come la tettonica o come l’evoluzione biologica. Processi articolati e intreccci di concause producono effetti a loro volta produttivi di ulteriori sviluppi.

La battaglia di Sanluri ebbe un significato emotivo molto forte, è indubbio, specie perché sancì il distacco tra la guida giudicale (Guglielmo di Narbona e la sua corte), l’aristocrazia giudicale e la popolazione stessa. Fu la certificazione di una sconfitta politica, dunque, più che militare. Tant’è vero che la guerra continuò e per i catalani non fu comunque facile venire a capo della situazione nemmeno dopo questa vittoria apparentemente definitiva.

Ma non è solo quest’aspetto ad essere significativo di quella vicenda. Va in qualche modo rivista la rilevanza che ultimamente le si è riservata. Dovremmo cominciare a farci domande sulla povertà della nostra memoria collettiva, sulla mancanza di punti di riferimento storici, indispensabili per delimitare la nostra vicenda nel corso dei secoli e trovare un senso, un filo conduttore che ci dia conto del nostro oggi. Su Bruncu de sa Batalla è un luogo di lutto e così va identificato. Le migliaia di sardi morti lì, quel giorno, vanno certamente ricordate. Tuttavia dobbiamo anche trarre spunto da questa commemorazione per evocare altri episodi, altri momenti significativi, per cercare di riannodare il filo della memoria che giace spezzato da qualche parte nel nostro immaginario collettivo.

Non ci sono state solo sconfitte, nella nostra storia, e non ci sono solo le glorie nuragiche o quelle giudicali, a compensarci della nostra precaria condizione storica attuale. Posto che la storia serva a questo. Conoscere la storia in realtà serve per ubicarsi correttamente nel tempo e nello spazio, il che è indispensabile. Ma non si può vivere nel passato.

Rendiamo dunque il giusto riconoscimento a quei nostri antenati che seicento anni fa sacrificarono le loro vite per una aspirazione di libertà e dignità collettiva, ma puntiamo il nostro sguardo sul presente e sul futuro per creare oggi, qui, le condizioni di quella libertà e quella dignità perdute allora, ma non per sempre.

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