“Servono soluzioni nuove e coraggiose per riformare la macchina amministrativa, adeguare il quadro normativo e sostenere gli interventi su istruzione, servizi per il lavoro, formazione, trasporti, energia, rifiuti e opere pubbliche: Bisogna avere il coraggio delle scelte difficili” promise il presidente Pigliaru durante il discorso di insediamento. Ma le promesse di Pigliaru sono rimaste solo promesse.

Sull’istruzione come si può non ricordare l’aumento della tassa sul diritto allo studio, portata a 140 euro a studente universitario, come si può non ricordare il taglio delle risorse all’università diffusa che mette in serio pericolo il corso di studi di Architettura ad Alghero (uno dei pochi attrattivi a livello europeo) senza contare il ridimensionamento scolastico fatto senza interagire con i comuni interessati.

Sul tema del lavoro niente di innovativo è stato fatto se non politiche in continuità con le proposte della giunta precedente, senza nessuna seria incentivazione per le piccole e medie imprese.

Sui trasporti l’unica cosa che possiamo menzionare è la formazione di un nuovo monopolio marittimo senza che il presidente e l’assessore Deiana siano intervenuti a bloccare questa ulteriore dipendenza.

Sul campo dell’energia l’unica proposta fatta riguarda la riproposizione del Galsi con un altro nome, senza investimenti sulle energie rinnovabili, senza prese di posizione in merito a trivellazioni, maxi impianti eolici e alle altre speculazioni energetiche.

Sulla sanità l’unico intervento da evidenziare è il cambio di guida nelle ASL, sostituendo i precedenti direttori nominati dal centrodestra con persone vicine ai partiti componenti l’attuale maggioranza.

In poche parole la giunta Pigliaru di riforme e di scelte difficili ne ha fatto ben poche: nulla ha fatto se non a parole per la riduzione delle servitù militari, nulla sta facendo affinché i risparmi dei Sardi gestiti indirettamente dalla Bper vengano investiti in Sardegna.

Le uniche scelte fatte sono quelle di prostrarsi davanti al governo amico sulla riforma costituzionale che centralizza il potere a Roma e sulla Vertenza Entrate.

Il debito dell’Italia nei confronti dei Sardi ha raggiunto ormai cifre a dieci zeri, risorse che ci permetterebbero di rimettere in moto la nostra economia. Economia ferma a causa di mille motivi, non certo a causa della crisi mondiale che ha solo posto l’accento su questi, bisognosa com’è di un piano di investimenti pluriennale in infrastrutture sociali ed economiche, per intenderci: welfare, ricerca, istruzione, formazione, strade, ferrovie, etc.

Invece nell’ultima finanziaria della Ras, Pigliaru e tutta la Maggioranza che lo sostiene ha deciso di indebitare ancora una volta i Sardi attraverso l’apertura di un nuovo mutuo da 700 milioni di euro, e il rinvio della costituzione dell’Agenzia Sarda delle Entrate a data da destinarsi.

E’ giunta l’ora per i Sardi e la Sardegna di un nuovo orizzonte, di nuove strategie politiche basate sull’autodeterminazione dei Sardi. Autodeterminazione da intendere nel vero senso del termine, ovvero come capacità piena e indipendente di determinare il proprio futuro.

E la prima riforma non può non essere la gestione diretta delle nostre risorse attraverso la costituzione dell’Agenzia Sarda delle Entrate come premessa ad un nostro sistema fiscale nazionale sardo. Un sistema fiscale positivo in cui il pagare le tasse non appaiai come una tagliola che arriva ogni fine mese (quello che accade oggi), ma sia un contributo visibile al fine di migliorare la società, garantire e salvaguardare i diritti di tutta la comunità.

In Sardegna c’è bisogno di un governo serio, indipendente e indipendentista. C’è bisogno di una classe dirigente nuova, preparata, capace, giovane che persegua l’interesse della Sardegna senza se e senza ma.

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