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Ci siamo, è iniziata in Sardegna la più imponente esercitazione Nato dopo la guerra fredda.

La “Trident Juncture”, questo il suo nome, bombarderà la nostra isola con una intensità di fuoco vivo (con vero munizionamento di guerra) mai visto prima. Le responsabilità dirette del presidente Pigliaru e dell’attuale esecutivo di governo su questa sciagura le abbiamo più volte espresse, denunciando le menzogne e gli accordi sottobanco di Pigliaru col Ministero della difesa italiana.

Le istituzioni locali, i cittadini dei territori sotto occupazione militare e i sardi tutti come intendono reagire a questo disastro annunciato?

“Questa volta vogliamo risposte concrete, altrimenti occuperemo Capo Frasca”

Al primo colpo questa recente affermazione dei pescatori oristanesi potrebbe sembrare una decisa presa di posizione contro le servitù militari. Si potrebbe pensare che finalmente gli operatori del settore e la politica hanno preso piena coscienza del problema legato al poligono di Capo Frasca. Purtroppo, invece, si tratta dell’ennesima richiesta di indennizzi per il comparto della pesca, questa volta oristanese.

L’aspetto vergognoso della vicenda è la posizione della politica locale con alcuni amministratori e sindaci che inscenano il solito patetico teatrino: da una parte, opportunisticamente, cavalcano il malcontento del settore sostenendo che il poligono ha creato e crea un danno all’economia locale, dall’altra difendono l’esistenza del poligono con la tragicomica giustificazione che le servitù militari portano lavoro e impresa nel territorio. Insomma un perfetto esempio di schizofrenia politica.

Una prospettiva che ha mostrato tutti i suoi limiti e gli aspetti più oscuri con la truffa perpetrata dai finti pescatori di Teulada. Anche il territorio di Teulada è gravato dalla asfissiante presenza del poligono ma i pescatori del posto sono riusciti ad ottenere gli indennizzi per la mancata attività generando così un meccanismo perverso che ha di fatto moltiplicato a dismisura le licenze di pesca. In quei territori gli amministratori -sempre unionisti- un giorno si vedevano presenziare in prima fila per difendere il diritto al lavoro dei pescatori, un altro giorno invece li potevi trovare assieme ai militari a ricordare l’importanza del poligono per lo sviluppo del territorio, lamentando addirittura il pericolo di perdere questa “opportunità” conseguente a una eventuale dismissione.

Ovviamente della insostenibile situazione venutasi a creare non possiamo farne una colpa ai pescatori i quali vivono dalla propria attività in mare e quando questa viene limitata o interdetta è evidente che subiscono un danno economico. Tuttavia tutto ciò dovrebbe indurli ad individuare la vera causa dei loro/nostri problemi che non è il mancato indennizzo ma è l’esistenza stessa dei poligoni militari.

ProgReS come partito è da sempre a fianco del popolo sardo per difendere il diritto a un lavoro e una vita dignitosa, ma coerentemente con il nostro orizzonte politico, con la nostra idea di una nazione sarda libera e prospera, non potremmo mai in alcun modo sostenere questo tipo di rivendicazioni che hanno come unico effetto quello di aumentare una dipendenza malata dallo stato italiano. Per questo motivo anche i nostri amministratori non avalleranno queste pratiche dipendentiste: che si dica chiaro e una volta per tutte che i poligoni militari non sono mai stati una opportunità per il territorio ma sono una delle più eclatanti e disastrose cause del sottosviluppo economico che affligge la nostra nazione.

I poligoni occupiamoli pure, ma per chiuderli definitivamente.[:]

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