di Gianluca Collu
Segretario Nazionale di ProgReS Progetu Repùblica

Diciamolo subito e leviamoci il dente: Cagliari conferma il sindaco uscente Massimo Zedda, il centrosinistra italiano governerà Cagliari altri cinque anni e noi abbiamo perso.

Nonostante l’impegno e la generosità del nostro candidato sindaco Enrico Lobina e di tutti i candidati, Cagliari Città Capitale, il progetto civico-indipendentista con cui abbiamo immaginato una Cagliari diversa, una capitale sarda al centro del mediterraneo, libera dall’egemonia dei partiti unionisti, non ha raccolto quanto ci auguravamo. Evidentemente i tempi non sono ancora maturi per fare di Cagliari ciò che secondo noi merita di essere; se guardiamo la realtà sarda comprendiamo anche il desiderio dei cagliaritani normali di avere il minimo indispensabile: strade in buono stato, rotonde funzionali e piste ciclabili solcate da biciclette.

Tuttavia abbiamo lavorato duramente per creare un alternativa di governo seria, coerente e credibile per la città di Cagliari, ci siamo confrontati con tutti, ben consci che sarebbe stato difficilissimo avere un fronte ampio contro il duopolio unionista. Sapevamo che le clientele, gli interessi personali, la fame di poltrone, sono cose a cui non si rinuncia facilmente; con una classe politica dipendentista abituata a vendersi per un osso secco sotto il tavolo pensare che avrebbero rinunciato a un osso con della carne, quale è Cagliari, era assai improbabile.

Quindi perché abbiamo comunque voluto proporre ai cagliaritani un progetto alternativo come CCC? Perché siamo indipendentisti, perché facciamo politica per il benessere di tutti i sardi e non per un rendiconto personale, perché riteniamo inconcepibile anche solo pensare di poter governare con i responsabili della nostra situazione attuale, i partiti italiani, perché riteniamo che sia sempre meglio una scelta giusta rispetto ad una scelta semplicemente “conveniente”.

Progetu Repùblica de Sardigna da sempre punta sul collettivo, in rifiuto del leaderismo, perché riteniamo che la Nazione sarda potrà aspirare alla sua piena emancipazione politica, economica e sociale solo con l’apporto di tutte le donne e gli uomini liberi che vivono e lavorano in questa terra. Tutte/i, nessuno escluso.

Ecco perché la sconfitta alle comunali di Cagliari non ci spaventa nè ci abbatte, a dirla tutta, dal nostro punto di vista, la consideriamo una tappa della nostra marcia, perché sappiamo bene cosa significa portare avanti con coerenza la battaglia per l’autodeterminazione nazionale del popolo sardo. Come abbiamo sempre detto: abbiamo altri traguardi.

ProgReS non è nato per fare il partito taxi, tantomeno la stampella dei partiti italiani. La dimostrazione di quanto sia dura la strada da percorrere ce l’abbiamo anche guardando i risultati degli altri soggetti politici sardi; vediamo che quando ci si presta a fare il taxi, imbarcando personaggi che poco hanno a che fare con l’indipendentismo, quando non sono proprio degli unionisti, i voti arrivano ma sono voti legati all’apparentamento, alle alleanze, con i partiti italiani. Di contro quando si sceglie di portare avanti con coerenza un’alternativa di governo ai partiti italiani, così come è successo a Olbia, i voti e le percentuali si riducono drasticamente. Perché quando in gioco non ci sono poltrone ma un’idea di Sardegna diversa, libera dalla dipendenza, libera dalle servitù, quando alle facili promesse elettorali si contrappone il lavoro quotidiano, culturale e politico per la creazione di una coscienza nazionale matura, allora la strada si fa in salita. Ma è la strada che Noi abbiamo scelto di percorrere. Le scorciatoie le lasciamo volentieri a chi ha deciso di “vincere” nella sconfitta umiliante e triste di fornire e portare in dono all’unionismo i propri contenuti e le proprie idee.

Ma comunque la storia ci insegna che queste dinamiche sono purtroppo possibili nei popoli che perdono la propria coscienza di essere portatori di valori e culture proprie per ritrovarsi nel ruolo di periferica provincia.

Ripartiamo dalle cose positive prodotte in questa campagna elettorale come il consolidamento di uno spazio politico civico-indipendentista. Sotto questo aspetto abbiamo fatto ulteriori passi in avanti rispetto alla coalizione creata per le nazionali del 2014. Abbiamo garantito una maggiore inclusività e partecipazione, sia per le forze civiche che per i soggetti nazionali sardi. Abbiamo affermato i punti imprescindibili per una onesta collaborazione anche con chi non è ancora indipendentista: il riconoscimento della Nazione Sarda e il diritto all’autodeterminazione del nostro popolo, il superamento della stagione autonomista, la ferma volontà a non fare alleanze con i blocchi del centrodestra e centrosinistra italiano, gli unici responsabili del disastro immane che ha portato il nostro Paese a un punto di non ritorno nel quale tutti noi, sardi o italiani, che viviamo e soffriamo in questa isola siamo chiamati a reagire.

Il nostro futuro, come tutti i giorni, inizia oggi. Il nostro orizzonte rimane sempre quello di una vita libera dalla dipendenza economica, politica e culturale italiana in tutte le comunità che compongono la nostra nazione. Per questo, con tutti i sardi liberi, continueremo a progettare e a costruire il nostro stare al mondo.

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