di Oliver Perra – Tzentru Istùdios Relatziones Internatzionales e Polìticas Comunitàrias

In Sardegna pare che abbia ancora una certa diffusione l’idea di “Europa delle Regioni”. Ne parlava Soru in campagna elettorale nel 2009. Ma il concetto che sia possibile per le regioni avere qualche influenza nelle politiche dell’Unione Europea viene ancora contrabbandata da partiti di destra e sinistra come prova dell’inutilità e dell’acronismo dell’indipendentismo. Questi partiti sostengono che in una Unione Europea in cui gli stati cedono molti dei loro poteri e prerogative all’Unione Europea, nazioni senza stato come Sardegna e Scozia possano partecipare direttamente ai processi decisionali europei attraverso varie istituzioni e organizzazioni trans-regionali.

Sarebbe una bella cosa se fosse così, ma come diversi studi e molti partiti che rappresentano nazioni senza stato dicono, non è così. L’Europa delle Regioni è un progetto sostanzialmente deragliato e fallito.

Oliver Perra, che ha seguito i lavori del congresso di Scottish National Party riporta che una esplicita conferma di questo fallimento è stata espressa dal presidente della European Free Alliance, > Eric Defoort, durante un “fringe event”. La European Free Alliance è il partito europeo che raggruppa i partiti di nazioni senza stato in Europa e i partiti verdi europei. La domanda dal pubblico riguardava proprio l’Europa delle Regioni: era stato chiesto se le nazioni senza stato potessero influire sulle politiche comunitarie attraverso il Comitato delle Regioni, organismo che ha un ruolo consultivo nell’elaborazione politica dell’Unione Europea. A questa domanda Eric Defoort ha risposto scuotendo la testa in modo palese, per poi aggiungere senza mezzi termini che solo diventando uno stato indipendente una nazione può sedere ai tavoli dove vengono prese le decisioni e influenzare effettivamente la politica europea.

Un esempio di quanto l’accesso ai processi decisionali sia negato a nazioni senza stato è stato fatto proprio durante questo evento. Si è infatti citato il caso delle commissioni che decidono sulle politiche marittime europee: in queste commissioni siedono con diritto di voto anche rappresentanti di un paese come il Lussemburgo, paese con pochi interessi marittimi, ma non siedono i rappresentati di una nazione come la Scozia, la quale, al contrario del Lussemburgo è circondata dal mare e include oltre 790 isole nel suo territorio. Nonostante le questioni marittime abbiano importanza vitale per la Scozia, la Scozia non ha la possibilità di partecipare a queste decisioni.

Il problema nell’attuale assetto dell’Unione Europea è che l’accesso delle nazioni senza stato ai processi decisionali europei è regolato dagli stati esistenti, i quali fungono da veri e propri “guardiani” dell’accesso ai canali istituzionali europei che contano. Oliver Perra riporta che questa idea degli stati membri come guardiani gli è stata confermata da Christina McKelvie, coordinatrice dei rapporti tra parlamento scozzese e parlamento europeo. Mrs. McKelvie ha confermato che il fatto che un ministro scozzese possa partecipare ai negoziati sulle politiche europee del Consiglio europeo viene deciso a Londra dai ministri britannici. Mrs. McKelvie ha anche accennato al fatto che una delle riforme istituzionali in discussione nel parlamento britannico prevede che ministri del governo scozzese abbiano un diritto automatico a partecipare ai lavori del Consiglio europeo su temi di importanza nazionale per la Scozia, per es. la pesca.

Oliver Perra sottolinea quanto sia diverso l’approccio verso l’Unione Europea dello Scottish National Party e quello assunto da partiti che dovrebbero rappresentare le istanze della nazione sarda. Non che manchi una esperienza europea ai partiti sardi: il Partito Sardo d’Azione è membro della European Free Alliance e del resto il PSd’Az era stato, anche grazie a Mario Melis, uno dei partiti cardine nella fondazione di questa associazione. Tuttavia, questa esperienza non si è tradotta in un programma di azione che mirasse a portare avanti gli interessi della Sardegna direttamente nelle istituzioni europee. A causa di questa incapacità di pensare e studiare un ruolo per la Sardegna in Europa, ancora oggi in Sardegna si sente spacciare come valida l’idea di una Europa delle Regioni.

Lo Scottish National Party invece ha molto chiara una strategia per influire in Europa già da ora, pur nei limiti posti dall’assetto dell’Unione Europea. Questa strategia include le richieste di concedere il diritto di accesso per i ministri del governo scozzese ai lavori del Consiglio europeo, lo stringere rapporti diplomatici con altri partiti nazionali europei, partecipare alle varie organizzazioni europee a cui nazioni senza stato hanno accesso, stringere rapporti diretti tra governo scozzese e governo europeo. In tutta questa strategia, il tassello finale è diventare uno stato a tutti gli effetti, al fine di sedere ai tavoli in cui le decisioni vengono prese. Ovvero, l’indipendenza.

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