Progetu Repùblica ha già pagato il prezzo dell’ombra autonomista

 


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C’è qualcosa di molto profondo che ci unisce a varie componenti di Autodeterminatzione: l’essere indipendentisti. E non è poco. Quel che ci divide è la strategia che vertebra il loro progetto. E anche questo elemento non è di poco conto, anzi, rappresenta il vero scoglio che ci impedisce di avvicinarci alla loro coalizione.

È un ragionamento molto delicato al quale Progetu Repùblica dedica da sempre riflessioni profonde e che si sviluppa sull’incerto crinale del fraintendimento, tanto più che, come detto, sempre di indipendentisti stiamo parlando. Sarebbe paradossale che proprio il nostro Partito, impegnato con forza da anni per favorire il dialogo e la Convergenza Nazionale, potesse apparire o essere dipinto come elemento di divisione.

Cerchiamo di intenderci: per noi Autodeterminatzione ha avuto una genesi che non ci ha ispirato particolare fiducia sull’effettiva riuscita dell’operazione. Le modalità dell’interazione tra partiti e movimenti dell’area non ci ha soddisfatto e non ci è sembrata rispettosa di dinamiche in corso già molto avanzate come quella de sa Mesa Natzionale pro s’Alternativa, progetto da noi promosso, assieme ad altri, con grande impegno.

Abbiamo rispettato la scelta di molte forze politiche di non aderire a sa Mesa, nonostante ripetuti inviti pubblici e personali; così come abbiamo rispettato la scelta di alcuni componenti de sa Mesa di abbandonare una realtà a trazione e guida indipendentista per andare a costruire l’Autodeterminatzione di Muroni.

Non persuasi dell’utilità di questa nuova coalizione siamo rimasti in attento ascolto senza mai interferire se non quando chiamati direttamente in causa. 

Abbiamo osservato e non condiviso la scelta della candidatura alle elezioni italiane. Abbiamo con tristezza assistito alla crisi post elettorale di Autodeterminatzione, ampiamente prevedibile secondo il nostro modesto punto di vista, con il conseguente ed inevitabile corollario di disillusione e frustrazione diffusasi tra coloro i quali avevano deciso di riattivarsi e riavvicinarsi alla politica. Un lusso che l’indipendentismo sicuramente non poteva e non doveva permettersi.

Progetu Repùblica nasce da un momento di grave crisi dell’indipendentismo politico e quindi abbiamo sempre ben chiaro che le nostre scelte e le nostre azioni devono necessariamente essere ispirate a profondi ragionamenti di responsabilità nazionale, evitando, per quanto possibile, inciampi e nuove cadute.

Negli anni abbiamo dato prova di coerenza e dedizione alla causa dell’indipendentismo e della Convergenza Nazionale dando vita a progetti come Sardegna Possibile, collaborando strettamente e contribuendo alla creazione di liste come Gentes e Comunidades. Abbiamo aperto l’indipendentismo alla collaborazione della società civile d’area inaugurando una stagione di conferenze aperte per la costruzione di un programma partecipato. Abbiamo offerto il nostro impegno per la creazione di coalizioni come Cagliari Città Capitale che hanno avvicinato indipendentismo e civismo. I risultati di queste operazioni, nel bene e nel male, sono sotto gli occhi di tutti.

Noi rispettiamo profondamente il lavoro di Autodeterminatzione e di qualsiasi forza della nostra area ma, per dirla banalmente, abbiamo già dato e abbiamo già ampiamente pagato il prezzo delle nostre scelte. Per le attiviste e gli attivisti di Progetu Repùblica de Sardigna il dialogo è sempre al primo posto ma a patto che non arrechi alcun danno non tanto al nostro Partito quanto all’immagine dell’indipendentismo in generale. Quindi prima di poter aderire a coalizioni di vario genere noi ci vogliamo vedere veramente chiaro, vogliamo quantomeno intravedere uno spiraglio di fattibilità e di utilità per la nostra nazione.

In questo senso la scelta di Autodeterminatzione di candidare alle elezioni nazionali sarde una personalità di spessore umano e culturale ma esplicitamente autonomista-unionista, che aspira all’autogoverno citando l’anti-indipendentista Emilio Lussu (per il quale la Sardegna è una nazione fallita) e il federalista unionista Mario Melis (per il quale l’indipendentismo è un’albagìa isolazionista) e che non ha ancora sedimentato la differenza tra àmbito nazionale sardo e italiano, non aiuta Progetu Repùblica ad avvicinarsi.

Comprendiamo il senso di questa scelta, rispettiamo il loro lavoro. Ma non è il nostro. Inoltre tutto questo ci sembra un paradossale passo indietro politico rispetto alle posizioni di Muroni il quale quantomeno citava Antoni Simon Mossa, padre dell’indipendentismo contemporaneo.

Progetu Repùblica raccoglie l’eredità dell’indipendentismo moderno che sul finire del millennio scorso riuscì ad affermare il superamento della terminologia politica ambigua o tentennante: dall’autogoverno all’indipendenza, dall’àmbito italiano nazionale a statale, dall’àmbito sardo regionale a nazionale.

Non riteniamo utile tornare indietro di venti anni. L’indipendentismo deve continuare a tenere la barra dritta sui concetti base, aprirsi alla sinergia con l’autonomismo ma non farsi rappresentare o sostituire da esso; il rapporto tra indipendentismo e autonomismo dev’essere quantomeno paritario, a prescindere dal peso elettorale delle parti, e non deve presupporre l’eclisse del lessico e degli obiettivi espliciti della causa indipendentista.

Le nostre ultime Assemblee Nazionali hanno confermato che per Progetu Repùblica è il momento di una nuova fase. Il momento cioè di proporre all’insieme delle forze indipendentiste e favorevoli al diritto a decidere un salto di qualità, un atto di rottura irreversibile con i poli italiani, un superamento della fase di inferiorità psicologica secondo la quale l’indipendentismo in quanto tale non possa candidarsi a rappresentare se stesso senza il filtro unionista. 

Una nuova fase che permetta la costituzione di una grande Convergenza plurale che coinvolga tutte le espressioni politiche sarde, anche quelle che fino al giorno prima facevano parte dei poli italiani, e che consenta così un’identificazione nel maggior numero di aree della società sarda.

Una Convergenza che dia soluzione all’inadeguatezza dei vari indipendentismi singolarmente presi, che completi l’offerta indipendentista e la faccia percepire dalla più grande percentuale possibile di sarde e sardi come una reale opzione alternativa.

Questo spirito di responsabilità nazionale è lo stesso che ispirò il progetto de sa Mesa Natzionale il cui tavolo di coordinamento è stato sempre pronto ad accogliere qualsiasi forza politica sarda si impegnasse dal momento dell’adesione a sciogliere qualsiasi eventuale legame con i poli italiani. Non fanno parte della cultura politica di Progetu Repùblica i processi alle intenzioni e le recriminazioni su quelli che possono essere definiti errori strategici ma che non possono diventare un marchio di infamia a vita.

Sarebbe auspicabile un pressing congiunto anche da parte di Autodeterminatzione affinché i partiti più tendenti all’alleanza con l’unionismo possano percepire la portata storica, simbolica e politica di una Convergenza Nazionale ad ampio spettro che lavori con un orizzonte di anni, non di mesi.

 

Pro su beni de sa Natzione.

 

 

 


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