di Simone Lisci – Attivista di ProgReS Progetu Repùblica

È notizia di qualche giorno fa la ripresa dei lavori sulla strada statale 131 all’altezza di Serrenti. A quanto pare l’ANAS, ovvero l’ente dello stato italiano (Spa al 100% controllata dal ministero dell’Economia) che gestisce la principale arteria viaria sarda, dopo mesi di inattività e la protesta di un’intera comunità, si è almeno decisa ad riasfaltare un tratto di 2Km per permettere la circolazione a quattro corsie.

Certo, dirà qualcuno, non dobbiamo stupirci dei cantieri infiniti, dell’inefficienza dell’ANAS, dei disaggi per chi si deve spostare, per il diritto alla mobilità negato, è sempre stato così. Ma il punto è un altro. Il punto è: la situazione dovrà continuare a rimanere così per sempre?

La risposta a questa domanda è semplice: dipende da noi! Finora una classe politica inetta e dipendentista ha preferito delegare la gestione, la manutenzione ordinaria e gli appalti di manutenzione straordinaria e di realizzazione di nuove strade all’ANAS, ovvero un’ente che ha già dimostrato da decenni la sua inefficienza, lentezza e inconcludenza.

La colpa non è certo degli operai o impiegati che lavorano all’interno dell’ANAS, spesso in condizioni precarie e senza mezzi adeguati, ma di un sistema consolidato che ha come risultato l’incuria, i cantieri infiniti e i costi enormi che si scaricano sull’economia sarda.

La cosa paradossale è che i soldi che vengono utilizzati per gli appalti sono soldi dei sardi, ma per uno strano motivo preferiamo regalarli all’ANAS che, oltre che per le sue spese improduttive, quasi sempre li gira a ditte esterne che non hanno nessun interesse a fare dei lavori a regola d’arte e rispettando i tempi, ma al contrario hanno tutto l’interesse ad allungare al massimo i tempi dei lavori inserendo varianti in corso d’opera per guadagnare di più a discapito dei sardi.

Uscire dalla logica di dipendenza in cui questa classe politica dominante ci ha costretti negli ultimi 60 anni significa anche riprenderci la responsabilità diretta della gestione e manutenzione delle nostre strade, oltre che gestire direttamente la realizzazione di nuove infrastrutture. Per questo, tra le cose che la Sardegna Possibile deve necessariamente realizzare c’è il trasferimento della gestione delle strade sarde e degli appalti direttamente alla Sardegna.

Affrancandoci da questa dipendenza potremo finalmente garantire ai sardi ed alla Sardegna il diritto alla mobilità interna che per troppo tempo ci è stato negato. E magari potremo anche rinominare la SS 131 “Carlo Felice” in Strada Nazionale 1 “Giovanni Maria Angioy”. Una strada finalmente al livello di una nazione europea e di una Sardegna Possibile ogni giorno più vicina.

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