In più di 60 anni di autonomia regionale pensavamo di aver visto quanto di peggio una classe dominante possa fare contro la propria terra: piani di “rinascita” per finanziare i propri padroni italiani, inquinare enormi territori e devastare le economie locali; accondiscendenza verso qualsiasi esercito voglia utilizzare la Sardegna come bersaglio per le proprie prove di guerra; negazione sistematica dei diritti economici, sociali e culturali dei sardi per favorire gli interessi dello stato italiano in Sardegna.

Ma, come ormai ci sta abituando, l’attuale giunta Pigliaru è impegnata a fare peggio di tutti i suoi predecessori. È dunque di queste ore la notizia che nella riunione di giunta del 10 Marzo è stata approvata una delibera con cui la giunta rinuncia ai ricorsi pendenti presso la corte costituzionale contro lo stato italiano per le vicende relative alle tasse dovute dallo stato alla Sardegna e mai corrisposte.

A giustificazione di questa scelta sconsiderata, che nega ai sardi la possibilità di far valere i propri diritti, ci sarebbe un accordo con il ministero dell’economia italiano e perfino un “anticipo” delle somme dovute pari a 300 milioni di euro.

Insomma, l’ennesima promessa dello stato italiano e l’ennesima presa in giro per i sardi, che possono vantare un credito miliardario nei confronti dell’Italia.

Ma si sa, chi è abituato ad essere servo, non può improvvisarsi uomo, e dunque: meglio accontentarsi delle briciole e non far arrabbiare i propri padroni italiani che non difendere strenuamente i diritti del proprio popolo. È risaputo infatti che se si fa bene il proprio lavoro di complice è possibile accelerare le tappe di una possibile carriera nei palazzi romani.

In tutto questo, come al solito, chi ci perde siamo noi sardi e le nostre possibilità di riscatto economico e sociale.

Di fronte a questa ennesima umiliazione subita, di fronte a questa incapacità cronica di tenere la schiena dritta ed all’impulso incontrollato ad inchinarsi di fronte ai desideri dei partiti italiani di riferimento, non possiamo che organizzarci ancora meglio per denunciare questi atti e soprattutto per costruire insieme a tutti i sardi non asserviti al sistema della dipendenza, una reale alternativa di governo.

Perché, se è vero che in Sardegna la mamma dei servi è sempre molto prolifica, è altrettanto vero che i sardi liberi sono sempre di più e sempre di più faranno sentire la propria voce.

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