ProgReS – Progetu Republica sta seguendo con grande attenzione il dibattito sulle statue di Monte Prama. Il problema terminologico che si è destato ha toccato toni eccessivi, soprattutto da parte del soprintendente, e ha mostrato una fragilità nelle linee di valorizzazione della Regione, spia di una generale confusione e debolezza.

Tra le giustificazioni per il cambio di nome c’è stato quello di non dare spazio a rivendicazioni indipendentiste: ogni nostra opinione potrebbe essere quindi inopportuna.

Eppure ci pare doveroso fare un’unica notazione di matrice politica: il cambio di termine (da giganti ad eroi), sembra tendere ad una caratterizzazione particolaristica delle statue. Se infatti il termine “gigante” ha una valenza assoluta e quindi slegabile dall’origine specifica – facendo percepire le statue di Monte Prama come patrimonio internazionale –, la definizione di “eroe” è usata per persone massima espressione di un’idea, di una patria o di una religione, insomma di una parte e non di un tutto.

Si potrà eccepire che in ambito antico gli eroi mitici avevano altro valore, ma il riferimento alla politica contemporanea annulla l’obiezione. Per paradosso, quindi, il cambio di terminologia sembra una trappola politico-culturale per rinchiudere il valore delle statue – che ricordiamo sono le prime statue a tutto tondo del bacino del Mediterraneo dopo quelle egizie – ad uno stretto panorama locale e, quindi, disinnescare la loro carica storiografica all’interno del dibattito della storia del mediterraneo antico.

Il cambio di nome sembra un’offerta avvelenata per fare dei monumenti, esposti a Cabras e Cagliari, degli eroi nazionali e con questo rendere una loro valorizzazione un fatto partigiano e politicamente schierato.

ProgReS si toglie fuori da questa contesa, pensando che le ragioni dell’indipendenza della Sardegna non possano basarsi su un’identitarismo legato all’antico, ma su logiche e palesi rivendicazioni politiche legate alla contemporaneità.

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