Esecutivo Nazionale

Questa terra non è la nostra

25 March 2017

di Gianluca Collu
Segretàriu de ProgReS – Progetu Repùblica

Sta facendo discutere e indignare l’ultimo “schiaffo” del Governo italiano ai danni della Sardegna in merito al via libera del ministero dell’ambiente al progetto targato Flumini Mannu Ltd. – società con sede a Londra – per un impianto di produzione di energia solare.

Ciò che ormai da troppi anni sta avvenendo in Sardegna più che un assalto alle nostre risorse ha i contorni di un vero e proprio assedio su cui i cittadini sardi hanno ben poche possibilità di porre un freno e l’attuale classe dirigente unionista–autonomista è assolutamente priva della volontà politica per opporsi alle prevaricazioni e imporre indirizzi e usi delle terre diversi, soprattutto quando un progetto di land grabbing come questo ha il via libera dallo Stato italiano.

Oggi i sardi non possono decidere il futuro dei propri territori, non possono partecipare alle scelte che riguardano i propri beni collettivi, non possono autodeterminare il proprio sviluppo economico, non possono difendere i propri interessi. Purtroppo la realtà ci dice una cosa tragicamente molto semplice: Questa terra non è la nostra.

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Pro s’Alternativa Natzionale Partimus dae Tue

20 February 2017

Più di cento persone hanno partecipato all’incontro “Partimus dae Tue” promosso dalle organizzazioni aderenti allo spazio di sintesi politica “Pro s’Alternativa Natzionale” che si è tenuto domenica 19 Febbraio presso il castello San Michele a Cagliari.

L’incontro, che voleva essere il primo momento di politica partecipativa organizzato dai Partiti e movimenti che aderiscono al progetto, ha raccolto un pubblico eterogeneo che ha seguito con attenzione i vari interventi introduttivi in cui sono state illustrate le ragioni e le necessità che hanno la Sardegna ed il suo Popolo di iniziare a percorrere la strada verso la propria autodeterminazione, e di farlo uniti.

Attraverso l’analisi degli open data statistici è stato fatto un focus sulla Sardegna, un crudo spaccato del presente e del futuro dell’isola che racconta di una Sardegna e di un popolo “in via di estinzione”, in preda a un inesorabile spopolamento, con un livello di disoccupazione pari al 50% che, se confrontato con analoghi dati delle altre isole europee o di altre Nazioni affini alla nostra, le quali hanno prospettive di crescita opposte alle nostre, ha messo in evidenza il fatto che la causa principale dell’attuale condizione e del futuro dei sardi, decisamente cupo, sia da ascrivere all’immobilismo della classe politica -incapace di attuare strategie coerenti per delle riforme strutturali- e alle oggettive condizioni di dipendenza in cui è mantenuta la Sardegna dai governi centrali e dalle loro propaggini isolane.

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Partimus dae tue

17 February 2017

I soggetti che compongono lo spazio politico di sintesi “Pro s’Alternativa Natzionale”, dopo l’importante giornata di studio e dibattito sulla necessità di una riscrittura dello Statuto sardo tenutasi la scorsa settimana a Sassari, si ritroveranno domenica 19 febbraio a Cagliari presso la suggestiva location del Castello San Michele.

Partiamo da te “Partimus dae Tue” è il titolo che spiega il senso dell’incontro partecipativo, dove i presenti contribuiranno con le loro idee e proposte a dare corpo a una agenda politica alternativa e concreta scegliendo e votando i temi più interessanti per il presente e il futuro dei sardi e della Sardegna. Il risultato di questo incontro definirà il programma di avvio di Alternativa Natzionale e le prime conferenze aperte tematiche. L’evento sarà strutturato in due fasi: una “creativa” per raccogliere gli input dei partecipanti, e una “valutativa” per discutere e selezionare le proposte che saranno oggetto dei futuri incontri.

Un incontro orizzontale voluto per rimanere in linea con quanto annunciato lo scorso ottobre alla presentazione del progetto al T-Hotel di Cagliari, ovvero di mettere in atto una fase preliminare di ascolto della società sarda, per rimarcare il fatto che nessun cambiamento è possibile senza la partecipazione diretta e il contributo dal basso dei cittadini.

Per le info sull’evento scrivere a: mesanatzionale@gmail.com

Dallo Statuto Autonomistico alla Costituzione dei Sardi

13 February 2017

Resoconto del convegno organizzato dall’insieme di movimenti e associazioni che compongono l’Alternativa Natzionale a Sassari lo scorso 11 febbraio

Sala gremita dalla mattina fino a sera all’ex convento del Carmine a Sassari in occasione della giornata dedicata ai “diritti dei sardi nel secolo XXI”. L’evento di studio e dibattito è stato organizzato dalle forze che compongono il progetto dell’Alternativa Natzionale che hanno deciso di dedicare la loro seconda uscita pubblica al tema della riscrittura dello Statuto Autonomistico. Ad avvicendarsi al microfono diversi esponenti del vasto mondo sardista e indipendentista e anche importanti esponenti del panorama intellettuale e accademico sardo. La moderatrice dell’incontro, la scrittrice Daniela Piras, ha introdotto la giornata ricordando due noti attivisti recentemente scomparsi, Graziella Deffenu e Patrizio Carrus, e per loro la sala ha osservato un minuto di silenzio. Daniela Piras ha inoltre sintetizzato il progetto avviato dalle cinque organizzazioni dell’Alternativa Natzionale: un processo di apertura che cerca di fungere da catalizzatore per tutte quelle componenti politiche e culturali della società sarda che hanno al centro delle proprie battaglie gli interessi della Sardegna e del suo popolo; tutti quei soggetti, cioè, che si stanno raccogliendo attorno al riconoscimento del principio dell’autodeterminazione, condizione indispensabile per tracciare un percorso comune. È stato anche ricordato che il progetto dell’Alternativa Natzionale si basa sul riconoscimento di valori comuni e condivisi e sul confronto politico paritario e democratico, mantenendo la porta aperta a tutti coloro che vogliono rendersi protagonisti di questa nuova fase politica.

Ad aprire i lavori l’esponente del Fronte Indipendentista Unidu Cristiano Sabino che ha iniziato il suo ragionamento ricordando come dieci anni fa il Consiglio Regionale della Sardegna si fosse trasversalmente impegnato per avviare un percorso di riforma dello Statuto Autonomistico. «A leggere oggi quelle dichiarazioni – sostiene Sabino – viene da sorridere, perché non si capisce dove sia finita tutta quella grande spinta riformatrice e tutti quegli importanti buoni propositi presi a livello istituzionale dalla massima assemblea dei sardi. In realtà – continua Sabino – sono troppi i punti dello Statuto che non sono mai stati fatti valere, a partire dagli articoli che prevedono la possibilità di programmazione in materia economica e di istruzione, passando per quelli che stabiliscono la competenza di adattare alle proprie esigenze le leggi del Parlamento italiano. Come ha fatto la classe politica italianista a definire se stessa “autonomista” se non ha mai applicato lo Statuto? Ma è pure necessario guardare a quei diritti che nello Statuto non sono presenti come il diritto all’autodeterminazione e i diritti linguistici».
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Sos deretos de sos sardos in su de XXI sèculus. Dae s’Istatutu a sa costitutzione de sos sardos

8 February 2017

Sabato 11 febbraio dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 20:00, a Sassari, presso l’Auditorio EX Convento del Carmine in Corso Umberto 11, i movimenti che aderiscono al progetto “Per l’Alternativa Nazionale” hanno organizzato una giornata di studio e dibattito su un tema che riteniamo strategico per il futuro del popolo sardo: “Sos deretos de sos sardos in su de XXI sèculus. Dae s’Istatutu a sa costitutzione de sos sardos”.

Parlare infatti dello Statuto Autonomistico significa parlare della sua necessaria riforma oggi non più prorogabile e cioè dell’insieme dei diritti politici, economici e sociali di cui il popolo sardo ha bisogno per potere uscire dallo stato di letargia e decadenza in cui attualmente stagna.

Riscrivere lo Statuto dunque è necessario, ma non come fredda operazione calata dall’alto. Riteniamo debba essere un processo democratico basato sulla partecipazione e sul coinvolgimento popolare. Perciò abbiamo organizzato una giornata per iniziare a parlarne invitando le diverse anime del movimento politico sardo che riconoscono il diritto dei sardi all’autodeterminazione. Inoltre abbiamo invitato diversi studiosi che a vario titolo si sono occupati di questo tema.

A seguire il programma:
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Quel che rimane dopo il referendum

6 December 2016

La Sardegna ha detto No. Oltre il 72% dei cittadini sardi ha votato contro la riforma costituzionale anche al fine, come affermato dal Presidente del Consiglio Regionale Ganau, di non vedere limitato o cancellato lo spazio di autonomia, a nostro giudizio storicamente insufficiente a difendere con efficacia gli interessi della nostra Nazione.

Focalizzando la questione sulla nostra terra, il dato politico rilevante è che oggi il presidente Pigliaru, con la sua visione politica e le sue strategie unioniste, ha clamorosamente fallito. La sua sconfitta è ancora più eclatante di quella del suo datore di lavoro Matteo Renzi, già dimessosi dalla carica di primo ministro. Pigliaru e la sua impalpabile Giunta oggi appaiono al popolo sardo come un corpo estraneo, isolati dal contesto sociale in cui dovrebbero governare e vivere, totalmente inadatti a guidare la Nazione sarda.

Non possiamo neanche parlare di un ridimensionamento della forza di un Presidente e di una Giunta che sono stati eletti con il voto di due sardi su dieci e che di fatto non hanno mai rappresentato la comunità sarda. In tal senso le dimissioni del Presidente Pigliaru, così platealmente delegittimato, sarebbero un atto dovuto, un gesto di dignità e responsabilità, ma sappiamo bene che ciò non avverrà. Se c’è una cosa a cui la classe politica sarda unionista è attaccata è la poltrona, la coerenza non è un concetto che rientra nella loro sfera politica.

La domanda che ora dobbiamo porci è quale possa essere il campo d’azione e di proposta delle forze politiche che sono rimaste escluse dalla rappresentanza in Consiglio Regionale da una legge elettorale iniqua.

Così come abbiamo suggerito prima del referendum, a nostro avviso è necessario dare inizio a una fase costituente per la riscrittura dello Statuto sardo che allarghi gli spazi di sovranità su temi cruciali per il nostro futuro come fiscalità, istruzione, energia, politiche sociali e beni culturali. Una Carta Fondamentale dei sardi che allarghi il nostro orizzonte politico fondata su tre principi come il riconoscimento della Nazione sarda, la co-ufficialità della Lingua sarda e delle altre Lingue di Sardegna, nonché il diritto a decidere.

Per questo rinnoviamo l’invito alla massima partecipazione dei soggetti politici nazionali sardi e a tutti i cittadini che oggi hanno preso coscienza dei pericoli legati agli istinti centralisti dello Stato italiano. Riscrivere lo Statuto insieme sarà un atto di unità e di responsabilità nazionale. Cambiare lo Statuto per cambiare la Sardegna può e deve essere il nostro obiettivo storico, la nostra missione, la strada comune verso la piena emancipazione politica, economica e sociale del popolo sardo.

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Cussu chi abarrat pustis de su referendum

Sa Sardigna at naradu Nono. Prus de su 72% de is tzitadinos sardos at votadu contra a sa reforma costitutzionale fintzas cun sa punna, comente at naradu su Presidente de su Consìgiu Regionale Ganau, de non bìdere limitadu o cantzelladu s’ispàtziu de autonomia, a bisura nostra non sufitziente a amparare in manera bona is interessos de sa Natzione nostra.

Donende atentu a sa chistione a pitzus de sa terra nostra, su datu polìticu prus importante est ca oe su presidente Pigliaru, cun sa bisione polìtica sua e is istrategias unionistas suas, at faddidu in manera ispantosa. Sa derrota est galu prus manna de cussa de su mere de traballu suo Matteo Renzi, chi s’est giai dimìtidu dae primu ministru. Pigliaru e sa Giunta sua lèbia-lèbia oe parent a su pòpulu sardu che unu corpus istràngiu, isulados dae su cuntestu sotziale chi diat a dèpere guvernare e bìvere, bonos pro nudda a ghiare sa Natzione Sarda.

Non podimus nemmancu chistionare de unu minimamentu de sa fortza de unu Presidente e de una Giunta chi sunt istados eletos cun su votu de duos sardos intre deghe e chi de fatu no ant mai rapresentadu sa comunidade sarda. In custu sentidu is dimissiones de su Presidente Pigliaru, aici craramente isbirgongiadu, diant a èssere un’atu obligadu, unu gestu de dignidade e de responsabilidade, ma ischimus bene chi costu no at a acontèssere. Si b’est una cosa chi sa classe polìtica sarda unionista est apoddada, cussa est sa cadira, sa coerèntzia no est unu cuntzetu chi torrat in sa manera issoro de fàghere polìtica.

Sa pregonta chi nos depimus pònnere est cale potzat èssere su campu de atzione e de proposta de is fortzas polìticas chi sunt abarradas in foras dae sa rapresentàntzia in Consìgiu Regionale dae una lege eletorale isballiada.

Aici comente amus consigiadu antis de su referendum, pro nois est pretzisu cumintzare una fase costituente pro torrare a iscrìere s’Istatutu sardu chi ammànniet is ispàtzios de soberania a pitzus de temas fundamentales che a sa fiscalidade, s’istrutzione, s’energia, is polìticas sotziales e is benes culturales. Una Carta Fundamentale de is sardos chi abèrgiat s’orizonte polìticu nostru a pesada a pitzus de tres printzìpios che a su reconnoschimentu da sa Natzione Sarda, sa co-ufitzialidade de sa Limba sarda e de is àteras Limbas de Sardigna, e su deretu a seberare.

Pro custu torramus a cumbidare a sa partetzipatzione màssima totus is sugetos polìticos natzionales sardos e a totus is tzitadinos chi oe ant pigadu cussèntzia de is perìgulos chi benint dae su tzentralismu de s’Istadu italianu. Torrare a iscrìere s’Istatutu impare at a èssere un’atu de unidade e de responsabilidade natzionale. Cambiare s’Istatutu pro mudare sa Sardigna podet e depet èssere s’obietivu istòricu nostru, sa missione nostra, sa carrera comuna cara a s’emantzipatzione polìtica, econòmica e sotziale prena de su pòpulu sardu.

Riscriviamo lo Statuto dei Sardi. Insieme.

29 November 2016

Progetu Repùblica de Sardigna lascia libertà di scelta ai propri tesserati per il referendum del 4 dicembre 2016.

Finché il Popolo Sardo continuerà a farsi rappresentare dai partiti italiani o da movimenti politici locali che hanno assimilato il modus operandi affaristico e subalterno del periodo autonomistico, nulla potrà mai cambiare nella condizione di sottosviluppo funzionale agli interessi Italiani.

Non è stata la “Costituzione più bella del mondo” a salvare l’Isola dagli scempi di uno sviluppo industriale di matrice coloniale, così come dall’occupazione militare della terra e del mare sardo per i giochi di guerra, né – la stessa Costituzione – ha impedito che la Sardegna diventasse una delle regioni più povere d’Europa, con i più alti tassi di spopolamento, dispersione scolastica e disoccupazione.

Progetu Repùblica rispetta la scelta di coloro che voteranno contro la riforma al fine di non vedere ulteriormente ridotto lo spazio di autonomia dalla revisione del Titolo V. Tuttavia prende atto con rammarico che anche Partiti che si definiscono indipendentisti hanno seguito lo schema della propaganda unionista, appiattiti sulle posizioni italiane contrarie alla riforma, nonché incapaci di rilanciare un imprescindibile dibattito sulla riscrittura dello Statuto Sardo.

A tal proposito si ritiene indispensabile per il futuro della Sardegna che – qualunque sia il risultato che le urne consegneranno – dal 5 dicembre si dia prontamente inizio ad una Fase Costituente per la riscrittura dello Statuto Sardo, ormai inadeguato alle esigenze attuali. Attraverso un processo partecipato che dovrà coinvolgere i cittadini nell’aggiornamento della Carta Fondamentale dei sardi, sarà necessario ridefinire i rapporti con lo Stato italiano e ampliare le competenze dell’Isola in tema di fiscalità, istruzione, energia, welfare e beni culturali. Uno Statuto che dia dignità al Popolo sardo, basato su tre principi irrinunciabili:

  • il riconoscimento della Nazione Sarda;
  • la co-ufficialità della lingua sarda e delle altre lingue di Sardegna;
  • il diritto a decidere (autodeterminazione nazionale).

Per questo storico quanto ineludibile obiettivo, Progetu Repùblica de Sardigna invita i rappresentanti dei Partiti Nazionali (autonomisti, sovranisti e indipendentisti), gli intellettuali isolani e tutti i sardi alla pianificazione di un percorso partecipato per la riscrittura dello Statuto della Sardegna, in modo che dai quattro angoli dell’Isola giunga fino al Consiglio Regionale la volontà popolare di un nuovo corso politico, sociale ed economico della Nazione Sarda.

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TORRAMUS A ISCRÌERE S’ISTATUTU DE IS SARDOS. IMPARE.

Progetu Repùblica de Sardigna lassat libertade de sèberu a is tesserados suos pro su referendum de su 4 de Nadale 2016.

Fintzas a cando su Pòpulu Sardu at a sighire a si fàghere rapresentare dae is partidos italianos o dae is movimentos polìticos locales chi ant fatu issoro sa manera de fàghere afarìstica e subalterna de su perìodu autonomìsticu, nudda at a pòdere cambiare in sa cunditzione de suta-isvilupu chi faghet is interessos italianos.

No est istada sa “Costitutzione prus bella de su mundu” a sarvare s’ìsula dae is dannos de un’isvilupu industriale de matritze coloniale, aici comente dae s’ocupatzione militare de sa terra e de su mare sardos pro is giogos de gherra, e nemmancu – sa Costitutzione etotu – at impedidu chi sa Sardigna si torressit a una de is regiones prus pòberas de s’Europa, cun is tassos prus artos de ispopolamentu, isbandonu iscolàsticu e disimpreu.

Progetu Repùblica rispetat s’issèberu de cussos chi ant a votare contra sa riforma cun sa punna de non bìdere minimare ancora de prus s’ispàtziu de autonomia dae sa modìfica de su Tìtulu V. A dolu mannu, però, bidimus chi fintzas is Partidos chi si narant indipendentistas ant sighidu s’ischema de sa propaganda unionista, alladiados a pitzus de is positziones italianas contràrias a sa reforma, e non sunt istadas bonas a torrare a abèrrere sa dibata a pitzus de s’iscritura de unu Istatutu Sardu nou.

A pitzus de custa chistione pensamus chi siat indispensàbile pro su benidore de sa Sardigna – cale si bògiat chi siat su resurtadu chi is urnas s’ant a donare – dae su 5 de su Mese de Idas si donet a lestru s’incumintzu a una Fase Costituente pro torrare a iscrìere s’Istatutu Sardu, oramai inadeguadu a sas esigèntzias de oe. Pro mèdiu de unu protzessu partetzipadu chi at a dèpere pònnere impare is tzitadinos in s’annoamentu da sa Carta Fundamentale de is sardos, at a èssere netzessàriu torrare a definire is raportos cun s’Istadu italianu e ammanniare is cumpetèntzias de s’Ìsula in tema de fiscalidade, istrutzione, energia, welfare e benes culturales. Un’Istatutu chi donet dignidade a su Pòpulu sardu, fundadu a pitzus de tres printzìpios non renuntziàbiles:

  • su reconnoschimentu de sa Natzione Sarda;
  • sa co-ufitzialidade de sa limba sarda e de is àteras limbas de Sardigna;
  • su deretu a seberare (autodeterminatzione natzionale).

Pro custu obietivu istòricu, Progetu Repùblica de Sardigna cumbidat is rapresentantes de is Partidos Natzionales (autonomistas, soberanistas e indipendentistas) e is intelletuales isulanos pro sa pianificatzione de unu percursu partetzipadu pro torrare a iscrìere s’Istatutu de sa Sardigna, de manera chi dae cada giassu de s’Ìsula lompat fintzas a su Cussìgiu Regionale sa boluntade de unu cursu polìticu, sotziale e econòmicu nou de sa Natzione Sarda.