di Corrado Putzu e del Tzentru Istùdios Fiscalidade, Creditu e Contabilidade Pùblica

Martedì 6 settembre 2011, un giorno da ricordare nella storia dell’autonomismo sardo:

“La Prima Commissione (Autonomia), presieduta dall’on. Pietro Pittalis (Pdl), ha licenziato all’unanimità, con il voto di astensione dell’on. Franco Cuccureddu (capogruppo del gruppo Misto), il testo che prevede la riduzione dei consiglieri regionali da 80 a 50.”

Componenti della Commissione:
On. Gian Vittorio CAMPUS
On. Michele COSSA
On. Angelo Francesco CUCCUREDDU
On. Antonio PITEA
On. Giacomo SANNA
On. Gian Valerio SANNA
On. Renato SORU
On. Edoardo TOCCO

Presidente: On. Pietro Pittalis; Vice: On. Tarcisio Agus;
Segretari: On. Gabriella Greco, On. Giulio Steri;

Il Presidente della Regione On. Ugo Cappellacci dichiara: “Oggi c’è stato il via libera da parte della Commissione Autonoma alla riduzione del numero dei consiglieri regionali. Questo vuole essere un segnale forte, significativo e di grande responsabilità.”

Qualcuno potrebbe dire che in fondo si è dato un taglio ai costi della politica, necessario per il momento di crisi vissuto dall’economia, ma a mio parere si è dato un taglio alla democrazia e alla rappresentanza delle varie comunità sarde, nel massimo organo legislativo di cui attualmente disponiamo come regione dell’Italia.
Noi sappiamo che gli attuali 80 consiglieri regionali percepiscono un emolumento pari a circa 12.000 euro netti, quasi il doppio di un parlamentare francese o tedesco. Per guardare ad un paese che ha un reddito pro capite simile a quello sardo, il Portogallo, si tratta del triplo.

Ma l’Autonomismo parla di acquisire maggiori sovranità e quindi si confronta anche con i piccoli paesi europei d’indipendenza più o meno recente. Come hanno deciso di organizzarsi questi paesi? Di quanti deputati dispongono? Quanto guadagnano i loro parlamentari?

Qui di seguito un piccolo schema di questi paesi dove sono indicati gli abitanti, il pil pro-capite, la numerosità dei rispettivi parlamenti, e lo stipendio dei parlamentari(netto):

Paese Abitanti (in milioni) Pil pro-capite (€) Parlamento Stipendio parlamentari (€)
Estonia 1,4 12.563 € (2009) 101 23.064 € (2005)
Slovenia 2 29.574 € (2008) 130 50.400 € (2005)
Lettonia 2,4 12.144 € (2008) 100 12.900 € (2005)
Lituania 3,3 13.472 € (2008) 141 14.196 € (2005)
Malta 0,4 17019 € (2008) 65 15.768 € (2005)
Irlanda 4,5 29.898 € (2008) 226 82.065,96 (2005)
Sardegna 1,6 15.895 € (2009) 80 (50) 150.000 € (2010)

Questi dati , seppur con qualche distanza temporale, riassumono bene quale è la situazione della rappresentanza politica Sarda nei confronti di ciò che producono altre piccole realtà europee in questo momento.
Il primo dato che salta agli occhi è chiaramente lo stipendio dei nostri consiglieri, che gli conferisce uno status di gran lunga superiore ai loro colleghi, che tra l’altro rappresentano Stati, e non regioni. Il secondo riguarda la numerosità dei parlamenti, per la quale con 80 siamo appena sopra Malta ma dietro tutti gli altri, e diciamo che per rimanere in media dovremmo stare almeno sugli 80.

Questo rudimentale studio comparato vuole dimostrare come i nostri politici “autonomisti” che spesso abbozzano parole come sovranità, nazione sarda, se non addirittura indipendenza, pur di non rinunciare ai privilegi che lo status da consiglieri regionali gli conferisce, sono stati pronti a vendere quote di democrazia rappresentativa, molto grave anche per chi non ha ideali indipendentisti come chi scrive.

Dovrebbero adeguarsi a standard europei di status da parlamentari, e su questo ricordo che ora gli eurodeputati non avranno più gli stipendi pagati secondo quelli dei rispettivi parlamenti nazionali, in quanto lo Statuto dell’Unione Europea prevede che “”il salario di un deputato corrisponda al 38,5% di quello di un giudice della Corte di Giustizia Europeo. Ovvero 7.655 € lordi“.

Ve lo immaginate? Neanche 5.000 euro netti? E per fare gli eurodeputati non i consiglieri regionali sardi!!! Molto meglio essere rappresentati dallo Stato Italiano che ci permette di vivere da nababbi in una delle sue regioni più povere. E visto che bisogna spendere meno andiamo sul numero, tanto chi se ne accorge di 30 consiglieri in meno, qualche comunità che non ne ha mai visto uno? Tra posti di sottogoverno e altro ci occuperemo dei trombati, molti sono già in età da vitalizio, qualcosa da fare gliela troveremo.

In pratica l’autonomismo sardo taglia la democrazia, e non con esponenti qualsiasi, perchè parliamo dell’On. Renato Soru, indiscusso leader del centrosinistra sardo e probabile futuro candidato presidente. Giacomo Sanna, presidente del partito sardo d’azione, che nel suo statuto contiene la parola indipendenza, ma magari non se n’è accorto. On. Ugo Cappellacci, attuale presidente della regione, che parla di autonomia e del fatto che non c’è abbastanza Sardegna nella politica italiana. Non fa parte della commissione autonomia ma si compiace della decisione presa con grande senso di responsabilità.

Ma quanta Italia c’è nella politica sarda?
Cos’è l’autonomismo? Cos’è questa idea d’indipendenza che viene fuori da ambienti vicini al PD e al PDL, che però poi stanno zitti di fronte a questo provvedimento che ci riporta al rango di grande Provincia?

Per quale motivo il Consiglio Regionale sceglie di privaci di quote di rappresentanza dalla prossima legislatura, quando potrebbe decidere autonomamente di costarci molto meno già tra qualche mese, meno che tagliando 30 consiglieri, semplicemente adattandosi agli standard europei per il loro settore? A voi la risposta.

Fonti:
www.consregsardegna.it;
www.corriere.it;
www.wikipedia.it

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