del Gruppo Consiliare Progetu Repùblica Aristanis

Una scuola sarda parificata, questo è l’obiettivo che il convegno “Faghimus s’Iscola Sarda”- organizzato dagli attivisti/e di Progetu Repùblica Aristanis lo scorso 17 novembre ad Oristano ha focalizzato e messo in evidenza.

La sala dell’Hospitalis ha accolto un pubblico attento e numeroso, dove si è discusso sulla necessità di offrire ai giovani sardi uno strumento di formazione che abbia il suo baricentro nella storia, nella cultura e nella lingua sarda. Numerosi i relatori che hanno dato il loro prezioso contributo: Nicola Cantalupo (resp. Lingua e cultura ProgReS), Francesco Casula (giornalista,studioso di storia, lingua e letteratura sarda), Francesco Cheratzu (Editore Condaghes), Tore Cubeddu (Ufitziu limba sarda), Antonello Garau (Docente lingua sarda), Maurizio Onnis (scrittore di libri scolastici), Mario Puddu (docente lingua sarda e autore di dizionario sardo).

Tutti loro, nei vari interventi ricchi di opinioni ed esperienza, hanno sottolineato l’impossibilità di integrare il nostro sapere e la nostra cultura in un’istituzione come la scuola pubblica italiana, oramai inadeguata ad affrontare le sfide e i parametri che l’Europa e il mondo richiedono alle istituzioni formative. Il problema di fondo è che la scuola pubblica in Sardegna è incompatibile alle nostre attuali necessità. Una scuola pubblica che non ammette la pluralità è una scuola senza futuro. L’esigenza che è emersa è che politici, intellettuali, istituzioni e cittadini sardi lavorino insieme per fraigare (costruire) una scuola sarda che fornisca ai giovani strumenti adeguati e una consapevolezza capace di invertire il trend (negli ultimi anni di nuovo in crescita) sull’abbandono scolastico, che vede la Sardegna tristemente protagonista in Europa.

Qual è l’origine di questo male? Probabilmente i nostri falsi processi di identificazione collettiva alla nazione Italia, che di fatto hanno cancellato la nostra cultura e la nostra memoria storica oltre che dalla nostra mente dai libri di testo scolastici. Senza dimenticare l’irrisolta questione linguistica, anch’essa legata all’abbandono scolastico, marginalizzata e ghettizzata in maniera a dir poco criminale. Tuttavia le responsabilità politiche di questo disastro pur essendo chiare e attribuibili alla classe dirigente unionista/autonomista non sono state sollevate; nel corso del convegno si è voluto trovare un punto di condivisione e di partenza che coinvolga tutti gli attori locali e sia capace di dare luogo in breve tempo ad un progetto vero e proprio. Affinché si creino i presupposti per una scuola multilingue, moderna e plurale adatta ai nostri giorni. Un percorso di studi che parta dalla nostra terra e dalla nostra cultura di cui la lingua sarda ne è espressione, affinché ogni studente possa trovare collocazione in una società che vada oltre il perimetro geografico isolano sardo e ancor di più oltre il limite geografico e istituzionale italiano. Una scuola multi-culturale, che abbatta il tasso di abbandono scolastico, che diffonda conoscenza e dignità e che promuova nuovi diritti di cittadinanza. Il percorso di studi partirà dalla Sardegna, racconterà la storia dei sardi vista da noi stessi (e non da altri). Solo una scuola sarda sarà in grado di rendere il popolo sardo di nuovo artefice del proprio futuro.

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