di Franco Contu
Segretario Nazionale di ProgReS Progetu Repùblica

Il 20 aprile scorso più di cinquecento fra uomini, donne e bambini, si sono mobilitati per la Marcia della Terra, un’iniziativa fortemente simbolica, che volutamente richiamava il sogno di un piccolo grande uomo che con la forza dell’amore ha portato un grande nazione come l’India a ritrovare il rispetto di sé e liberarsi dal giogo e dalla sudditanza politica ed economica imposta dagli inglesi. Cinquecento uomini e donne libere che con un pugno di terra raccolto nella propria comunità hanno voluto dare un segnale, non solo alla comunità di Arborea, ma per sostenere la battaglia comune che porterà tutta la nazione sarda a prendere in mano il proprio destino.

Oggi siamo ancora qui, questa volta per fare un atto concreto come l’albero che è qui fuori e pianteremo oggi, forte, bellissimo e che tutti possono condividere grazie agli strumenti del web, che amplificano le nostre voci. Non siamo qui per dire un semplice NO alla Saras, e non siamo qui per dire semplicemente che questo territorio ha già deciso quale futuro e dote intende lasciare ai propri figli e nipoti. Non siamo qui per salvare questo o quell’orticello e sicuramente non siamo qui per farci dire che il fabbisogno di gas metano è decisamente inferiore a quanto l’Italia produce, non ci interessa.

Siamo qui per chiarire con forza e determinazione che le soluzioni ai problemi di questa nostra terra passano attraverso processi decisionali comuni e partecipati, che le scelte politiche prese oggi influenzano i prossimi venti o trent’anni, così come in passato altre scelte scellerate hanno portato terribili effetti che oggi vediamo e respiriamo tutti i giorni, e chi abita vicino alla raffineria o alle aree industriali sparse da nord a sud sa a cosa mi riferisco. Siamo qui per dire che la classe politica regionale di destra e di sinistra, fatta eccezione per gli amministratori locali che difendono le loro comunità, ha perso il suo naturale ruolo di garante della cosa pubblica.

Voi, che riempite questa sala, siete la dimostrazione che di quella classe politica si può fare a meno, che questa politica fatta di deleghe non solo è fallibile, ma risulta essere spesso complice degli interessi privati di pochi, a discapito di tutti gli altri. Pigrizia, ignoranza, malafede, tante possono essere le cause, fatto sta che il fallimento di questo sistema politico è sotto gli occhi di tutti. Fermare questo progetto è forse la cosa più importante che si possa fare oggi per la nostra terra e per la futura Repubblica di Sardegna che abbiamo in animo di costruire. Serve un segnale, un cambio di rotta rispetto agli ultimi sessant’anni di decisioni prese altrove e calate sulle nostre teste, sulle nostre spalle, sui nostri cari che vanno via o che se ne sono già andati. Ma non basta.

La nostra terra sta soffrendo. La Sardegna piange perché e’ stata riempita di rifiuti, di scorie, di morte quindi non basta dire NO.

Ad Arborea dico, urlate «Non basta!», pretendete le bonifiche per i vostri figli e non solo per la qualità del vostro prodotto.

Alla Saras dico, fate di più, bonificate e salvatevi l’anima, ne avete solo una e non la potrete vendere ai russi.

Alla Sardegna dico, aspettaci madre, ci faremo perdonare.

Cumentos

cumentos